Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

Totalitarismo, ritorno
alla storia con Gentile

Libri
Ogni settimana uno scaffale diverso, ogni settimana sarà come entrare in una libreria virtuale per sfogliare un volume di cui si è sentito parlare o che incuriosisce. Lo "Speciale libri" illustra le novità delle principali case editrici nazionali e degli autori più amati, senza perdere di vista scrittori emergenti e realtà indipendenti. I generi spaziano dai saggi ai romanzi, dalle inchieste giornalistiche, alla storia e alle biografie.

Totalitarismo, ritorno <br> alla storia con Gentile

“TOTALITARISMO”, TORNIAMO ALLA STORIA CON GENTILE

“Le parole sono importanti” diceva Nanni Moretti in un film, ma molto prima di lui Misone, annoverato da Platone fra i sette saggi, insegnava: “Indaga le parole a partire dalle cose, non le cose a partire dalle parole”. “Totalitarismo 100. Ritorno alla storia”, ultima fatica del più autorevole storico del fascismo, Emilio Gentile (Salerno editrice, pp. 208, euro 21), prende le mosse dal centesimo anniversario (a breve distanza da quello della marcia su Roma) dell’entrata nel linguaggio politico italiano dell’aggettivo “totalitario”, seguito due anni dopo dal sostantivo “totalitarismo”. La cosa che aveva dato origine alle due parole era il fascismo, subito dopo la sua ascesa al potere. Non furono i fascisti a coniare i due neologismi. Furono gli antifascisti. Quando il fascismo impose il partito unico, furono gli esuli antifascisti italiani a diffondere in Europa la parola totalitarismo per definire quel nuovo regime. La stessa parola fu usata per definire il regime bolscevico. E poi anche il regime nazista. In questo saggio Gentile indaga la storia della parola totalitarismo partendo dalla cosa fascismo. Dalla sua indagine, risulta che l’ignoranza della connessione fra la parola e la cosa ha generato il “cancellazionismo”, cioè una forma minore di negazionismo, compendiato in due sentenze: “Il fascismo non fu totalitario”; “il totalitarismo non è mai esistito”. Contro il cancellazionismo il rimedio, ispirato da Misone, è indagare la parola a partire dalla cosa, cioè dalla storia. L'autore, allievo di Renzo De Felice, rileva come la negazione totale o parziale del totalitarismo fascista sia un aspetto del processo di “defascistizzazione del fascismo” avvenuto nella cultura italiana dopo il 1946, “consistente nel rappresentare il regime fascista o come una dittatura imposta da una banda di criminali su un popolo rimasto ad essa sempre ostile, o come una dittatura limitata, alla quale il popolo non fece mancare il suo consenso. I negazionisti del totalitarismo in generale, e ancor piú i negazionisti del totalitarismo fascista, sono un esempio dell’ignoranza di dotti senza dotta ignoranza, come lo sono quando parlano di cose che non sanno”.  In questo senso, Gentile avverte il rischio che “nelle imprevedibili vicissitudini della storia in corso, nulla può escludere che, in un futuro piú o meno prossimo, la moda della cancel culture, oggi dilagante, possa prevalere nei confronti del totalitarismo in generale, e del totalitarismo fascista in particolare. È già accaduto in passato, può nuovamente accadere in avvenire. Se ciò accadrà, non è irrealistico immaginare che potrebbe essere istituita una Commissione per la cancellazione del totalitarismo (Cct), incaricata di eliminare ogni riferimento a tale fenomeno nei libri di storia”. Alla Cct, immagina Gentile, “non sfuggirebbe, prima di tutto, un grosso capitolo sul totalitarismo fascista" pubblicato da De Felice, in cui dopo avere condiviso negli anni Sessanta la tesi di Hannah Arendt, lo storico giunse ad affermare nel 1988 che “il fascismo italiano può essere considerato un regime totalitario, e negare questa realtà sarebbe non solo moralmente e politicamente errato, ma lo renderebbe storicamente incomprensibile”. Secondo lo storico, infine, fra le parole tuttora in uso per definire i regimi politici, quasi tutte derivate dalla storia antica della Grecia e di Roma, totalitarismo è “l’unica parola coniata all’inizio del Novecento per l’esigenza di definire una cosa nuova e originale nella organizzazione del potere statale. Basterebbe questa constatazione per svuotare di serietà ogni proposito cancellazionista, totale o parziale che sia. Ma poiché tale constatazione potrebbe non essere sufficiente contro il negazionismo e l’anacronismo nell’uso delle parole totalitario e totalitarismo, l’autore ritiene utile, con questo libro, proporre un ritorno alla storia per conoscere la cosa dalla quale hanno avuto origine”. Un ritorno alla storia più che mai indispensabile, considerando che la pluridecennale “guerra della memoria” che attanaglia il nostro Paese è entrata anch’essa nella stagione delle fake news e dell’irrilevanza della verità.  

