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direttore Paolo Pagliaro

MSF: QUI IN CONGO
VIOLENZE INDICIBILI

MSF: QUI IN CONGO <BR> VIOLENZE INDICIBILI

“Sappiamo che ci sono rischi nella zona di Rutshuru, ci lavoriamo da diversi anni. Quando dobbiamo viaggiare prendiamo contatti con i locali per sapere delle condizioni sulla strada. limitiamo i movimenti. Nessuno dello staff internazionale esce da solo o la notte. Credo che anche il Wfp abbia un sistema del genere. Non ho una spiegazione per quello che è successo stamattina, è insolito. C'è un sacco di violenza nella zona, ci sono molti gruppi armati. . .”. Così, in una intervista a Repubblica Christophe Gamier, capo missione di Medici senza Frontiere in Congo, sull’uccisione in Congo dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci. Chi è il colpevole? “Non è possibile inquadrarli tutti. Faccio un esempio: noi operiamo a Binja, e lì ci sono gruppi che chiedono una tangente ai contadini per poter fare il raccolto. Se sono organizzati, hanno finanziamenti, ed è chiaro che hanno anche una dimensione politica. Ma nel dettaglio, non si può mai sapere chi sta dietro ogni azione. Dobbiamo aspettare una rivendicazione, se mai arriverà”. Un attacco, aggiunge, “mi pare sia stato organizzato da gente esperta. Se gli ostaggi sono rimasti uccisi, forse era per mandare un messaggio. A chi, per adesso non è chiaro. Questa è un'area molto instabile. Il Congo ha un'enormità di minerali preziosi nel sottosuolo, potrebbe essere il Paese più ricco del mondo. Ma il controllo è nelle mani di pochi, la popolazione non ha accesso alle risorse ed è poverissima. Così i giovani si arruolano nei gruppi armati alla ricerca di un molo, o anche solo per avere un salario mensile”. Cita quindi quanto successo a Beni, nel nord della regione: “La città è circondata da milizie dell'Adf, collegate all'Isis, che attaccano spesso i civili. La popolazione li odia al punto che qualche tempo fa hanno catturato un miliziano, lo hanno lapidato, bruciato e se lo sono mangiato. La violenza è altissima. Quando non si ha niente, la rabbia cova a lungo. E se comincia a sfogarsi, non si ferma più”. (23 FEB - red)

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