Dall’Ucraina al Medio Oriente, passando per Sahel, Corno d’Africa e Balcani, il governo conferma e rimodula il proprio impegno nelle missioni internazionali per il 2026 in uno scenario globale definito “estremamente degradato” e segnato da crisi sempre più interconnesse. È il quadro emerso dalle audizioni dei ministri degli Esteri Antonio Tajani e della Difesa Guido Crosetto davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato sull’esame della delibera missioni. “Il panorama internazionale continua a consegnarci uno scenario estremamente complesso e in continua evoluzione”, ha affermato Crosetto, sottolineando come “instabilità, conflitti e competizione strategica tendono a rafforzarsi reciprocamente”. In questo contesto, ha aggiunto, le missioni internazionali rappresentano “uno strumento essenziale di sicurezza collettiva”, utile a intercettare le minacce “prima che possano produrre conseguenze più gravi e dirette per l’Italia e l’Europa”. Il dispositivo previsto per il 2026 comprende la proroga di 50 missioni e l’avvio di due nuove operazioni bilaterali in Iraq e Somalia, con un impiego complessivo di circa 7.500 militari, 37 assetti navali e 147 aerei. Lo stanziamento si attesta a circa 1,38 miliardi di euro, in calo di quasi il 6% rispetto all’anno precedente. Crosetto ha inoltre indicato la necessità di rendere il sistema “più reattivo e flessibile”, anche attraverso una nuova organizzazione delle missioni per aree geografiche e non più per singole operazioni, con l’obiettivo di semplificare la gestione degli interventi nei diversi teatri di crisi. Sul fronte ucraino, Tajani ha ribadito che “la posizione dell’Italia non è mai cambiata: il sostegno a Kiev resta una priorità del governo”, mentre Crosetto ha definito il conflitto “la più grave escalation di violenza in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale”. Il ministro della Difesa ha richiamato anche il rischio di una rinnovata minaccia nucleare, evocando il ritorno “di scenari che si pensava appartenessero ai libri di storia”. Il governo conferma il sostegno militare, politico ed economico all’Ucraina. Tajani ha annunciato nuovi stanziamenti per 40 milioni di euro destinati alla ricostruzione delle infrastrutture energetiche e alle attività di sminamento, oltre a 50 milioni per il supporto alle famiglie colpite dai bombardamenti. Accanto agli aiuti, resta centrale il sostegno agli sforzi diplomatici, pur in un contesto in cui Mosca non mostra segnali concreti di apertura negoziale.
Ampio spazio anche al Medio Oriente. Tajani ha insistito sulla necessità di “percorrere fino in fondo lo spazio per la diplomazia” nei colloqui tra Stati Uniti e Iran, ribadendo l’obiettivo di evitare un Iran dotato di arma nucleare e di garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Crosetto ha descritto una regione in crescente instabilità, con l’Iran ancora in grado di esercitare pressione militare su Israele e con gli Houthi attivi nel Mar Rosso. Particolare attenzione al Libano, dove l’Italia è presente con la missione Unifil e con la missione bilaterale Mibil. Tajani ha parlato di un “fronte sempre più critico”, chiedendo la cessazione delle operazioni militari israeliane nel sud del Paese e delle azioni di Hezbollah contro i civili. Crosetto ha posto invece il tema del futuro della presenza internazionale dopo la scadenza della risoluzione Onu 1701, sottolineando il lavoro in corso per una nuova missione “con un mandato più efficace”. Prioritaria, per entrambi, la sicurezza del contingente italiano.
Sul conflitto israelo-palestinese, il governo conferma la linea del sostegno umanitario a Gaza e della soluzione dei due Stati. Tajani ha ricordato gli interventi del programma Food for Gaza e le borse di studio per studenti palestinesi in Italia, ribadendo che “Hamas non può avere posto nel futuro Stato palestinese”. Duro anche il passaggio sul ministro israeliano Itamar Ben-Gvir, per il quale Tajani ha chiesto sanzioni europee dopo le dichiarazioni contro gli attivisti della Global Sumud Flotilla. Infine, l’Africa e il fianco sud del Mediterraneo. Crosetto ha indicato Nigeria, Somalia e Mali tra le aree più esposte alla minaccia jihadista, evidenziando anche la crescente presenza di Russia e Cina nel continente. Tajani ha rivendicato la stabilità dei finanziamenti per l’Africa e l’aumento delle risorse per il Medio Oriente, nell’ambito di una cooperazione allo sviluppo che supera 1,7 miliardi di euro. Nel decreto missioni rientrano anche il rafforzamento nel Mediterraneo e nei Balcani occidentali, la sicurezza marittima nel Mar Rosso, il contrasto alle minacce cyber e la protezione dei cittadini italiani all’estero. “Non c’è sicurezza per l’Italia senza stabilità nelle aree di crisi a noi vicine”, ha sintetizzato Tajani. Crosetto ha infine rivendicato il ruolo delle Forze armate: “I nostri militari non sono solo difesa, ma il volto migliore dell’Italia”.
(Sis)
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