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'No euro', lo slogan
che non risuona più

'No euro', lo slogan <br> che non risuona più

di Paolo Pagliaro

(17 dicembre 2018) Gli slogan “Prima gli italiani” e “no euro” sono stati i perni su cui Salvini ha costruita la sua fortuna elettorale.  Ma mentre il primo slogan è ancora una moneta spendibile, strumento di mobilitazione e fonte di consenso, il secondo sembra sparito dal radar della propaganda. Nessuno più ricorda che dieci mesi fa nel programma elettorale della Lega, a pagina 9, si individuava nella moneta unica la principale causa del nostro declino economico e si proponeva – testualmente - di avviare un percorso per uscirne.  Chi difende l’euro è un cretino, amava riassumere Salvini.

Poi qualcosa deve avergli fatto cambiare idea, dato che della questione non si parla più nonostante la qualificata pattuglia di economisti no euro che la Lega ha portato in parlamento e al governo.

Meglio così. Sabato, parlando alla Scuola Sant’Anna di Pisa, il presidente della Bce Mario Draghi ha ricordato come non sia affatto vero che i nostri problemi siano nati con l’euro. Dal varo dello SME nel 1979 alla crisi del 1992 la lira venne svalutata 7 volte rispetto al marco, perdendo circa la metà del suo valore rispetto alla valuta tedesca. Ma la flessibilità dei tassi di cambio non portò grandi benefici alla nostra economia mentre l’inflazione al consumo toccò cumulativamente il 223% contro il 103% dei futuri paesi dell’area euro.  Fra il 1990 e il 1999, prima dell’introduzione dell’euro, l’Italia registrava il più basso tasso di crescita rispetto agli altri paesi. E andando indietro nel tempo, la crescita degli anni ’80 fu presa a prestito dal futuro, cioè grazie al debito lasciato sulle spalle di chi sarebbe venuto dopo. I nostri problemi sono iniziati quindi molti anni prima della nascita dell’euro e la notizia è che ora forse ne ha preso atto anche Salvini.

(© 9Colonne - citare la fonte)