Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

A Torino un “Viaggio
nel Giappone
che cambia”

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

A Torino un “Viaggio <BR> nel Giappone <BR> che cambia”

La Pinacoteca Agnelli di Torino presenta, fino al 16 febbraio, l’esposizione “Hokusai, Hiroshige, Hasui. Viaggio nel Giappone che cambia” che presenta le opere di due grandi maestri del “Mondo Fluttuante” dell’Ottocento, Katsushika Hokusai (1760 - 1849) e UtagawaHiroshige (1797 - 1858), insieme alle stampe moderne di KawaseHasui (1883-1957), pittore esponente del movimento shinhanga ("nuove stampe"), che portò avanti i temi e le tecniche delle silografie policrome anche nelle epoche Meiji (1868-1912), Taishō (1912-1926) e parte della Shōwa, fino a metà degli anni Cinquanta del Novecento quando venne nominato “Tesoro nazionale vivente” nel 1956. Il percorso espositivo propone, attraverso una selezione di 100 straordinarie silografie dei tre maestri, un viaggio nei luoghi più suggestivi del Giappone, reali e immaginari, raccontando il mondo artistico di un paese che tra fine Ottocento e inizio Novecento subisce un’enorme trasformazione sotto l’influenza dell’Occidente alla scoperta di come il mondo fluttuante, reso noto dai primi due maestri, scivoli dentro una società che aspira ai canoni artistici europei, e non solo, di cui Hasui è testimone. (Ph. Pinacoteca Gianni e Marella Agnelli)


TORINO: OMAGGIO AD EMILIO PRINI

Fondazione Merz, in collaborazione con Archivio Emilio Prini, presenta fino al 9 febbraio un’esposizione concepita come omaggio all’artista Emilio Prini (Stresa, 1943 – Roma, 2016), protagonista dell’arte povera, uno dei movimenti artistici recenti più influenti e radicali, fortemente connesso al contesto politico e sociale della seconda metà del XX secolo. Un omaggio doveroso da parte della Fondazione torimese ad un artista discusso, sfuggente, certamente geniale, ironico, autentico e provocatore. La mostra è anche un’occasione per ripercorrere un legame di amicizia e di profonda stima tra Prini e Mario Merz. Per la prima volta un nucleo di oltre quaranta opere di Emilio Prini, dal 1966 al 2016, viene portato in mostra per attivare una riflessione critica e storica intorno all’esperienza di uno dei più interessanti rappresentanti dell’Arte povera. Il percorso espositivo e l’allestimento sono stati concepiti dalle curatrici nel rispetto della filosofia dell’artista anche grazie alla profonda conoscenza e vicinanza con l'uomo Prini, amico e padre.

MILANO: I “MULTIPLI” DELL’ARTE POVERA

Ica - Istituto Contemporaneo per le Arti di Milano presenta, fino al 2 febbraio, in concomitanza con la personale di Simone Forti, un nuovo episodio di Gallery Focus, percorso documentario in capitoli della storia delle gallerie italiane che più di altre, dagli anni Cinquanta a oggi, hanno contribuito a definire l’identità dell’arte contemporanea nel nostro Paese. Attraverso una selezione di materiali d’archivio, opere e racconti di esperienze, Gallery Focus restituisce una ricognizione fedele delle atmosfere che hanno interessato gli ambienti artistici all’epoca della ricostruzione, prima, e del boom economico, poi, e che hanno contribuito attraverso uno scambio multidisciplinare e innovativo a un vero e proprio aggiornamento della cultura visiva italiana. La seconda edizione di questo viaggio meta-istituzionale è il racconto – condotto attraverso i documenti (fotografie, libri, riviste, inviti, locandine, schede illustrative, scritti) ma anche alla luce di un’ampia selezione di opere – dell’esperienza di Multipli, galleria aperta a Torino nel 1970 da Giorgio Persano. Con questo nome la galleria ha dato vita tra il 1970 e il 1975 a un importante lavoro sull’idea di ‘multiplo’, visto come motore per una nuova ricerca espressiva. Per svilupparla, la galleria ha lavorato unicamente con gli artisti dell’Arte Povera e con alcuni artisti italiani dell’area del Concettuale, distinguendosi per il suo approccio sperimentale. La mostra Arte Povera e “Multipli, Torino 1970 - 1975 “– curata da Elena Re, critica d’arte e curatrice indipendente, cui va riconosciuto il merito di aver contribuito alla valorizzazione internazionale dell’opera di Luigi Ghirri – ha lo scopo di far emergere l’unicità dell’operato di Multipli durante questo quinquennio. Il progetto espositivo, presentato a Berlino alla galleria Sprüth Magers nel 2014, è ora in mostra a ICA Milano con una veste curatoriale aggiornata.

