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direttore Paolo Pagliaro

Il vaccino italiano
fermato dal giudice 

Il vaccino italiano <br> fermato dal giudice 

di Paolo Pagliaro

Dopo che la Corte dei Conti ha bloccato il finanziamento pubblico all’azienda biotech ReiThera di Castel Romano, rischia di finire qui la storia del primo vaccino italiano contro il Covid 19, che – dopo essere stato testato su 900 volontari in 26 centri – sta ormai superando la fase 2 della sperimentazione. Nessuno sa con precisione perché la magistratura contabile abbia deciso di non autorizzare il pagamento dei 50 milioni, di cui 41 a fondo perduto, promessi all’azienda dal Ministero dello Sviluppo Economico e da Invitalia. Le motivazioni alla base della decisione verranno rese note entro trenta giorni, quando saranno trascorsi quattro mesi dal giorno in cui il governo prese l’impegno di sostenere la produzione del vaccino. Sono questi i tempi giudicati congrui anche di fronte a un’emergenza sanitaria. Perché ci sia bisogno di un vaccino italiano lo spiega oggi a Repubblica Paolo Maggi, l'infettivologo che coordina la sperimentazione. Perché, dice, siamo sotto lo schiaffo delle aziende straniere, soprattutto americane. Perché se per qualche motivo ci venisse a mancare Pfizer ci troveremmo in difficoltà. Perché dovremo fare dei richiami. Perché esiste la plausibilità biologica di una nuova pandemia. E non da ultimo perché i due vaccini italiani, oltre a ReiThera anche Takis, sono ottimi dal punto di vista scientifico. Letto oggi, suona beffardo il comunicato con cui il 12 maggio la stessa Corte dei Conti spronava lo Stato a “erogare con sollecitudine le sovvenzioni per i progetti di ricerca, in particolare quelli per fronteggiare l’epidemia Covid-19”.

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