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GERMANIA, SASSOLI: ORA
ALLEANZE PIU’ ALLARGATE

GERMANIA, SASSOLI: ORA <BR> ALLEANZE PIU’ ALLARGATE

Il risultato delle elezioni tedesche “era annunciato dai sondaggi, ma personalmente mi aspettavo una vittoria dell'Spd e un buon risultato dei Verdi peri temi posti al centro della loro campagna elettorale. Sono le questioni della vita delle persone: il lavoro di qualità, il salario minimo, la sostenibilità sociale e ambientale. Sono i temi con cui tutti devono fare i conti, in famiglia, in fabbrica, nel mondo dei servizi. Spd e Verdi in campagna elettorale sono sembrati più coinvolti con i problemi reali delle persone. E sonò stati premiati per questo”. Lo afferma il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, in una intervista al Corriere della Sera. “Il voto conferma la solidità della democrazia tedesca e la chiara visione europeista. Nel pieno di trasformazioni politiche e geopolitiche epocali, il voto manda all'Europa un messaggio progressista, ma anche di stabilizzazione. L'estrema destra esce pesantemente sconfitta. E evidente che dalla crisi si esce mettendo al centro le persone, la coesione, la solidarietà. Questa è la strada che l'Europa ha intrapreso durante il Covid e non dobbiamo smarrirla”. La Cdu è crollata ma lo scarto con la Spd è poco. La Germania nell'Ue cambierà? “La posizione della Germania in Europa non cambierà molto almeno nell'immediato anche se, come tutti i Paesi membri, dovrà affrontare le grandi trasformazioni dell'economia e della società. Per questo sarà inevitabile, per l'Ue, affrontare la discussione sul necessario aggiornamento dei propri strumenti, tra cui il patto di Stabilità, per sostenere a lungo la ripresa con regole nuove e sostenibili”. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ne esce indebolita? “Assolutamente no. La Commissione, guidata dalla presidente von der Leyen, ha affrontato l'emergenza più difficile della nostra storia con grande efficacia. È stata il motore di tutte le misure assunte dall'Ue, sia sul versante sanitario, che su quello economico e fiscale. E il Parlamento europeo l'ha sempre sostenuta. Questo approccio resterà la cifra del suo mandato. Naturalmente, Commissione e Parlamento non possono agire in solitudine ma occorrerà la volontà politica di avanzare sulla strada delle riforme da parte dei governi dei 27”. Come cambiano gli equilibri in Europa? “Certamente siamo in presenza di una dinamica politica nuova in Europa, che non potrà non riflettersi in una maggiore pluralità nelle alleanze e nelle aggregazioni. Del resto, anche il Parlamento Ue che presiedo dal 2019 è il riflesso di una maggiore frammentazione politica. Già dopo le elezioni europee era chiaro che la vecchia tradizionale maggioranza non era più possibile. Per questo, sin dall'elezione della presidente della Commissione, ho lavorato per un allargamento della coalizione di maggioranza ad altre forze europeiste”. E conclude: “Nel Parlamento Ue il Ppe resta il primo gruppo politico e la Cdu/Csu la prima delegazione al suo interno. E’ chiaro però, ancor di più dopo questo voto, che nessun gruppo possa pensare di essere autosufficiente. Sono necessarie maggioranze plurali e allargate, dove tutti abbiano voce. Non posso immaginare che l'elezione del prossimo presidente del Parlamento possa avvenire fuori dal contesto politico di un accordo tra tutte le forze pro europee”. (28 set - red)

 

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