La settimana a Montecitorio - Numero 118
dal 13 al 17 luglio
Nella settimana dal 13 al 17 luglio, l’Aula della Camera si è interamente dedicata alle votazioni sulla legge elettorale, che ha avuto il via libera con 217 sì, 152 no e due astenuti. Il voto finale è avvenuto a scrutinio segreto, passaggio che si preannunciava estremamente delicato per maggioranza e Governo, visto che proprio a scrutinio segreto era stato bocciato per un solo voto l’emendamento firmato da tutti i gruppi di maggioranza che reintroduceva, seppur parzialmente, le preferenze.
La proposta prevedeva infatti il capolista bloccato e la possibilità per l’elettore di apporre tre crocette vicino ai nomi prescelti all’interno della lista composta dal partito, cancellando però contestualmente qualsiasi riferimento all’alternanza di genere, sia per i capilista che per le preferenze espresse dagli elettori. Un elemento che si sarebbe rivelato decisivo per la bocciatura della modifica. Quando poi si è trattato di votare un altro emendamento depositato da Futuro nazionale sulla reintroduzione secca delle preferenze, i relatori e il Governo, che in un primo momento avevano dato parere favorevole, si sono rimessi all’Aula. E anche questo testo è stato bocciato.
Il provvedimento prevede l’abbandono del metodo uninominale, con un sistema proporzionale puro ad eccezione dell’ipotesi in cui una coalizione raggiunga il 42 per cento dei voti sul territorio nazionale: in quel caso scatta un premio di governabilità di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. La scheda per la Camera e per il Senato presenterà i contrassegni dei partiti, accanto ai quali vi saranno i nomi dei candidati presentati dai partiti nell’ordine prescelto. Si tratta delle famose liste bloccate sul collegio, cui si aggiunge un altro listino, sempre bloccato, ma stavolta uguale in tutta la circoscrizione, relativo all’eventuale premio, che conterrà necessariamente tutti i capilista dei singoli collegi e dei singoli partiti. Con la bocciatura dei due emendamenti sulle preferenze, resta l’alternanza di genere sia nei capilista sia nelle liste, con l'obbligo di rispetto delle quote di genere 60-40. Restano anche le attuali soglie di sbarramento per l’ingresso in Parlamento: il 10% per le coalizioni e il 3% per le liste, ma viene previsto un ripescaggio per il migliore coalizzato. Altra novità rispetto alla normativa attuale è l’indicazione del candidato premier da parte della coalizione sul programma elettorale depositato al Ministero dell’Interno, con alcune modifiche tecniche per preservare le prerogative del Presidente della Repubblica e il divieto costituzionale di vincolo di mandato.
Maggioranza e opposizione hanno raggiunto un accordo solo su un punto: quello che consente a chi vive in una Regione diversa da quella di residenza di iscriversi in un elenco speciale del Comune di domicilio senza dunque essere costretto a tornare a casa per votare. La durata della permanenza deve essere di almeno 9 mesi per motivi di studio e lavoro, di 3 mesi per motivi di cura, assistenza sanitaria, terapia o trattamento medico. Viene poi modificata la circoscrizione Estero: deputati e senatori restano gli stessi (rispettivamente 8 e 4), ma alla Camera si creano due circoscrizioni, una per l’Europa, incluse Russia e Turchia, e una per tutto il resto del mondo, al Senato una sola. Infine, chi ha costituito un gruppo parlamentare in almeno una delle Camere prima del 31 dicembre 2025 non dovrà raccogliere le firme: resterebbero fuori da questa norma, dunque, PiùEuropa e Futuro nazionale che infatti hanno presentato appositi emendamenti, tutti bocciati.
Anche la prossima settimana l’Aula sarà impegnata su un argomento che divide fortemente maggioranza e opposizione: le pre-intese sull’autonomia differenziata di Piemonte, Veneto, Liguria e Lombardia, insieme al decreto sui grandi eventi sportivi e ai disegni di legge sulla Giornata “Enzo Tortora” in memoria delle vittime degli errori giudiziari e sullo sviluppo del settore agricolo.





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