 

 

ERNESTO ASSANTE RACCONTA IL MITO SENZA TEMPO DI BATTISTI

 

La biografia di un artista tanto noto quanto sconosciuto. Dagli esordi al grande successo popolare fino all’avanguardia, da Mogol a Panella, dalle canzoni alla vita: Ernesto Assante ha presentato mercoledì al teatro Manzoni di Roma, il suo nuovo libro dal titolo “Lucio Battisti”, edito da Mondadori. Con lui sul palco due ospiti d’eccezione, Mogol e Luca Barbarossa. Alla chitarra Giandomenico Anellino. C’è una bellissima contraddizione che avvolge la storia, la musica, la personalità di Lucio Battisti: essere, forse, l’artista musicale più celebre di sempre in Italia, quello più conosciuto, popolare, con canzoni che sono ancora parte integrante del tessuto connettivo della cultura italiana, ma al tempo stesso essere “sconosciuto”, privo di una biografia pubblica, misterioso per chiunque abbia voglia di scoprire l’uomo oltre all’artista. Ed è proprio il “mistero” Battisti quello che questo libro indaga, provando a mettere insieme i pezzi di un puzzle per sua natura incompleto. Partendo dal binomio Battisti-Mogol, i cui brani sono stati la colonna sonora assoluta di un decennio della storia d’Italia, gli anni Settanta. Canzoni che ne hanno incarnato lo spirito e i sogni, hanno dato spazio al privato facendolo diventare pubblico e collettivo, hanno fatto piangere, ridere, innamorare, pensare una generazione intera. Per poi passare a quel momento, alla fine degli anni Settanta, in cui Battisti è diventato soltanto una voce, priva di corpo, lontana dal pubblico e dai media, cristallizzato nell’immagine del ragazzo con i capelli ricci e il foulard che non invecchia mai, come le sue canzoni. Battisti elettronico e invisibile, volutamente lontano dalla realtà e dal mondo, che con Pasquale Panella ha disegnato i contorni di un universo visionario e ai limiti dell’avanguardia, anticipando una rivoluzione di linguaggio che ci porta dritti alla musica contemporanea. La biografia di Ernesto Assante racconta più storie, quelle di un artista e uomo multiforme, capace di essere accessibile ma concettuale, rivoluzionario ma popolare. Un libro di racconti di vita e di canzoni memorabili, inevitabili ed eterne. Un libro che celebra con fine sapienza il mito senza tempo di Lucio Battisti. (Gil / red)

 

 

 

“APPUNTI DI VIAGGIO”, LA NUOVA AVVENTURA EDITORIALE DI FRANCESCO BUZZOLAN

È disponibile in libreria e negli store online “Appunti di viaggio” (CTL Editore) la nuova avventura editoriale di Francesco Buzzolan che contiene un mix tra “istruzioni per l'uso” e un saggio dedicato al viaggiatore professionale (e non). Questo testo è il preludio di un’opera in corso di stesura nell’ambito delle relazioni professionali dove al centro c’è l’uomo, i suoi bisogni e le opportunità per auto realizzarsi in un mondo di per sé sempre più complesso.  Secondo l’esperienza dell’autore Viaggiare è una delle più grandi opportunità al mondo per aprire la mente verso nuovi orizzonti e confrontarsi con il nuovo. “Questo testo è dedicato in primis al viaggiatore professionale che nello svolgimento del proprio lavoro ha l'opportunità di scoprire luoghi, persone e situazioni nuove utili all'accrescimento del proprio bagaglio culturale e al raggiungimento di un diverso livello di consapevolezza – spiega Francesco Buzzolan - Dietro il fascino esotico che ogni viaggio porta inevitabilmente con sé si cela un mondo fatto di rituali, regole e disciplina atte a garantire la buona riuscita di ogni esperienza lontani da casa”. “Appunti di viaggio – spiega l’autore  -  è un testo che ha tratto ispirazione dai miei frequenti viaggi dentro e fuori i confini nazionali, tra le nuvole, strade e autostrade, alberghi e ristoranti di ogni genere. Il testo mette al centro il viaggiatore professionale e le prerogative legate a quella specie di vita parallela nella quale egli si trova per forza di cose immerso. Appunti di Viaggio è una sorta di manuale che coniuga istruzioni di tipo pratico con spunti e suggerimenti per la crescita personale; sembrerebbe essere un testo specifico per aspiranti professionisti ma in realtà si indirizza a tutti coloro che sono curiosi di scoprire le dinamiche legate all’organizzazione di un viaggio di lavoro e alle opportunità legate alla sfera prettamente personale. Il viaggio è in un certo senso la metafora della vita, della quale si riesce a carpirne (in qualche modo) il senso solo dopo aver percorso tanta strada e consumato esperienze di ogni genere. Ecco che il valore della consapevolezza sarebbe in qualche modo sprecato se non condiviso nell’ottica del passaggio di testimone con qualcuno che potrebbe fare proprio qualche prezioso suggerimento”.

