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MARO’, MOGLIE LATORRE:
“NOI CARNE DA MACELLO”

MARO’, MOGLIE LATORRE: <BR> “NOI CARNE DA MACELLO”

Un incubo che sta per chiudersi. “Lo spero. Voglio crederlo. Ma ne dubito”. Lo afferma, in una intervista al Corriere della Sera, Paola Moschetti (A SINISTRA NELLA FOTO), moglie di Massimiliano Latorre, il marò per il quale si annuncia la fine della vicenda giudiziaria che lo ha visto coinvolto insieme al collega Salvatore Girone. “È troppo presto per la fiducia – afferma -. La speranza non mi ha mai abbandonato, questo sì, anche nei momenti più bui. Ma la fiducia è un'altra cosa, e io ancora non ne ho. Perché dopo nove anni e mezzo di tribolazioni mi sento come una bambina che deve imparare a camminare e ha paura di cadere. Se per me è così, figuriamoci per Massimiliano. Per lui è ancora peggio, le sue ferite sono ancora più profonde e tutt'ora aperte”. Teme che non possano rimarginarsi, anche se l'esito giudiziario della vicenda sarà quindi favorevole… “Ho questo timore. Anche perché da quando Massimiliano è stato colpito da un ictus, nel 2014, non ha potuto opporre la stessa resistenza psicofisica a una situazione assurda che ci ha travolti e stremati”. E conferma le sue parole dopo la notizia della chiusura del caso davanti alla Corte Suprema Indiana: “Per la politica Italiana siamo stati carne da macello”: “C'è ben poco da aggiungere. Basta guardare le facce di bronzo che presentano questo esito come un successo della politica e della diplomazia italiana”. Ed invitata a commentare il suo interrogativo rilanciato su facebook su cosa abbia pagato lo Stato italiano all'India, essendo i due marò innocenti, e se abbia voluto intendere un riscatto, risponde: “Non lo so. Lo sta dicendo lei. Se è questo ciò che le viene in mente, forse è questa la risposta esatta”. E conclude: “Non riusciamo ancora a non sentire addosso il peso dell'ingiustizia subita in tutti questi anni. Non riusciamo a capire come sia stato possibile considerare Latorre e Girone quasi alla stregua di due pistoleri, quando invece è evidente che siamo di fronte a due militari che hanno agito con lealtà e professionalità al servizio dello Stato italiano” ed “è lo stesso Stato che, con la giustificazione del segreto militare, adesso impone a Latorre e a Girone di tacere e addirittura di non partecipare nemmeno a manifestazioni pubbliche”. (16 GIU / red)

 

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