Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

SALVATORES: “COME DIO COMANDA” NON E’ UNA TRASPOSIZIONE MA UN SUCCO EMOTIVO

SALVATORES: “COME DIO COMANDA” NON E’ UNA TRASPOSIZIONE MA UN SUCCO EMOTIVO

Roma, 15 dic - “Un film emotivo, per certi versi ancestrale. Raccontiamo una storia archetipica che alla fine riguarda tutti noi a prescindere dal fatto che sia ambientata nel nord-est”. Il nord-est su cui accende le luci “Come Dio comanda”, nei cinema da venerdì scorso, non ha la pretesa di descrivere un’intera area geografica; presenta piuttosto uno spazio mobile, quasi un limbo elastico di degrado ambientale e culturale che forse, mutando dialetti e idiomi, è possibile trovare anche dietro casa propria. In questo contesto emerge, quasi come un fiore di loto da uno stagno, il rapporto fra Rino Zena (Filippo Timi), neonazista disoccupato dall’indole violenta, e il figlio Cristiano (Alvaro Caleca), adolescente con negli occhi rabbia, paura e un amore smisurato per il padre. Assieme a loro ci sono Quattro Formaggi (Elio Germano), amico ed ex collega di Rino con disturbi mentali, e un assistente sociale (Fabio De Luigi) che minaccia di togliere la custodia di Cristiano al padre. E, assieme a tutti loro, c’è un omicidio. A raccontare questa storia è Gabriele Salvatores, regista della trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti, co-autore a sua volta di una sceneggiatura che prende una certa distanza dal testo originale. “L’idea di non realizzare un adattamento fedele è stata di Niccolò – racconta Salvatores - io a dire il vero ero piuttosto aperto all’idea di fare un thriller alla maniera dei Cohen, un noir in cui far convivere i momenti drammatici e grotteschi presenti nel romanzo. Alla fine però abbiamo considerato che con due ore di film avremmo rischiato di disperdere le energie e di non approfondire il tema centrale. Questo – sorride rivelando un retroscena – nonostante Diego Abatantuono si fosse già prenotato per il ruolo di Danilo (uno dei personaggi tagliati rispetto al libro, ndr)”. Ha così preso vita un progetto cinematografico diverso, con una sceneggiatura che non segue pedissequamente il romanzo proprio per riuscire a trasmetterne al meglio le emozioni. Ridurre per raccogliere il succo più denso. “E’ esattamente questo quello che abbiamo fatto – spiega Salvatores - anche perché avevamo di fronte una sfida difficile: far emergere un rapporto, quello fra padre e figlio, utilizzando personaggi negativi. Di certo non è possibile immedesimarsi in Rino Zena o in suo figlio Cristiano, ma è possibile guardare i due protagonisti con ‘pietas’ umana. Quasi con quella compassione con cui De André descriveva e raccontava i suoi personaggi. E abbiamo scelto di affidare questo rapporto ai sentimenti, alle emozioni”. E anche ai toni di una fotografia cupa, di una scenografia che rivela un territorio arido, e soprattutto di un accompagnamento sonoro potente, invadente, burrascoso. “La musica – sottolinea Salvatores – è uno dei veicoli principali che abbiamo scelto per raccontare questa storia, e alla fine è assurta quasi al ruolo di personaggio. Con Niccolò discutiamo spesso della colonna sonora quando cominciamo un progetto, lui è un grande appassionato: avevamo scelto di lavorare nell’area del post rock, lui stesso mi aveva chiesto di ascoltare alcuni gruppi di riferimento come gli Stereophonics. Abbiamo quindi cercato una musica che utilizzasse gli strumenti del rock, forte ed energica, ma che al tempo stesso tenesse presente anche la lezione minimalista. Ma la musica è stata un veicolo anche per noi: ho chiesto ai Mokadevic (il gruppo che ha composto larga parte della soundtrack, ndr) di scrivere le tracce prima che iniziassero i lavori, così da ascoltarle e restarne influenzato durante le riprese. E alla fine abbiamo anche girato spesso con la musica in playback”. “Come Dio Comanda” segna la seconda collaborazione fra Niccolò Ammaniti e Gabriele Salvatores dopo il fortunato “Io non ho paura”. “C’è una sensibile differenza di carattere e di visione fra noi – sottolinea Salvatores – perché lui è molto più noir, cattivo fino al cinismo, mentre io ho una vena più tendente al romantico. Questo senza dubbio ci compensa e ci completa: dai suoi romanzi emergono splendidi spaccati di contemporaneità, personaggi di oggi descritti con un taglio noir quasi spietato. Ma nelle sue storie ci sono anche degli archetipi ancestrali, come dicevo all’inizio, dei modelli antichi e immortali. Pensiamo a ‘Io non ho paura’. Cos’è un bambino nascosto in un buco se non una vecchia fiaba?”.

(Mca) (© 9Colonne - citare la fonte)
IM

Italiani nel mondo

NOVE COLONNE ATG

archivio

NOVE COLONNE ATG / SETTIMANALE

archivio

Turismo delle radici
SFOGLIA il Magazine

GLI ALFIERI DEL MADE IN ITALY

Le eccellenze italiane si raccontano

archivio

DALLE COMUNITA’
ITALIANE NEL MONDO

EDICOLA

Il meglio della stampa italiana all’estero

Logo Edicola

Speciali per l'estero