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direttore Paolo Pagliaro

La storia di Campari in immagini a Milano

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

La storia di Campari in immagini a Milano

Galleria Campari a Milano ospiterà dallo scorso 2 giugno fino al 30 settembre la nuova mostra "Campari: l’arte dell’industria", un viaggio per immagini fotografiche attraverso la storia di Campari, che affonda le proprie radici nella storia industriale del gruppo per poi estendersi fino ai giorni nostri. La mostra traccia un percorso tra passato e presente restituendo al pubblico due itinerari fotografici, uno dedicato alla dimensione storica di Campari e alle fasi che ne hanno scandito la produzione industriale e l’altro improntato al presente, ritratto nell’inedito progetto realizzato per l’occasione dalla fotografa statunitense Jill Mathis. "Campari: l’arte dell’industria" è accompagnata da un testo critico di Denis Curti, direttore artistico delle Stanze della fotografia. Il percorso espositivo prende avvio dalla selezione di ventinove fotografie dall’archivio di Galleria Campari, che costruiscono un racconto della storia della produzione industriale del gruppo dall’inizio del XX secolo agli anni ’90. Gli scatti, prevalentemente in bianco e nero, tracciano un itinerario attraverso la lunga storia di Campari, ritraendone, decennio dopo decennio, le fasi produttive e i lavoratori che le hanno portate a compimento. Dallo stabilimento di Sesto San Giovanni, prima fabbrica per la produzione su scala industriale del gruppo aperta nel 1904 con un edificio progettato dall’architetto Luigi Perrone, ha inizio un viaggio che attraversa l’Italia e l’Europa, sfiorando gli impianti produttivi e di imbottigliamento di Lugano-Viganello (aperto dal 1926 al 1998), Roma (dal 1952 al 1998), e Novi Ligure (dal 2004). Il racconto dell’attività produttiva attuale è affidato alle inquadrature che Jill Mathis dedica allo stabilimento di Novi Ligure che, con una superficie di 200.000 mq destinata alle linee di produzione e imbottigliamento, è il più grande impianto attivo di Campari Group. Le fotografie di Jill Mathis, esposte in dittici e trittici, compongono una sceneggiatura visiva che ripercorre gli spazi dello stabilimento, dai magazzini ai locali del reparto infusione in cui vengono trattate le erbe aromatiche, alle linee di imbottigliamento, per cogliere l’eleganza propria dei gesti che animano i processi produttivi in atto ogni giorno. L’uso sapiente di un tempo di otturazione dilatato, pensato per catturare il momento perfetto, trasforma i movimenti, i colori dei liquidi e le sagome delle bottiglie, tra cui la celebre silhouette tronco conica di Campari Soda, in elementi di una composizione astratta e dal sapore onirico. Mathis trae ispirazione dal lavoro di autori come Ugo Mulas e Ralph Gibson e punta i riflettori sul linguaggio della forma, focalizzando l’attenzione sui movimenti delle mani dei suoi soggetti in una partitura visiva in bianco e nero interrotta a tratti da tocchi rossi, gialli e arancioni. Raccogliendo il testimone di una lunga tradizione che vede Campari collaborare con autori e artisti per elaborare nuove prospettive, da Bruno Munari a Fortunato Depero e Federico Fellini, l’invito rivolto a Jill Mathis completa la narrazione storica iniziata con le fotografie dell’archivio di Galleria Campari, realizzando un ponte tra tradizione e contemporaneità. Il rigore formale della storia di Campari, che si svela nell’andamento cronologico del percorso espositivo, accoglie le immagini di Mathis in un itinerario che spazia tra passato e presente. (gci)

