Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

“Tesori dalle terre d’Etruria”, reperti della collezione Passerini

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

“Tesori dalle terre d’Etruria”, reperti della collezione Passerini

Completata la riapertura al pubblico di tutte le sue sedi nella regione, la Direzione regionale musei della Toscana ha inaugurato una nuova mostra al Museo archeologico nazionale di Firenze dal titolo “Tesori dalle terre d’Etruria. La collezione dei conti Passerini, Patrizi di Firenze e Cortona”. Per la prima volta dopo circa 150 anni sarà esposta al pubblico, interamente riunita nei suoi nuclei principali, la collezione archeologica che fu del conte Napoleone Passerini (1862-1951) e della sua famiglia, in gran parte conservata nei magazzini del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, ora completata da 82 pregiate antichità prevalentemente etrusche e greche, consegnate da una generosa donatrice fiorentina nel 2016 al Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze. Il conte di nobile di stirpe cortonese, figlio del facoltoso Pietro Passerini da Cortona, oltre ad essere agronomo di chiara fama, fondatore e proprietario dell'Istituto Agrario di Scandicci, e aver selezionato la razza Chianina nelle sue fattorie in Val di Chiana, fu appassionato collezionista e fin dall’adolescenza radunò la straordinaria raccolta, in parte ereditata dal padre, promuovendo scavi e acquistando capolavori. La mostra, curata da Mario Iozzo, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze e da Maria Rosaria Luberto, archeologa della Scuola Archeologica Italiana di Atene, con il coordinamento generale di Stefano Casciu, direttore regionale dei Musei della Toscana, espone ben 293 reperti, fra i quali spiccano vasi ateniesi di grande qualità, alcuni con iconografie rarissime, e uno dei più antichi e più importanti vasi etruschi dell’intera produzione a figure rosse, un grande vaso per mescolare l’acqua e il vino utilizzato nei simposi dell’aristocrazia etrusca dell’Ager Clusinus, il territorio dell’antica Chiusi. A questo si affiancano 18 ricordi e cimeli di Napoleone Passerini, tra cui persino la sua pipa personale, gentilmente concessi in prestito dai pronipoti.

ROBOTIZZATI: ESPERIMENTI DI MODA AL WE GIL DI ROMA

Fino al 24 gennaio 2021 il WeGil di Roma, l’hub culturale della Regione Lazio nel quartiere Trastevere, ospita “Robotizzati. Esperimenti di Moda”, la mostra-performance ideata e curata da Stefano Dominella con la direzione artistica di Guillermo Mariotto, promossa dalla Regione Lazio, realizzata da LAZIOcrea e con il patrocinio di Unindustria - Unione degli Industriali e delle Imprese del Lazio. Si tratta del primo progetto espositivo che unisce arte, tecnologia, moda e robot e che ripercorre l’influenza che la cultura dei mecha giapponesi ha avuto sulla moda. Abiti che “prendono vita”, manichini tecnologici e naturalmente robot: i capi iconici di grandi stilisti (da Courrèges a Pierre Cardin, da Paco Rabanne a Thierry Mugler passando per Moschino, Prada, Ferrè e molti altri) e le creazioni di designer giovani e indipendenti dialogano idealmente con robot in metallo provenienti da un’importante collezione privata, messa insieme da Roberto Pesucci, in un gioco di suggestioni, rimandi e grande trasformismo. Il progetto espositivo nasce dalla passione per la cultura giapponese di Stefano Dominella che per 5 mesi ha vissuto a Nagoya in Giappone. Nonostante la lunga permanenza nel paese del Sol Levante, Dominella ha compreso l’importanza dei robot e cosa realmente rappresentassero per i giapponesi solo al suo ritorno in Italia quando ha iniziato ad approfondire il tema. Nella cultura giapponese, i mecha, robot di dimensioni straordinarie comandati da un pilota all’interno (come Mazinga Z, Gundam, i Transformers), rappresentano la fusione tra uomo e macchina. Dei veri e propri “robot col cuore”: macchine umanizzate dall’eroe che le comanda dall’interno. Così la figura del robot, che si rifà in un certo senso a quella del samurai, incarna l’eroe, una sorta di divinità contemporanea. I robot sono i nuovi dèi, i supereroi dell’Oriente.

A MILANO “TIEPOLO. VENEZIA, MILANO, L’EUROPA”

