Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

DETENZIONE MINORI?
“SIA EXTREMA RATIO”

“Introdurre sanzioni penali a misura di minorenne, diverse da quelle degli adulti, come avviene in alcuni paesi europei. Per esempio, attività a beneficio della collettività o il divieto di uscire nel fine settimana. In questo modo i giudici avrebbero a disposizione numerose alternative, oltre a quelle introdotte oramai 34 anni fa, come la sospensione del processo con messa alla prova e l’irrilevanza del fatto. Così la detenzione resterebbe ancora di più l’ultimo strumento a cui ricorrere”. Si tratta di una delle proposte lanciate dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Carla Garlatti, intervenuta in chiusura dell’evento “Riscoprire il futuro. Diritti, responsabilità e percorsi nel sistema penale minorile”. Il convegno, organizzato in occasione della Giornata mondiale dell’infanzia, vuole porre l’accento sui diritti e sulla comprensione delle giovani vittime, ma anche degli autori, di reati. I reati commessi dai giovanissimi sono sempre più al centro del dibattito pubblico, basti pensare che “nei primi 4 mesi di quest’anno sono stati pubblicati 1909 articoli che hanno parlato di baby gang. In tutto lo scorso anno erano 1240 circa e in quello prima 750 circa”. “È un’attenzione mediatica senza precedenti”, secondo Garlatti, la quale sottolinea come, spesso, si tratti di “una narrazione che non dà spazio ai diritti delle persone coinvolte, siano essi autori o vittime”.

Ciò che emerge, dai vari interventi della giornata, è la necessità di comprendere meglio gli autori dei crimini, e di garantire un reinserimento in società, senza che gli stessi si sentano segnati dai loro errori. Per Gemma Tuccillo, Capo Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, “il percorso di accompagnamento e reinserimento dei giovani non può e non deve esaurirsi con la fine della sanzione. Tanto più il giovane riuscirà a essere preso in carico nell’ente locale in cui va ad inserirsi, tanto più ci sarà una tenuta. Se è importante una rete sociale forte perché sempre di meno siano i ragazzi che entrano nel circuito penale è altrettanto importante che quella stessa rete continui a tenere per mano il giovane durante il suo reinserimento”. Tra gli argomenti trattati vi è anche quello della giustizia riparativa, vista come la principale risposta al reato: “Dobbiamo riflettere – aggiunge Garlatti – sull’opportunità di intendere la giustizia riparativa come qualcosa che previene ed evita il processo penale”. “Nella giustizia riparativa – prosegue l’Autorità garante – assumono rilievo anche la vittima e i suoi diritti, che invece nel sistema penale non trovano sufficiente spazio. Chi ha subito un reato vede riconosciuti il proprio vissuto e la propria sofferenza e si sente compreso”. Per sostenere le vittime minorenni, soprattutto quando i fatti avvengono tra coetanei, l’Autorità garante ha proposto di istituire sportelli dedicati che possano offrire supporto psicologico, orientamento e accompagnamento, informazioni sui propri diritti e sul procedimento, incontri di gruppo. Importante infatti è lavorare affinché “la vittima non si senta abbandonata e dimenticata dalla società”. (PO / Par)

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