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Amazon: uno sciopero
per l’intelligenza artificiale

Amazon: uno sciopero <br> per l’intelligenza artificiale

di Michele Mezza

(22 marzo 2021) Se tre minuti vi sembran troppi provate voi a lavorar.  Potrebbe essere questa la strofa che oggi i lavoratori di Amazon nel corso del primo sciopero nazionale del gruppo avrebbero potuto cantare, adeguando la storica canzone del movimento operaio  “se 8 ore vi sembran poche". Tre minuti, 180 secondi, è il tempo medio che il sistema automatizzato di Amazon prevede per le operazioni di consegna di un pacco. Uno dei tanti parametri programmati dal software che guida e sorveglia il lavoro di tutta la catena della logistica del principale sistema di e commerce del mondo.
In questi mesi di lockdown abbiamo imparato a capire quanto questo sistema sia ormai fondamentale per la nostra vita. E i lavoratori di Amazon hanno a loro volta imparato come possa essere inflessibile un algoritmo che organizza il tuo lavoro. Da una media di 70 pacchi al giorno, ogni riders della  rete distributiva è arrivato oggi a doverne consegnare più di 300, con punte che arrivano a 450. Un ritmo che Ken Loach nel suo film  Sorry we missed you aveva  descritto fedelmente. 
Il clima nei capannoni che sono disseminati lungo la penisola, e in cui si accumulano milioni e milioni di plichi che Amazon sposta ogni giorno- siamo arrivati a consegnarne complessivamente fino a 1 milione e 600 mila in una sola giornata, spiega un delegato sindacale- viene descritto come paradossale. Una frenetica gara di tutti contro tutti, monitorata e registrata dai sensori che riprendono ogni minimo movimento di ogni singolo lavoratore. Gli altoparlanti lanciano slogan ed incitamenti citando le squadre più produttive e mettendo in palio una consumazione al bar per chi supera il record del giorno. Mentre fuori da questi formicai una rete di decine di migliaia di  riders, tutti gestiti in appalto da una pletore di piccole ditte, corrono all’impazzata per cliccare il qr code che certifica l’avvenuta consegna. Complessivamente si arriva a dieci ore al giorno per una media di 1.330 euro mese. Sarebbe solo una versione aggiornata di Tempi Moderni di Charlot se dietro e davanti a tutto questo non vi fosse un algoritmo. Ossia se tutto il sistema di iper sfruttamento non rispondesse alle necessità di un modello di intelligenza artificiale che  cataloga ed elabora i dati ricavati dal monitoraggio di tutti i singoli movimenti in vista di una ulteriore automatizzazione del processo.
Lo sciopero di oggi ovviamente ha reclamato un tavolo per negoziare questa organizzazione del lavoro. Ma  in palio non c’è solo l’ottimizzazione della produzione e il ruolo dei lavoratori quanto il destino stesso del lavoro. Amazon infatti è un’impresa bicefala. Da una parte è nota come la grande piattaforma di e commerce , dall’altra, ed è la componente più redditizia, è il proprietario delle memorie cloud di interi paesi, come la stessa Italia. L’intreccio di queste due funzione  spinge il processo di automatizzazione di ogni attività sulla base appunto della potenza di calcolo alimentata da una massa immensa di dati che provengono dall’e-commerce. Alla fine di questo processo troviamo  l’ambizione di smaterializzare tutto il lavoro, creando la massima automatizzazione possibile, dove dalla movimentazione dei pacchi fino alla motivazione dell’acquisto  si crea un'unica catena di condizionamenti automatici .
Diventa dunque essenziale che oltre che  rendere trasparente e condivisa l’attuale organizzazione del lavoro, si apra una fase di negoziazione proprio sulle strategie tecnologiche: dove e come ricavare forme di miglioramente dei servizi e al tempo stesso assicurare una piena dignità e autonomia ai lavoratori. In questa prospettiva diventa essenziale quanto sta accadendo nel cuore di Google, con la contrapposizione fra il motore di ricerca e una parte dei usoi dirigenti che rivendicano il controllo e la consapevolezza sui sistemi  di intelligenza artificiale che vengono sviluppati da Google. Il licenziamento delle due responsabili dell’etica dei sistemi semantici del gruppo , Timnit Gebru e Alexandra Mitchell, pongono temi concreti anche al movimento sindacale e alle istituzioni europee: civilizzare senza inibire il processo di sviluppo tecnologico significa aprire le porte ad una socializzazione proprio delle fasi di ricerca e sviluppo degli algoritmi complessi. Esattamente come viene rivendicato per i vaccini. Condividere e adattare la scienza sta diventando una tappa indispensabile nella nuova società della conoscenza e  lo sciopero di Amazon è un passaggio che rende concreto e visibile questo obbiettivo. 

 

 

(© 9Colonne - citare la fonte)