Le Gallerie d’Italia – Piazza Scala, sede museale di Intesa Sanpaolo a Milano, presentano fino al 21 marzo 2021 la mostra Tiepolo. Venezia, Milano, l’Europa, a cura di Fernando Mazzocca e Alessandro Morandotti, con il coordinamento generale di Gianfranco Brunelli. In occasione dei duecentocinquanta anni dalla morte di Giambattista Tiepolo (Venezia 1696 – Madrid 1770), viene realizzata la prima mostra a Milano a lui dedicata. Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e in partnership con le Gallerie dell’Accademia di Venezia, l’esposizione presenta circa settanta opere tra quelle del Tiepolo e di importanti artisti suoi contemporanei (tra cui i veneti Antonio Pellegrini, Giovanni Battista Piazzetta, Sebastiano Ricci e il lombardo Paolo Pagani), ripercorre la vicenda artistica del maestro veneziano, le sue committenze principali nelle città che lo hanno visto protagonista: Venezia, Milano, Dresda e Madrid. Nel serrato percorso pensato dai curatori, utile a seguire l’affermazione internazionale del Tiepolo, dagli anni della sua formazione a Venezia fino alla consacrazione presso le grandi corti europee, si incontrano capolavori straordinari, dalle giovanili mitologie delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, al Martirio di San Bartolomeo realizzato nel 1722 per la chiesa di San Stae a Venezia – vero e proprio museo della pittura veneziana del primo Settecento – esposto accanto al coevo San Jacopo condotto al martirio del Piazzetta, realizzato per lo stesso cantiere. I grandi cicli di tele per i palazzi veneziani fatti decorare dalle ambiziose famiglie di nuova nobilitazione, i Sandi, gli Zenobio, suggellano gli anni della prima maturità di Tiepolo, capace di orchestrare composizioni a molte figure e di rielaborare le storie antiche con capriccio e fantasia.

IL PAPA DEI MEDICI RITORNA A FIRENZE



Dopo più di due anni di restauro all'Opificio delle Pietre dure e la trasferta a Roma per la grande esposizione alle Scuderie del Quirinale che celebrava i 500 anni dalla morte di Raffaello, il Ritratto di Leone X tra i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi, capolavoro del genio urbinate, rientra finalmente a casa, alle Gallerie degli Uffizi. Lo fa da protagonista, con una mostra interamente dedicata all’opera: "Raffaello e il ritorno del Papa Medici - restauri e scoperte", curata dal soprintendente dell'Opificio Marco Ciatti e dal direttore degli Uffizi Eike Schmidt, nella sala delle Nicchie della Galleria Palatina di Palazzo Pitti fino al 31 gennaio 2021. L’allestimento è concepito per documentare e spiegare il complesso restauro e le numerose analisi scientifiche effettuate sull'opera, ora di nuovo completamente godibile nella lussuosa ricchezza cromatica dei dominanti toni rossi e nella straordinaria varietà dei dettagli, che l'hanno resa una delle creazioni più famose del Sanzio. Grazie alle molte tecniche di indagine preliminari (radiografiche, fotografiche, di imaging, di microscopia ottica, a scansione microprofilimetrica, solo per citarne alcune) è stato possibile rintracciare integralmente la 'trama' del dipinto disegnata in origine da Raffaello e stabilire che tutta l'opera è integralmente dovuta alla sua mano, fugando una volta per tutte il dubbio – avanzato da alcuni studiosi - che le figure dei cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi fossero state aggiunte in un momento successivo. Al termine dell'esposizione nella Sala delle Nicchie in Galleria Palatina, il Ritratto di Leone X tra due cardinali troverà collocazione nella Sala di Saturno dello stesso museo, in compagnia di una serie di capolavori dell'Urbinate, tra i quali i ritratti di altri due importanti prelati: quello di Papa Giulio II e quello del Cardinal Bibbiena, ha annunciato il direttore delle Gallerie Eike Schmidt.

A BERGAMO “IL DONO. SULLA VITA E LA MORTE”

Dal 14 novembre 2020 al 6 gennaio 2021, Palazzo della Ragione a Bergamo ospita la mostra Il Dono. Sulla vita e la morte, uno degli eventi della decima edizione di ARTDATE, Festival di Arte Contemporanea organizzato da The Blank Contemporary Art, il principale network italiano dedicato all’Arte e alla Cultura Contemporanea, in programma a Bergamo dal 12 al 15 novembre. L’esposizione, curata da Stefano Raimondi, presenta le opere di sette artisti – Matilde Cassani, Alberto Garutti, Felix Gonzalez-Torres, Andrea Mastrovito, Jonathan Monk, Andrea Romano, Namsal Siedlecki – che, attraverso lavori storici e nuove produzioni, indagano il tema del dono, spingendosi verso i due confini dialettici che determinano l’esistenza di ogni uomo: la vita e la morte. La rassegna cerca di rispondere se in una società segnata da un accentuato individualismo, con tratti di narcisismo ed egoismo, ci sia ancora posto per l’arte del donare. Ovvero s’interroga se, nell’educazione e nella trasmissione alle nuove generazioni del sapere, ci sia attenzione al dono e all’azione del donare come atto autentico di umanizzazione e quali siano i motivi che hanno spinto alcuni dei principali artisti internazionali a concepire la loro pratica artistica come dono. Il progetto espositivo, studiato da Maria Marzia Minelli, racconta le relazioni che s’innescano tra le opere di Felix Gonzalez-Torres, Alberto Garutti e Namsal Siedlecki, le nuove produzioni di Jonathan Monk e Andrea Mastrovito, e quelle di Matilde Cassani e Andrea Romano, queste ultime, risultato del periodo di residenza svolto a Bergamo ed espressamente dedicato a questo appuntamento.

(© 9Colonne - citare la fonte)