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Riforma delle Regioni
una bomba a orologeria

Riforma delle Regioni <br> una bomba a orologeria

di Paolo Pagliaro

(7 febbraio 2019) Ha nomi apparentemente asettici – regionalismo differenziato, autonomia rafforzata – ma è in realtà una bomba a orologeria, una riforma che cambierà radicalmente gli assetti dello stato e che secondo i critici ne metterà a rischio la coesione. Cristallizzando e accentuando le disuguaglianze tra Nord e Sud.
Il prossimo 15 febbraio i presidenti di Emilia Romagna, Lombardia e Veneto incontreranno il presidente del Consiglio per riprendere il confronto sul provvedimento di attuazione dell’art. 116 della Costituzione che attribuisce alle Regioni “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”. Stabilita l’intesa, il Governo formulerà il disegno di legge che dovrà essere quindi approvato dalle Camere con maggioranza assoluta. Dovrebbe uscirne un insieme di norme per cui Emilia, Lombardia e Veneto aumenteranno le loro competenze in diversi settori - come istruzione, sanità, lavoro e ambiente - potendo trattenere per sé buona parte del gettito fiscale.
L’economista Gianfranco Viesti ha parlato di “secessione dei ricchi” dal momento che Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna da sole producono oltre il 50 per cento del Pil italiano. E’ verosimile che la polemica diventerà rovente quando - fra pochi giorni - sarà finalmente chiaro chi dovrà rinunciare a che cosa, visto che i fondi per il regionalismo rafforzato verranno sottratti alle casse dello Stato.
Per la Lega si tratta del coronamento di una battaglia storica. Il dividendo politico che il Movimento 5 Stelle incassa nel Sud grazie al reddito di cittadinanza, rischia invece di essere eroso se non annullato da una riforma da cui proprio il Sud verrebbe fortemente penalizzato. Non è difficile prevedere che sarà questo il tema su cui, anche all’interno del governo, ci si scontrerà nelle prossime settimane.

(© 9Colonne - citare la fonte)