 

L’AUTORE. Vicentino di origine, classe 1972, Francesco Buzzolan è un Manager che ha sviluppato tutto il suo percorso professionale nell’area Commerciale e delle Vendite, inizialmente in ambito nazionale per poi ampliare la sua esperienza esplorando l’affascinante mondo dell’Export. Diplomato nel 1991, ha costantemente frequentato corsi di specializzazione in ambito Marketing, Comunicazione, Vendite e lingue straniere. Nel 2020 ha conseguito un Master in Business Administration come ulteriore accrescimento del suo bagaglio di conoscenze in ambito professionale. Amante e appassionato della scrittura ha esordito per la prima volta nel 2020 in epoca di Pandemia da Covid-19 auto pubblicando a scopo benefico il testo “Tutto da rifare” contenente riflessioni personali sull’opportunità di ritrovare veri equilibri sulla base di valori e priorità personali in un mondo sempre più iniquo e complesso. La condivisione per mezzo della scrittura è la realizzazione del sogno della vita, strumento efficacissimo di auto analisi e di confronto. L'opera è stata pubblicata in accordo con l'agenzia EditReal di Michela Tanfoglio. (red / Gil)

 

 

 

GLI ANNI D'ORO DELLA CANZONE FRANCESE 1940-1970

Uscito in doppia lingua per Gremese, nelle librerie italiane e in quelle francesi, Gli anni d'oro della canzone francese 1940-1970 di Giangilberto Monti e Vito Vita (Collana Saggi Illustrati, pagine: 232, € 28,00) verrà presentato per la prima volta a Roma martedì 4 aprile alle ore 17:30 presso l’Istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi (via Caetani 32, Largo di Torre Argentina). A moderare l’incontro con gli autori, che offriranno anche saggi musicali selezionati dal migliore repertorio francese, sarà il giornalista Luciano Ceri. Il libro ripercorre il trentennio aureo della canzone francese del Novecento attraverso le carriere dei suoi protagonisti assoluti: Édith Piaf, Johnny Hallyday, Juliette Gréco, Charles Trenet, Serge Gainsbourg, Dalida, Charles Aznavour e molti altri che insieme a loro hanno variamente incarnato il gusto e lo spirito inconfondibili della grande chanson popolare. Ognuno di essi è presentato ai lettori in un racconto biografico denso di dettagli e valorizzato da numerose foto: esibizioni, copertine di dischi, immagini promozionali, fugaci scampoli di vita privata. Così, artista dopo artista, queste pagine tracciano l’ampio orizzonte di una musica che per decenni non solo ha sedotto il pubblico francese e quello di tutto il mondo, ma ha ispirato altresì una pletora di autori e cantanti stranieri. Basterebbe citare a questo proposito la canzone Comme d’habitude di Claude François, che con il testo riscritto da Paul Anka sarebbe poi diventata My Way, la celeberrima signature song di Frank Sinatra che quasi tutti in Italia pensano sia la canzone americana del secolo…In relazione al panorama italiano impossibile non citare il cantautorato di Fabrizio De André e della “scuola genovese”, che molto devono all’estro creativo di Brel e di Brassens. Ma molti altri sono i “debiti” contratti dalla nostra musica verso i cugini d’oltralpe, come documentano le minuziose appendici discografiche riportate nel volume per ciascun artista, con tutte le incisioni realizzate in Italia e/o le reinterpretazioni ad opera di cantanti nostrani. Il libro, infine, è arricchito dalla possibilità di scaricare tramite il QR code l’album Françalien di Giangilberto Monti, titolo che esprime le due anime di questo progetto. Un disco che ripercorre il periodo d’oro di quel mondo artistico, dai repertori degli chansonniers più amati, da Léo Ferré a Jacques Brel, alle hit anni Sessanta eseguite dai loro interpreti più popolari – quali Il ragazzo della via Gluck tradotto per Françoise Hardy o Bang Bang nella versione di Dalida – fino alle traduzioni dello stesso Monti di Boris Vian e Serge Gainsbourg, passando per le grandi icone d’oltralpe, come Édith Piaf e Charles Aznavour.

