I commercianti non riescono a scrollarsi di dosso l'onda lunga della crisi. È questa l'impressione che emerge leggendo i dati delle inchieste Isae sulla fiducia delle imprese. Mentre nel mese di luglio l'indice che sintetizza il "clima" e le aspettative degli imprenditori sale (a 98,3 da 96,3 dello scorso mese, tre punti sopra la media dell'anno) per la manifattura, nei servizi di mercato (a 98,9 da 95,5 di giugno) e, per quanto riguarda il mese di giugno, anche per il settore delle costruzioni (da 71,5 a 72,8), il commercio evidenzia un significativo peggioramento. L'indicatore, considerato al netto della componente stagionale, scende infatti da 103 a 99,4, portandosi sui livelli minimi dall'ottobre dello scorso anno. L'evoluzione, secondo l'Isae, "è imputabile, in particolare, a opinioni più sfavorevoli sulle vendite correnti e future; in nuovo accumulo è giudicato, inoltre, il livello delle giacenze". A luglio in un quadro caratterizzato da un forte allentarsi delle tensioni inflazionistiche, le aspettative a breve delle imprese commerciali indicano un minor ottimismo circa l'evoluzione delle vendite e, seppure in misura più lieve, degli ordini. Stabili, al contrario, si confermano le attese sul livello dell'occupazione. Guardando, in particolare, ai saldi destagionalizzati delle variabili, quello relativo alla dinamica inflazionistica scende da 2 a -3, raggiungendo il minimo storico; quello relativo alle vendite future si ridimensiona da 16 a 10; quello relativo agli ordini scivola da -8 a -9 e, infine, quello relativo al livello dell'occupazione si conferma pari a 2. Disaggregando i dati per tipologia di vendita, gli operatori di entrambi i canali (grande distribuzione e negozi "tradizionali") distributivi si attendono in diminuzione il volume delle vendite e in rallentamento la dinamica inflazionistica. Il saldo destagionalizzato della prima variabile si ridimensiona da 25 (in giugno) a 18, nella grande distribuzione e da 8 a 1 in quella tradizionale; quello relativo alla seconda peggiora da -3 a -7, portandosi sui minimi storici, nella distribuzione "moderna" e scende da 6 a 1, sui minimi dal gennaio 2009, in quella tradizionale. Le informazioni non appaiono omogenee, al contrario, per quel che riguarda le aspettative sugli ordini e sull'occupazione. Più nel dettaglio, il volume degli ordini è atteso in riduzione dagli operatori della distribuzione "moderna" (con riferimento ai quali il saldo destagionalizzato della variabile scende da 2 a -1), ma recupera in quella tradizionale (-15, da -18); l'occupazione è attesa in aumento dai commercianti della grande distribuzione (il saldo destagionalizzato della variabile risulta pari a 4, era 3 in giugno), ma in diminuzione dai colleghi del circuito tradizionale (per i quali il saldo, anch'esso destagionalizzato, perde infatti da 1 a -1). (Red)