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direttore Paolo Pagliaro

FIDUCIA SULLA MANOVRA
SCONTRO SUL’ECOTASSA

FIDUCIA SULLA MANOVRA <br> SCONTRO SUL’ECOTASSA

Il governo ha posto la questione di fiducia sulla legge di bilancio. La blindatura è arrivata nel tardo pomeriggio, al termine dell’ennesima giornata piuttosto convulsa per le sorti della manovra: il provvedimento era arrivato in aula ieri era senza un testo definitivo, poi questa mattina dopo un confronto piuttosto serrato in aula “Questa manovra di bilancio non c’è caos ma un progetto ben definito, quello dell’isolamento e della distruzione della multilateralità costruttiva: potevamo aspettarcelo dal primo governo sovranista” ha detto per esempio Marianna Madia, e uno scontro importante c’è stato sui fondi per i truffati dalle banche), a ora di pranzo è arrivato lo stop, un ritorno in commissione per un riesame di ben 18 commi del testo (comprendenti le materie più svariate, dalle pensioni al numero unico europeo di emergenza, passando per gli sgravi per i centri benessere) e di un emendamento relativo ai fondi per Radio Radicale, che torna a 10 milioni.

(Così, tra una riunione della Commissione Bilancio e un vertice di governo a Palazzo Chigi (che ha trovato l’accordo sulla chiusura definitiva del fondo per l’editoria entro il 2022, e portato al 40% il taglio delle pensioni d’oro) e le proteste del Pd per i tagli nel comparto cultura (secondo Graziano Delrio “La linea dei tagli e delle promesse non mantenute è molto pesante i ‘me ne frego’ e i ‘tiro dritto’ non solo porteranno gli italiani a pagare 7 miliardi in più per lo spred ma danneggiano anche la cultura e l’istruzione”), il vero caso del giorno è stato quello della cosiddetta ‘ecotassa’: un emendamento approvato ieri sul filo di lana, voluto dal Movimento 5 Stelle, che introduce incentivi per l’acquisto di auto elettriche, a metano e ibride e che, almeno inizialmente, conteneva invece una nuova tassa sulle auto a combustione classica, diesel e benzina. Una norma ‘alla Macron’ che si è trasformata nell’ennesimo casus belli nella maggioranza, con Matteo Salvini pronto a dire di no (l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è una nuova tassa, non ci saranno tasse sulle auto”), Luigi Di Maio prudente, ma con altri esponenti del governo in quota M5S più convinti, come il sottosegretario all’Economia Laura Castelli (“è nel contratto di governo e si farà”) e il ministro dell’Ambiente Sergio Costa (“Lo abbiamo detto dal primo giorno: vogliamo cambiare il paradigma ambientale, e ognuno deve fare la propria parte. L’emendamento sulle auto non inquinanti passato alla Camera va in questa direzione”).

Lo stesso Di Maio al termine del vertice di maggioranza, chiarisce poi: “L’ecotassa è dentro la legge di bilancio in questo momento, è un bonus per le macchine elettriche, a metano e ibride. Vogliamo dare la possibilità agli italiani di tornare a respirare. Incontrerò le associazioni dei costruttori e i sindacati per migliorare quella norma, ma non c’è  nessuno scontro. Non vogliamo mettere nessuna tassa sulle auto che comprano le famiglie”. Rimangono, intanto, i nodi più importanti, quelli di quota 100 e del reddito di cittadinanza, dai quali dipenderà anche il valore finale del rapporto deficit/Pil che è tuttora al centro della trattativa con l’Europa, e sul quale la partita è tutta rimandata al Senato: per adesso, spiega Di Maio a fine giornata, c’è da essere ottimisti “perché abbiamo appostato molti soldi su quota 100 e reddito di cittadinanza ma le relazioni dei tecnici ci stanno indicando che potrebbe servire meno soldi per la stessa platea. I tempi restano confermati: a febbraio pensioni minime a 780 euro, parte quota 100 per coloro che non potevano andare in pensione a causa della Fornero, a marzo si parte con il reddito di cittadinanza”.

(Sis)

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