POESIA, A ROMA L'ESPOSIZIONE SU PATRIZIA CAVALLI

“Il sospetto del paradiso” è la prima mostra che un’istituzione museale, il Macro di Roma, dedica alla poetessa Patrizia Cavalli (Todi, 1947 – Roma, 2022), figura cardine della poesia italiana del secondo Novecento, la cui casa romana è stata un importante luogo di incontro per l’ambiente culturale della capitale. Il progetto espositivo - dallo scorso 30 maggio fino al 25 agosto - permette di conoscere, attraverso oltre 200 fotografie di Lorenzo Castore, la casa di Via del Biscione vicino a Campo de’ Fiori, dove Cavalli ha vissuto per quasi 50 anni. Le fotografie su pellicola a colori e in bianco e nero sono state scattate nell’arco di una settimana, due mesi dopo la morte della poetessa e poco prima che la casa venisse smembrata. Documentano per l’ultima volta gli interni disabitati in una sequenza di scatti che da una scala ambientale si focalizza su oggetti, mobili, ritratti, manoscritti, opere di artisti, spesso amici, collezionati da Cavalli nel tempo. Viene restituito così il suo mondo domestico attraverso una fotografia di dettaglio dalla qualità materica. Una selezione di dattiloscritti e manoscritti rivela l’utilizzo della Cavalli di una raffinata tecnica poetica e di un lessico d’uso quotidiano composto da strutture metriche classiche che le permettono di condensare - con arguzia epigrammatica, attitudine riflessiva e ironia - i misteri dell’esistenza, portando il lettore di fronte all’apparizione poetica. La mostra riunisce anche i progetti editoriali nei quali Cavalli ha collaborato con artisti visivi o ha presentato scritti sull’arte. Sono saggi per cataloghi di mostre, poesie o prose dedicate ad artisti o utilizzate da questi come evocazioni, edizioni limitate che prendono forma accostando parole e opere, tutte pubblicazioni nate da incontri e amicizie. Viene inoltre mostrato il processo impiegato dalla poetessa per l’annotazione, la costruzione, la limatura e la pubblicazione delle poesie che alterna la forma manoscritta e dattiloscritta e restituisce l’accuratezza metrica e la ricerca stilistica e musicale anche di componimenti brevi e semplici. Infine, nel video di Gianni Barcelloni dalla serie "Il navigatore. Ritratti di scrittori", Patrizia Cavalli legge le sue poesie attraversando la propria casa, e insieme al regista riflette sulla vita, la noia, l’amore, la morte, la felicità e l’infelicità. Al centro della sala, una teca mostra in maniera randomica 105 ritagli di carta con annotati liste della spesa e pensieri dell’autrice. Cavalli esordisce nel 1974 con la prima raccolta "Le mie poesie non cambieranno il mondo" edite da Einaudi. L’esordio letterario è favorito dall’incontro durante i suoi studi di filosofia con Elsa Morante, che ne riconosce la vocazione poetica e la introduce nel mondo artistico di quegli anni: diviene amica tra gli altri di Giorgio Agamben, Ginevra Bompiani, Alfonso Berardinelli, Bice Brichetto, Carlo Cecchi e Angelica Ippolito. Biancamaria Frabotta la inserisce nell’antologia "Donne in poesia – Antologia della poesia femminile in Italia dal dopoguerra ad oggi" (Savelli, 1974). (redm)

ENI, A ROMA IL PROGETTO “ENERGIE CONTEMPORANEE”

Eni inaugura il progetto espositivo “Energie contemporanee”, ideato e curato da Spazio Taverna presso il proprio sito del Gazometro di Roma Ostiense. La mostra, ospitata al piano -1 del Gazometro 3, racconterà, dallo scorso 2 giugno al 30 ottobre, l’energia che cambia attraverso 17 tra i migliori artisti italiani della nuova generazione, invitati a interpretare gli spazi attraverso la forza generativa dell’arte contemporanea. Questa mostra rappresenta il primo appuntamento del progetto di Eni “Arte al Gazometro”, volto a portare anche l’arte all’interno del Complesso già dedicato all’innovazione del Gazometro Ostiense, e iniziativa che diventerà un format stagionale che di anno in anno promuoverà collaborazioni con artisti sempre nuovi. “Arte al Gazometro” è un progetto pensato per il sito nel quale avrà luogo, con l’obiettivo di completare con l'arte il progetto già avviato di rendere il sito stesso un abilitatore dell’innovazione e della transizione promuovendo l’incontro e la collaborazione tra le filiere. Eni, come si legge in una nota, "crede fermamente nel ruolo dell’innovazione, non solo investendo nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie in grado di accelerare l’evoluzione del settore, ma anche cercando di facilitare l’incontro e la collaborazione tra innovatori di ogni campo". In questo contesto, con la sua vocazione di essere il più grande distretto dell’innovazione della Capitale, il complesso del Gazometro Ostiense, proprietà immobiliare di Eni situato in una area di Roma dal grande valore urbanistico, ne rappresenta un esempio virtuoso. Spazio che già ospita ROAD - Rome Advanced District, distretto dell’innovazione, Joule - la Scuola di Impresa di Eni, ZERO - acceleratore clean-tech del Fondo Nazionale Innovazione - e “Eni 2050 Lab”, il nuovo polo dedicato alle tecnologie di punta dell’area Ricerca e Sviluppo della società, oggi apre ufficialmente le porte anche all’arte. L’esposizione, che fa parte di un filone della storia dell’arte che individua nei luoghi espositivi non tradizionali, proprio come il Gazometro, occasioni per sperimentare e offrire ai visitatori delle prospettive inusuali reinterpreta il concetto di energia legato al Ventesimo secolo - con il gas all’interno dei gazometri protesi verso il cielo - concentrando l’intera produzione artistica sottoterra, dove le sculture e le installazioni degli artisti proiettano i visitatori in un orizzonte temporale indistinto. “Energie Contemporanee” è ispirata a Contemporanea, la grande manifestazione curata da Achille Bonito Oliva e allestita dall’architetto Piero Sartogo nel parcheggio sotterraneo di Villa Borghese nel 1974. L’iniziativa ne ripropone l’allestimento, con la suddivisione degli spazi espositivi in modo da creare una serie di box dove gli artisti espongono le opere, con un'illuminazione che segue l’andamento della luce solare. Gli artisti presenti in mostra sono: Camilla Alberti, Giulio Bensasson, Benni Bosetto, Ambra Castagnetti, Giovanni Chiamenti, Numero Cromatico, Binta Diaw, Federica Di Pietrantonio, Clarissa Falco, Andrea Mauti, Lucas Memmola, Lulù Nuti, Katya Ohii, Iacopo Pinelli, Matilde Sambo, Alberto Scodro e Agnes Questionmark. La mostra potrà essere visitata durante le giornate di apertura al pubblico organizzate da Eni in collaborazione con il FAI - Fondo Ambiente Italiano, oltre ad altri eventi che si terranno all’interno dello spazio nei mesi a seguire, come Videocittà e Maker Faire Rome - The European Edition. (redm)