RAVENNA: LA ‘MADONNA DEL PATROCINIO’ DI DURER

Fino al 2 febbraio il Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo (Ravenna), ospitano la mostra “Albrecht Dürer. Il privilegio dell’inquietudine”, un ambizioso progetto espositivo sulla produzione grafica di Durer, con più di 120 opere provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private italiane. La mostra compone la cornice perfetta per un evento eccezionale: il museo ospita la speciale esposizione della Madonna del Patrocinio, nota anche come Madonna di Bagnacavallo, uno straordinario dipinto del grande Maestro di Norimberga “scoperto” nel 1961 dal sacerdote-studioso Antonio Savioli dopo che, a memoria d’uomo, era sempre stato davanti agli occhi delle monache di clausura bagnacavallesi come anonimo oggetto di devozione. Da quel momento la Madonna del Patrocinio “riemerse” alla luce della ricerca storico-artistica con la forza di una rivelazione inaspettata e sorprendente, provocando sin da subito l’estasiata sorpresa di Roberto Longhi che non esitò a ravvisarvi la mano del grande Albrecht Durer. L’improvviso interesse mediatico e della comunità scientifica intorno a quel dipinto rappresentò allo stesso tempo un motivo di turbamento per le monache, che si ritrovarono inconsapevolmente custodi di un vero e proprio tesoro, ma soprattutto, come ricordano le cronache dell’epoca, si ritrovarono a non saper più come fare «per rispondere alle numerosissime richieste di visionare l’opera che giungono loro da ogni parte d’Italia e dall’estero». Anche per questo motivo la comunità maturò l’idea di alienare la preziosa tavola, progetto che si concretizzò all’inizio del 1969 con la vendita al collezionista-mecenate Luigi Magnani. In quella data la Madonna del Patrocinio lasciò così per sempre Bagnacavallo, senza che ci fosse mai stato un solo momento di esposizione ai cittadini bagnacavallesi.

ROMA, PALAZZO BARBERINI: NUOVO ALLESTIMENTO CAPOLAVORI ‘600

A Roma, le Gallerie Nazionali di Arte Antica riaprono al pubblico 10 sale situate nell’ala nord del piano nobile di Palazzo Barberini, completamente restaurate e con un nuovo percorso espositivo, organizzato secondo un ordine cronologico e geografico, dal tardo Cinquecento al Seicento.Le Gallerie Nazionali di Palazzo Barberini riacquistano così 550 mq di spazio espositivo per il prezioso nucleo dei propri capolavori seicenteschi, offrendo un punto di vista unico sulla portata rivoluzionaria della pittura di Caravaggio e della sua influenza in Italia e in Europa. Il restauro ha interessato le strutture architettoniche, l’impianto di illuminazione, la grafica e gli apparati didattici, con nuovi pannelli esplicativi e didascalie ragionate, nell’ottica di adeguare le sale al recente rinnovo dell’ala sud.80 le opere selezionate in un suggestivo percorso che permette, per la prima volta, di ammirare un’affascinante infilata di sale da un’ala all’altra del palazzo, attraverso il Salone Pietro da Cortona e la Sala Ovale. Dalle finestre, riaperte per l’occasione, si potranno ammirare i giardini del museo con inedite visuali.Un percorso espositivo circolare, che enfatizza il palazzo stesso, con un nuovo respiro e con un rinnovato equilibrio, in cui i visitatori potranno finalmente apprezzare le opere e gli spazi in tutta la loro ampiezza, valorizzando gli assi visivi da un capo all’altro del piano nobile, dallo scalone di Bernini a quello di Borromini.

ROMA: L’ENIGMA DEL REALE, LA COLLEZIONE POLETTI

Fino al 2 febbraio 2020 le Gallerie Nazionali di Arte Antica presentano nella sede di Galleria Corsini la mostra “L’enigma del reale. Ritratti e nature morte dalla Collezione Poletti e dalle Gallerie Nazionali Barberini Corsini” che espone, per la prima volta a Roma, le più significative Nature morte della collezione di Geo Poletti (Milano 9 aprile 1926 - Lenno 13 settembre 2012), storico dell’arte, connoisseur, pittore e collezionista, famoso per il suo occhio e giudizio infallibile, che formò la sua raccolta a partire dagli anni Cinquanta del Novecento. Con esse, altri quattro dipinti della sua raccolta che vengono messi a confronto con alcune opere delle Gallerie Nazionali, solitamente non esposte al pubblico, e con un’opera proveniente dal Museo nazionale di Varsavia, allo scopo di indagare relazioni, intrecci, scambi tra opere e artisti, anche inaspettati. Le 28 opere in mostra sono accomunate dall’adesione alla “Pittura di Realtà” e al naturalismo caravaggesco, in tutte le sue declinazioni note e per certi versi ancora enigmatiche. Il percorso espositivo si conclude affiancando per la prima volta insieme le tre versioni del Pescivendolo che sventra una rana pescatrice provenienti dalla collezione Poletti, dalle raccolte delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini e dal Museo nazionale di Varsavia. Un’occasione imperdibile di vedere riunite le tre tele, restituendo loro il contesto di provenienza e un’inedita lettura.

