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Verso l’Anno del turismo delle radici tra memoria e identità

Verso l’Anno del turismo delle radici tra memoria e identità

Il 2024 sarà l’anno del Turismo delle Radici, un “evento significativo di un progetto del valore di 20 milioni di euro, finanziato dal Pnrr. Il turismo delle radici è il turismo delle nuove generazioni di italiani all’estero, sia italiani di passaporto che italiani d’origine, che è una platea che si calcola essere composta da circa 80 milioni di persone al mondo”. A spiegare le potenzialità di questo progetto è Giovanni Maria De Vita, coordinatore per il turismo delle radici, le iniziative culturali pluriennali e la comunicazione alla Direzione generale per gli italiani all’estero della Farnesina, intervenuto in occasione degli Stati generali del Turismo, in corso a Chianciano Terme, in provincia di Siena. Le possibilità per i territori sono molte, basti pensare che, come ricorda De Vita, “l’Enit ha calcolato che nel 2019 circa 6 milioni di persone sono arrivate in Italia per motivazioni riconducibili alla propria storia familiare, con un indotto di circa 10 miliardi di euro”. Quello del riconoscimento identitario è fondamentale all’estero, dal momento che “ci sono emigrati di ormai quarta o quinta generazione, che non parlano italiano ma che hanno forte attrazione per l’Italia, perché vogliono conoscere questo posto di cui hanno sentito parlare attraverso le tradizioni della propria famiglia”. In occasione dell’anno delle radici si cercherà quindi di individuare “eventi identitari delle comunità italiane e si cercherà di fare in modo che questi eventi possano avere un’attrattività per gli italiani all’estero”; inoltre, si cercherà “di coinvolgere anche i grandi eventi nazionali che possono interessare le comunità e di creare eventi specifici”.

Nel corso dell’intervento è stato spiegato come si stia lavorando “sulla costruzione di un’offerta: investire sul turismo non significa solo restaurare negli alberghi, ma creare delle nuove professionalità”. “I principali cantieri di questo progetto riguardano la creazione di un’offerta capillare”, che vedrà il sole grazie a “gruppi specifici costituiti in ogni regione” oltre che “attraverso la creazione di uno strumento di comunicazione delle offerte attraverso una piattaforma, italia.it, che sta gestendo il ministero del Turismo”. Protagonisti di questa offerta sono ovviamente le comunità italiane all’estero, che verranno coinvolte “attraverso la rete del ministero degli Esteri, ma anche attraverso i partner con i quali è stata sviluppato questa iniziativa, come Enit e camere di commercio”. Un modo per rendere ancora più accattivante questa diversa modalità di viaggio è “individuare degli influencer che possano venire in Italia, fare un viaggio delle radici e poi parlarne con le comunità di origine”. “Un’altra iniziativa in cantiere è il passaporto delle radici”, che prevede la stipula di convenzioni con varie realtà, come ristoranti, musei o strutture ricettive, “in modo da coinvolgere le realtà produttive locali, ma anche i grandi attori nazionali, e creare un’iniziativa di attrazione verso i prodotti del territorio”. Fondamentale è anche che il fenomeno del turismo delle radici venga monitorato, “attraverso una collaborazione delle università italiane, in grado di verificare l’andamento dei flussi e di offrire delle risposte concrete a chi si interessa di questo fenomeno”. In generale, conclude De Vita, “l’obiettivo è quello di dare un’opportunità a quei territori ignorati dal turismo mainstream, dal momento che la grande emigrazione viene dai piccoli borghi e non dalle grandi città, e soprattutto creare un nuovo rapporto tra le comunità italiane all’estero e l’Italia”. (Par – 28 ott)

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