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direttore Paolo Pagliaro

COVID-19, NOI VEDIAMO
LA PUNTA DELL’ICEBERG

COVID-19, NOI VEDIAMO <BR> LA PUNTA DELL’ICEBERG

Mentre il mondo si risveglia sulla soglia del mezzo milione di persone infettate ufficialmente dal Coronavirus (ma il dato reale potrebbe essere anche dieci volte superiore) nel nostro Paese per il quarto giorno consecutivo si è registrata una diminuzione dei contagi che, pur non avendo fatto puntare decisamente verso il basso la curva epidemica, può comunque indurre a sperare. Al di là della difficoltà, spiegata a più riprese dagli esperti, di comprendere la reale diffusione del virus, questi dati infatti almeno una risposta certa, e di fondamentale importanza, la stanno fornendo: ovvero che le misure di distanziamento sociale, in primis l’imperativo di restare in casa e isolati dagli altri, funzionano. Se questa di per sé non è la luce in fondo al tunnel che tutti auspichiamo di scorgere, è comunque un’indicazione preziosa per far sì che prima o poi questa luce la si possa vedere. Purtroppo questo dato di fatto non è ancora chiaro a una parte, per quanto minoritaria, dei cittadini, come dimostrano gli ultimi dati del Viminale che parlano di quasi due milioni e mezzo di controlli in tal senso relativamente al periodo dall’11 al 24 marzo che hanno portato alla denuncia di ben 110.626 persone scoperte ad infrangere le disposizioni sullo stato di emergenza sanitaria senza un motivo valido. Per loro adesso scatterà una multa di 200 euro secondo quanto disposto dal decreto governativo pubblicato in Gazzetta Ufficiale che fa sì che la sanzione amministrativa sostituisca la più pesante denuncia per la violazione dell’articolo 650 del codice penale (inosservanza di un provvedimento dell’autorità) e che da ora in poi darà alle forze dell’ordine la facoltà di comminare multe da 400 a 3.000 euro a quanti verranno scoperti a muoversi senza comprovati motivi.

IN ITALIA. “È indispensabile, se vogliamo vedere la curva stabilizzarsi e poi decrescere, mantenere le rigorose indicazioni di distanziamento sociale”, ha ribadito il direttore generale della Protezione Civile, Agostino Miozzo, durante la conferenza per fare il punto della situazione. Miozzo ha letto il bollettino odierno (3.491 positivi, 683 decessi, 1.306 guariti). I numeri totali del contagio, a poco più di un mese dal “paziente zero” di Codogno, danno la dimensione dell’emergenza: 57.521 positivi, 7.503 vittime e 9.362 guariti, che portano i casi in Italia a 74.386, 7.200 in meno della Cina (attualmente a quota 81.661). “Il trend sembra rispondere alle indicazioni, ma se si abbassa la guardia nei confronti di questa forte risposta la curva potrebbe risalire”, sottolinea Miozzo. Un momento delicato anche secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, che ha fissato entro la prossima settimana “il picco e sarà il momento decisivo”, come ha detto stamattina Ranieri Guerra, direttore vicario dell’Oms.

NEL MONDO. Per quanto riguarda i numeri su scala mondiale, questa mattina dietro a Cina (dove però l’epidemia si è di fatto esaurita) e Italia si collocano gli Usa con quasi 70mila casi conclamati e un migliaio di morti.  Nelle ultime ore è stata registrata un'impennata di casi positivi nello Stato di New York: oltre 30 mila, quasi la metà di quelli di tutti gli Usa. I morti sono 285, di cui 192 nella Grande Mela, che è l'area più colpita degli States. Grosse preoccupazioni desta anche la situazione spagnola, dove la velocità di diffusione del Covid-19 lascia sgomenti e che ha portato in una manciata di giorni a contare quasi cinquantamila contagi e più di 3.600 morti. La più colpita è l’area di Madrid, le cui strutture sanitarie stentano a reggere una pressione inimmaginabile. Ma, mano mano che vengono fatti i tamponi sui casi sospetti, i numeri della pandemia aumentano prepotentemente in tutto il mondo. : 37mila casi in Germania, 27mila in Ira, 25mila in Francia, diecimila in Svizzera e più di 9.500 in Gran Bretagna. Il problema, è il mantra dei virologi. È che si tratta solo della punta dell’iceberg. (26 MAR / red)

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