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EN MARCHE: VOMITEVOLE? DETTO A CALDO

EN MARCHE: VOMITEVOLE? DETTO A CALDO

"Non ho nulla contro l'Italia, forse ho usato una parola sbagliata ma è stata una reazione a caldo, vedendo quello che stava succedendo”. Lo afferma Gabriel Attal, portavoce del movimento La République En Marche, in una intervista a Repubblica, parlando del suo aggettivo “vomitevole” usato per commentare il comportamento del governo italiano sulla gestione della nave dei migranti. Il deputato macroniano - che parla italiano avendo lavorato per due anni a Villa Medici, a Roma, aggiunge: “Al di là del termine usato, volevo esprimere il mio shock per una decisione che mette in gioco le vite di donne e uomini”, “ho parlato innanzitutto pensando alle persone a bordo dell'Aquarius e sentendo che un ministro aveva gridato vittoria davanti una situazione umanitaria grave. Non penso ci siano vincitori in una situazione del genere”. E commenta anche le accuse di di "cinismo" e "irresponsabilità" del governo italiano mosse dal portavoce del sgoverno Macron: “È irresponsabile strumentalizzare politicamente il destino di una nave di migranti. Siamo in un momento di tensione forte. Il problema non si risolve in un giorno. Possiamo andare avanti per trovare una soluzione solo se resteremo uniti. Macron ne è consapevole, ha fatto diverse proposte di riforme europee per aiutare I’Italia”. Ammette comunque che “è evidente che c'è in Italia un'esasperazione legata all'incapacità del l'Ue di rispondere ai problemi dei flussi migratori”. E sulla posizione della Francia precisa: “Ho passato una giornata alla frontiera tra Mentore e Ventimiglia e ho constatato quanto sia drammatica la situazione per entrambi i Paesi. Le autorità francesi spiegano che, se la frontiera fosse aperta, probabilmente ci sarebbero ancora più migranti che tentano la traversata per poi andare verso la Gran Bretagna. Chiudere la frontiera è anche un modo di lanciare un messaggio per evitare di aumentare gli sbarchi. Non voglio dire che sia una situazione soddisfacente. La soluzione si troverà solo a livello europeo” ma “la Francia è anche il Paese che fa di più nel Sahel con un dispositivo sul posto per esaminare le richieste di asilo”. (13 giu - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)