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Disuguaglianza chiama violenza

Disuguaglianza chiama violenza

di Paolo Pagliaro

A Hong Kong tra le ragioni della protesta ci sono i privilegi dei politici e  degli imprenditori  vicini a Pechino. In Cile, spiegano gli analisti dell’Ispi,  in milioni scendono in piazza contro le disuguaglianze esasperate create dal modello economico neoliberale promosso dalla dittatura militare e poi difeso, con correzioni cosmetiche, tanto dai governi di destra come di sinistra che si sono succeduti dopo Pinochet. In Iraq le proteste popolari hanno nel mirino la corruzione dilagante fra le istituzioni al potere e le disuguaglianze tra le classi sociali. Contro le elite e i loro privilegi si manifesta in Libano,  si scende in piazza al Cairo, si incendia mezza America latina  La disuguaglianza e la violenza sono strettamente intrecciate, come da Stanford documenta lo storico Walter Scheidel  nelle 500 pagine che il Mulino titola “La grande livellatrice”.
Scheidel, che il 23 novembre a Bologna terrà l’annuale prestigiosa lecito magistralis della casa editrice, sostiene che nella storia hanno prodotto l’effetto di ridurre le disuguaglianze solo le grandi guerre, il fallimento degli stati, le rivoluzioni e le epidemie.  Sono i quattro Cavalieri dell'Apocalisse che mandando in frantumi l’ordine costituito hanno rimescolato  la distribuzione del reddito e della ricchezza. Tutto il resto – socialdemocrazia, riformismi, dottrine sociali – ha mancato il bersaglio, con il risultato che alla fine le disuguaglianze sono aumentate .
A tutti noi che apprezzeremmo una maggiore uguaglianza economica il professore rammenta che, con rarissime eccezioni, essa è stata sempre generata solo nel dolore. “Fate attenzione a ciò che vi augurate” conclude Scheidel, come per ricordarci che nessun pasto è gratis.

 

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