A FERRARA IL NUOVO SPAZIO ANTONIONI

Dal 1° giugno ha aperto a Ferrara lo Spazio Antonioni: il nuovissimo museo propone al grande pubblico e agli appassionati un viaggio nell’universo intellettuale e creativo di uno dei padri della cinematografia moderna. Il suo sguardo raffinato e innovatore, capace di creare atmosfere e trasfigurare le inquietudini della realtà contemporanea, ha affascinato generazioni di cineasti e ha anche stabilito un fitto dialogo con le arti figurative di ieri e di oggi. Spazio Antonioni invita a riscoprire l’originalità e l’attualità dell’opera del grande regista ferrarese. Il progetto, a cura di Dominique Paini, già direttore della Cinémathèque Francaise, è stato sviluppato, su input di Vittorio Sgarbi e in sinergia con la moglie Enrica Fico Antonioni, dal Servizio Musei d’Arte del Comune di Ferrara e dalla Fondazione Ferrara Arte. L’idea portante è quella di creare un museo vivo, un luogo di formazione e di scoperta, dove esplorare le preziose testimonianze del lavoro di Michelangelo Antonioni e approfondire i molteplici nessi con artisti, registi, intellettuali che l’hanno ispirato o che continuano a trarre nutrimento dal maestro. (gci)

PROROGATA AL 13 OTTOBRE L'ESPOSIZIONE ROMANA SU VIRGILIO RETROSI

È stata prorogata fino al 13 ottobre la mostra “Nel segno di Cambellotti. Virgilio Retrosi artista e artigiano”, ospitata nella Dipendenza della Casina delle Civette di Villa Torlonia. La mostra, che ha riscosso un notevole successo di critica e di pubblico, è promossa e realizzata da Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Nell’ambito delle iniziative della Sovrintendenza Capitolina volte alla valorizzazione del ricco patrimonio delle sue collezioni, il progetto espositivo, dedicato a Virgilio Retrosi (Roma 1892-1975), artista presente nelle collezioni del Museo di Roma con i 14 piatti da parata dedicati ai Rioni storici di Roma, presenta al grande pubblico la figura di un artista che ha dedicato la sua vita alle arti applicate. Amico e allievo di Duilio Cambellotti, Virgilio Retrosi esordì nel 1911 come ceramista esponendo alla Mostra dell’Agro Romano curata dallo stesso Cambellotti nell’ambito dell’Esposizione internazionale per le celebrazioni dell’unificazione del Regno d’Italia e la proclamazione di Roma capitale. L’attività dell’artista nel settore della ceramica si sviluppò attraverso la collaborazione con il maestro e con i suoi allievi, tra i quali ricordiamo Roberto Rosati e Romeo Berardi. Nel 1926 alla mostra annuale degli Amatori e Cultori d'Arte, Retrosi espone la serie dei piatti con i 14 Rioni, acquistati nello stesso anno dal Comune di Roma per le proprie collezioni. Contemporaneamente all’attività di ceramista e decoratore, Retrosi si dedica alla grafica applicata insegnando alla Scuola Preparatoria delle Arti Ornamentali di Roma, realizzando bozzetti per francobolli, manifesti e cartoline e avviando una proficua collaborazione con l’ENIT (Ente Nazionale Italiano per il Turismo), impegno che lo assorbì totalmente come grafico e fotografo dalla metà degli anni Trenta agli anni Sessanta. Nella mostra alla Dipendenza della Casina delle Civette sono esposi oggetti in ceramica e numerosi disegni, bozzetti e opere grafiche che testimoniano la sua vicinanza al linguaggio del maestro evidenziando, insieme ai forti legami con la tradizione, anche il suo contributo innovativo nei diversi ambiti delle arti applicate. In esposizione anche un ricco nucleo di opere inedite appartenenti a collezioni private che permetterà di confrontare gli elaborati progettuali con alcune delle opere realizzate. I bozzetti di manifesti, le locandine e le copertine testimoniano la versatilità, la fantasia e la particolare qualità grafica del suo segno. Il catalogo della mostra, a cura della Sovrintendenza Capitolina con testi di Gaia Dammacco, Gloria Raimondi e Francesco Tetro è edito da Gangemi. (gci)

NELLA FOTO. Allestimento mostra “Campari: l'arte dell'industria”. ph. Marco Curatolo, Courtesy Galleria Campari

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