IMOLA RICORDA IL GRANDE SCENOGRAFO PIETRO ZUFFI

Dedicata allo scenografo, costumista, sceneggiatore, regista, grafico, pittore, decoratore Pietro Zuffi (Imola, 28 aprile 1919 – settembre 2006), l’esposizione “Pietro Zuffi. Uno scenografo tra la Scala e Cinecittà”, fino al 2 febbraio a Imola, vuole rendere omaggio, in occasione del centenario della nascita, alla figura di un artista strordinariamente poliedrico. Circa 150 opere che rendono il giusto tributo ad un artista che mai dimenticò la sua cittá natale. Il percorso inizia nel Ridotto del Teatro comunale “EbeStignani” di Imola dove viene valorizzata ed evidenziata proprio l’opera intrapresa da Zuffi nel mondo del Teatro lirico. Per il Teatro alla Scala di Milano Zuffi firmò memorabili scenografie, a partire dal 1954 fino al 1966. Inoltre disegnò figurini, bozzetti provenienti dall'Archivio storico e abiti teatrali conservati nel Magazzino – Laboratori Scala Ansaldo. In mostra quindici vestiti di scena creati da Zuffi per le opere: Vestale (1954), Aida (1956), Il Pirata (1958) e Il ritorno di Ulisse in patria (1964), La favorita (1975), fra cui cinque abiti iconici indossati da Maria Callas ‘la divina’, dal mezzosoprano EbeStignani, gli abiti di Giulietta Simionato, il saio indossato per La Favorita da Luciano Pavarotti, ecc. Tutti gli abiti dialogano con i bozzetti e i figurini firmati da Zuffi esposti negli stessi spazi. Accanto, inoltre, le fotografie di scena provenienti dal Fondo Zuffi di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola. La mostra continua negli spazi del Centro Polivalente “Gianni Isola” dove il pubblico è accolto dal costume di scena dell’Alceste indossato da Maria Callas. Si prosegue con il materiale relativo alle rappresentazioni teatrali dell’Alceste (1954), Mosè (1965), La donna del lago (1974) anche in questo caso in uno scambio costante con i figurini e bozzetti di Zuffi provenienti dal Teatro comunale di Bologna. In questa sede sono in mostra anche trentacinque fotografie che svelano la straordinaria vita privata e lavorativa dell’artista imolese accanto ai personaggi illustri del mondo dello spettacolo e delle arti: da Lawrence Olivier a cui era legato da una profonda amicizia al pittore Filippo De Pisis, da Maria Callas a Isabella Rossellini, da Carmelo Bene a Michelangelo Antonioni, da Jayne Mansfield a Barbara Bouchet, da Marcello Mastroianni a Roberto Rossellini.

VERONA: I 50 ANNI DELLA GALLERIA “STUDIO LA CITTÀ”

La galleria “Studio la Città” di Verona compie 50 anni e festeggia con una mostra curiosa, dal titolo volutamente provocatorio. “Quello che non ho venduto…”, fino al 15 febbraio, mette assieme un’eterogenea selezione di opere di Stuart Arends, Pier Paolo Calzolari, Vincenzo Castella, Lucio Fontana, Jacob Hashimoto, Emil Lukas, David Simpson, Ettore Spalletti, solo per citarne alcuni. “Credo di aver fatto quello che volevo, senza tanti compromessi ma sempre alla ricerca di una perfezione introvabile” afferma la gallerista Hélène de Franchis. “Un vecchio adagio del mondo dell’arte recita che la ricchezza dei galleristi sta in ciò che non hanno venduto, piuttosto che in quello che hanno venduto, nel senso che il tempo - sempre galantuomo - rivaluta enormemente quelle opere che al momento della loro esposizione in galleria non sono state capite, perché troppo anticipatrici o difficili, e sono rimaste in magazzino (o quelle opere che il gallerista ha deciso di tenere per sé …). Quel che Hélène non ha venduto - o non ha voluto vendere - è una nuova mostra, attualissima, che è il sunto di cinquant’anni di scelte, e la sintesi di cinquant’anni di autoritratti" afferma il curatore Marco Meneguzzo. Ripercorrendo le stagioni della galleria, questa mostra realizza al contempo l’autoritratto di una gallerista, ma anche un viaggio attraverso varie correnti dell’arte contemporanea italiana e internazionale, dagli anni ’50 ad oggi. Dalle ceramiche di Lucio Fontana, passando poi per l’astrattismo monocromo e iridescente di David Simpson, attraverso i grandi nomi dell’Arte Povera con i neon di Pier Paolo Calzolari, le sculture di Ettore Spalletti, fino ai più recenti lavori degli americani Emil Lukas e Jacob Hashimoto.

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