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Omicidio Kennedy, nel 1964
la condanna di Jack Ruby

14/3/1964

Omicidio Kennedy, nel 1964 <br> la condanna di Jack Ruby

Il 14 marzo 1964 una corte del Texas condanna il 53enne Jack Ruby alla pena di morte sulla sedia elettrica. Ma il proprietario di night club di Dallas che aveva freddato il 24 novembre 1963 Lee Harvey Oswald, l' uomo accusato due giorni prima di avere ucciso John F. Kennedy, morirà di cancro ai polmoni il 3 gennaio 1967, in attesa di un nuovo processo dopo che, un anno prima, la corte d' appello del Texas aveva ribaltato la sentenza sostenendo che in Texas Ruby non poteva ricevere un processo equo. La morte di Ruby porterà così nella tomba uno dei tanti tasselli che compongono la teoria complottistica intorno all'omicidio Kennedy. Ruby riuscì a colpire Oswald con una pistola revolver calibro 38, in strada, mentre veniva portato nel quartiere generale della polizia di Dallas. Dirà che aveva agito perché sconvolto dalla morte del presidente americano e dalle possibili accuse che potevano piovere sulla comunità ebraica cui apparteneva (era nato da famiglia polacca si chiamava Jacob Rubenstein). Ma, scavando nel passato di Ruby, si scoprirà che aveva legami con la criminalità organizzata come con alcuni poliziotti di Dallas, cui avrebbe fatto diversi favori in cambio di clemenza nel controllo dei suoi locali. Si dirà quindi che aveva ucciso Oswald per impedirgli di rivelare una cospirazione più grande. Ruby negò l'accusa e sostenne che il dolore per la morte di Kennedy lo aveva fatto soffrire di "epilessia psicomotoria", stato che lo avrebbe spinto a sparare ad Oswald inconsciamente. La Commissione Warren nel 1964 concluse che né Oswald né Ruby facevano parte di un complotto per assassinare Kennedy ma nel 1978 il Comitato Parlamentare sugli Omicidi ha concluso in un rapporto preliminare che Kennedy è stato "probabilmente assassinato a seguito di una cospirazione" che potrebbe aver coinvolto più killer e la criminalità organizzata. Le conclusioni di entrambe le commissioni continuano ad essere ampiamente contestate.

 

 

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