CENTRALE ESPLOSA NEL CONNECTICUT, LA PAURA ARRIVA FINO IN SICILIA(9Colonne) -Roma, 8 feb - È paura dal Connecticut fino alla Sicilia, per l’esplosione nella centrale a energia pulita ancora in collaudo che nella cittadina di Middletown, contea di Middlesex: nelle prossime ore potrebbe crescere il numero delle vittime (50, secondo qualche previsione), a causa dei numerosi operai tuttora dispersi. La notizia dell’esplosione è rimbalzata velocemente dagli Usa all’Italia, in particolare nell’isola, perché Middletown dal 1982 è gemellata con il paese di Melilli, in provincia di Siracusa: una ‘amicizia’ nata anche in virtù del forte flusso di emigrazione che in particolare a cavallo delle due guerre mondiali ha portato alla nascita di una vera e propria comunità siciliana nel Middlesex: secondo i dati Istat, nel 1921 Melilli contava 8661 abitanti, che nel decennio successivo scesero rapidamente a poco più di 5700 proprio a causa delle partenze per il ‘Nuovo Mondo’, per tornare sopra la soglia dei 6000 solo negli anni Cinquanta: si calcola che ormai un terzo degli oltre 47mila abitanti di Middletown sia costituita da discendenti melillesi di terza o quarta generazione. Non è un caso allora che il sindaco di Middletown, che stamattina ha spiegato che “non sappiamo esattamente quanti operai si trovavano nell'impianto al momento dell'esplosione, questo rende difficile il bilancio definitivo", si chiami Sebastian Giuliano e sia chiaramente un "italian-american", né che il principale partner del progetto della centrale (costata un miliardo di dollari, e che era ormai pronta per il 96%) sia un certo William Corvo, un passato da consigliere comunale di Middletown e radici siciliani doc: il padre, Max, è riconosciuto come uno dei grandi protagonisti della prima ondata di sbarchi dal Meditteraneo di Melilli all’Atlantico del Connecticut. Così come non è un caso che lo stesso sindaco di Melilli Giuseppe Sorbello abbia egli stesso lontani parenti a Middletown i quali, già contattati, avrebbero parlato di un “paese in autentico subbuglio”. Dunque, l’incidente ha subito messo in moto anche la macchina organizzativa dell’Unità di Crisi della Farnesina: per verificare se nell’esplosione siano rimasti coinvolti anche cittadini italiani il Consolato italiano, tramite il ministero degli Esteri e l’ambasciata di Washington si è immediatamente messo in contatto con la polizia locale con il vicegovernatore Michael Fedele. Anche lui di chiare origini italiane. (Sis)
(© 9Colonne - citare la fonte) |
![]() |