 

GLI AUTORI. Giangilberto Monti è interprete, compositore e saggista. Ha firmato testi di teatro e cabaret, scritto canzoni d’autore e ideato radiodrammi per la Radio Svizzera Italiana. Da anni conduce ricerche sulla canzone italiana e francese, con libri, dischi e spettacoli. Ha al suo attivo 18 album come cantautore e interprete. Il suo ultimo lavoro discografico Francalien è candidato alle Targhe Tenco 2023 nella categoria “Album Interprete”. Tra le sue pubblicazioni, il Dizionario dei Cantautori e il Dizionario dei Comici (Garzanti). Vito Vita, giornalista, ha scritto per diverse riviste musicali, tra cui «Raropiù», «BEATi voi!» e «Storie di giovani pop», e collabora con «Vinile», «Prog Italia», «Musica leggera» e «Classic Rock». Ha partecipato alla stesura di libri sulla canzone italiana. Nel 2019 ha pubblicato Musica solida, volume dedicato alla storia dell’industria discografica italiana. Insieme, Giangilberto Monti e Vito Vita hanno scritto Gli anni d’oro della canzone francese (Gremese, 2022) e Franco Califano. Vita successi, canzoni ed eccessi del Prévert di Trastevere (Gremese, 2023).

 

 

 

CIRCULAR ECONOMY MANAGER. NASCITA DI UNA PROFESSIONE CHE CAMBIERÀ LE REGOLE

 

La transizione ecologica in atto non è solo una questione etica o morale, è anche un’enorme opportunità di business. Per coglierla è necessario che emerga una nuova figura professionale: il Circular Economy Manager. Con l’obiettivo di delineare quello che per molti è “il lavoro del futuro” e raccontare l’esperienza di chi ha già svolto questa attività in azienda, Andrea Geremicca e Nicola Tagliafierro hanno scritto Circular economy manager. Nascita di una professione che cambierà le regole (Hoepli, 2023), in tutte le librerie fisiche e online, in versione cartacea e digitale. Una guida agile per tutti coloro che vogliono diventare parte attiva della transizione da un’economia lineare a una circolare. Un grande cambiamento già in atto e che si rende ancor più necessario a fronte di tanti fattori, come il problema dello smaltimento dei rifiuti, il surriscaldamento globale, l’Earth Overshoot Day e l’esaurimento delle risorse, il numero crescente della popolazione globale. Temi al centro anche degli obbiettivi dell’Europa – con il Green Deal europeo e il Circular Economy Action Plan, ad esempio, con una grande quantità di enormi investimenti in corso. Per sfruttare al massimo queste opportunità e affrontare questa sfida è fondamentale il capitale umano, persone formate sia con technical che soft skills necessarie, come i CEM. Gli autori, con formazione e competenze complementari, si occupano ormai da anni di circular economy: Andrea Geremicca è direttore generale dello European Institute of Innovation for Sustainability (EIIS), Nicola Tagliafierro, Circular Economy Manager fino al 2020, è attualmente Global Sustainability Director di Enel X. Insieme hanno raccolto i cinque modelli alla base dell’economia circolare, definendo il perimetro di attività nell’ambito del quale si muovono le risorse manageriali coinvolte e dimostrando che le sole competenze tecniche non sono sufficienti. Individuano inoltre le dieci abilità del CEM, divise in quattro livelli: le abilità fondamentali, il metodo, l’attitudine e la comunicazione. A prezioso sostegno della loro analisi, sono riportate le concrete esperienze dei primi Circular Economy Manager di aziende internazionali, tra cui BMW, Bosch, Cisco, Enel X e Tetra Pak, intervistati per l’occasione. Grazie dunque a reali esempi di business, a un’esperienza maturata sul campo e a una solida formazione in tema di sostenibilità, Geremicca e Tagliafierro spiegano in questo libro come ridisegnare prodotti, servizi e processi per abbracciare l’economia circolare, e quali competenze costruire o migliorare affinché le organizzazioni aziendali, già oggi, possano realmente cogliere tutte le opportunità di mercato e acquisire un vantaggio competitivo.

 

GLI AUTORI. Andrea Geremicca, direttore generale dello European Institute of Innovation for Sustainability (EIIS), dal 2018 è docente presso LUISS e LUMSA. Scrive per “Harvard Business Review Italia” ed è uno degli esperti internazionali della Singularity University. Nicola Tagliafierro, Circular Economy Manager fino al 2020, è attualmente Global Sustainability Director di Enel X. Primo italiano a entrare nel First Movers Program presso l’Aspen Institute negli Stati Uniti, è autore di numerose pubblicazioni e contributor per i principali media nazionali e internazionali sui temi della sostenibilità e dell’economia circolare. (red / Gil – 31 mar)   

(© 9Colonne - citare la fonte)