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MERIDIONE, SOLO IL 16% OTTIMISTA SUL FUTURO

MERIDIONE, SOLO IL 16% OTTIMISTA SUL FUTURO

Il 60% di chi vive nelle regioni del Sud ritiene oggi peggiorata, rispetto a 2 anni fa, la propria situazione economica, che rimane analoga per poco meno di 4 cittadini su dieci. Ma a pesare è soprattutto la diffusa convinzione che il tenore di vita familiare sia destinato a peggiorare nei prossimi anni: lo afferma, con preoccupazione, il 45% dei cittadini. Di fronte ad un progressivo impoverimento della classe media, appena il 16% si dichiara oggi ottimista sul futuro. Sono alcuni dei dati che emergono da una indagine, realizzata per la trasmissione televisiva Otto e Mezzo, dall'Istituto di Ricerche Demopolis sul "sentiment" di chi risiede nel Mezzogiorno. Un terzo degli intervistati ritiene giuste ed appoggia le manifestazioni e le proteste iniziate in Sicilia nelle scorse settimane; il 42% le ritiene condivisibili nelle ragioni, ma non nei metodi. Appena il 20% le giudica sbagliate. La crisi economica ed occupazionale incide in modo considerevole su famiglie ed imprese. A bloccare lo sviluppo, secondo i due terzi degli imprenditori del Mezzogiorno intervistati dall'Istituto Demopolis, è soprattutto la mancanza di coerenti politiche di crescita. Ma pesano anche le lungaggini burocratiche ed i difetti di efficienza delle pubbliche amministrazioni, la carenza di adeguate infrastrutture, i condizionamenti della criminalità organizzata e del racket delle estorsioni. Il 46% segnala infine le difficoltà crescenti nell'accesso al credito e nel rapporto con le banche. Il ritardo strutturale emerge anche dai dati sulla qualità percepita dei servizi essenziali per la vita dei cittadini, che disegnano l'immagine di una profonda e persistente sperequazione tra Sud e Centro Nord del Paese. Meno di un intervistato su 4 si dichiara soddisfatto dei servizi pubblici nel Mezzogiorno. La priorità assoluta di chi vive nel Sud resta l'occupazione, evidenziata dall'84%. Forte è anche la richiesta di una sanità pubblica di qualità in grado di offrire strutture più in linea con gli standard europei; al terzo posto l'esigenza di una effettiva innovazione nella gestione dei rifiuti e di interventi per l'adeguamento del sistema di trasporti e infrastrutture. Il 43% degli intervistati sottolinea l'esigenza di una migliore efficienza nella gestione dei fondi europei. Quanto hanno inciso le risorse comunitarie sullo sviluppo e sulle occasioni di lavoro nelle regioni del Sud? Poco o niente, secondo l'opinione del 67% dei cittadini intervistati dall'Istituto di ricerche diretto da Pietro Vento. Emerge chiara, nell'opinione pubblica meridionale, la convinzione che si sia trattato di investimenti spesso non produttivi ed inefficaci, che poco hanno inciso sull'economia reale e sulla trasformazione socio-economica del Mezzogiorno. Secondo i dati del Ministero della Coesione Territoriale, su oltre 43 miliardi di euro di fondi comunitari e nazionali stanziati per le Regioni Obiettivo Convergenza (Campania, Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata) per il periodo 2007-2013, appena il 14% è stato ad oggi speso: con gravissimi ritardi nella programmazione. Nella percezione del tessuto produttivo, a determinare la ridotta efficacia dei fondi strutturali europei, oltre la lentezza delle P.A., sono anche la mancata individuazione delle reali priorità dei territori, la frammentazione degli interventi, il deficit di informazione e trasparenza sui progetti e sui meccanismi di controllo dei risultati. Irrilevante, secondo il mondo imprenditoriale del Sud, risulta - fra l'altro - l'impatto del Fondo Sociale Europeo sulle dinamiche educative ed occupazionali dei giovani. Per il 75% la formazione professionale si è rivelata del tutto anacronistica e quasi sempre inefficace. In tale scenario, il 62% dei cittadini intervistati da Demopolis ritiene che andare via dalla propria regione, al Centro Nord o all'estero, sia oggi l'unica opportunità di futuro per i giovani del Sud. (pap)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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