È stata inaugurata nei giorni scorsi al Museo delle Civiltà di Roma la mostra Villa Lituania degli artisti Nomeda & Gediminas Urbonas, a cura di Matteo Lucchetti, Curatore per le arti e culture contemporanee presso il Museo. Il progetto Villa Lituania – evento di chiusura del programma annuale 2023 con la supervisione generale di Andrea Viliani, Direttore del Museo delle Civiltà – torna in Italia sedici anni dopo aver rappresentato la Lituania alla 52a Biennale di Venezia nel 2007, vincendo la Menzione d’Onore della Giuria, e viene presentato al Museo delle Civiltà in occasione dei quarant’anni dalla morte di Stasys Lozoraitis, diplomatico residente presso la Villa dal 1937 al 1940. Villa Lituania è un’installazione multimediale che ruota attorno alla storia dell’edificio omonimo (costruito nel 1912 dagli architetti Pio e Marcello Piacentini e situato a Roma in Via Nomentana 116), che ospitò l’Ambasciata Lituana per pochi anni, dal 1937 al 1940, quando fu confiscata dall’allora Unione a diventando simbolicamente l’ultimo territorio occupato e, dopo il crollo dell’URSS nel 1991, utilizzato come sede dell’Ufficio Consolare dell’Ambasciata di Russia in Italia. Oggi, terminate le contese sull’edificio, esso rimane un contenitore di storie collettive e personali e un punto di partenza per analizzare una storia di liberazione dall’occupazione e il ruolo che vi ha svolto l’arte, in particolare il rapporto tra esseri umani e animali come una possibile via di uscita dal conflitto e dalle sue sedimentazioni. Nomeda & Gediminas Urbonas approcciano questa complessa storia diplomatica da una prospettiva artistica procedendo alla ricerca della verità storica attraverso il recupero di filmati di archivio inediti e intervistando alcuni testimoni, ma anche immaginando azioni che cerchino forme di riparazione dei rapporti tra i due Paesi. Tra queste l’azione portante di tutto il progetto attinge alla tradizione dei piccioni viaggiatori, utilizzati già 3000 anni fa da Egizi e Persiani ma impiegati anche durante i due conflitti mondiali del XX secolo per eludere i sabotaggi delle telecomunicazioni. Nel 2007 gli artisti propongono infatti che il giardino del Consolato Russo ospiti una colombaia che riceva i volatili portatori di un segno di pace provenienti dal Padiglione lituano a Venezia. Al diniego si ipotizza che la base di ritorno possa essere ospitata all’EUR, dove a quel tempo l’architetto italiano di origine lituana Massimiliano Fuksas sta costruendo il Nuovo Centro Congressi, “La Nuvola”, e accoglie entusiasticamente l’idea degli artisti di ospitare la base dei colombi nei pressi del cantiere. Nonostante il supporto di molte istituzioni, tra le quali il Municipio IX e l’allora Direzione Generale per l’Architettura e l’Arte Contemporanea del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, anche quella possibilità non si realizza. Urbonas sceglieranno, d’accordo con i molti addestratori con cui sono entrati in contatto in Italia, Lituania e Polonia, di liberare simbolicamente circa mille colombi il giorno dell’apertura del Padiglione lituano a Venezia, che faranno poi ritorno ai loro luoghi d’origine nel mese successivo.
A PALAZZO STROZZI DI FIRENZE KAPOOR DA RECORD
La mostra “Anish Kapoor. Untrue Unreal” a Palazzo Strozzi di Firenze fino al 4 febbraio, a cura di Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi e realizzata insieme al celebre maestro che ha rivoluzionato l’idea di scultura nell’arte contemporanea, continua ad essere ai primi posti delle classifiche delle esposizioni da vedere in Italia, superando i 70.000 visitatori. Nell’arte di Anish Kapoor, l'irreale (unreal) si mescola con l'inverosimile (untrue), trasformando o negando la comune percezione della realtà. Ci invita a esplorare un mondo in cui i confini tra vero e falso si dissolvono, aprendo le porte alla dimensione dell'impossibile. Caratteristica distintiva è il modo in cui le sue opere trascendono la loro materialità. Pigmento, pietra, acciaio, cera e silicone, per citare solo alcuni dei materiali con cui lavora, vengono manipolati, scolpiti, levigati, saturati e trattati mettendo in discussione il confine tra plasticità e immaterialità. Il colore in Kapoor non è semplicemente materia e tonalità, ma diventa un fenomeno immersivo, dotato di un proprio volume, spaziale e illusorio allo stesso tempo. La mostra - promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi con main partner Intesa Sanpaolo – presenta alcune attività collaterali in questi giorni di festa. Ogni mercoledì si tiene un laboratorio dedicato ad adulti e con bambini da 3 a 6 anni che attraverso momenti narrativi ed esperienze creative invita a esplorare la mostra e a dare forma e colore ai mondi meravigliosi che abitano nella nostra fantasia. Ogni domenica, alle 10.30 il laboratorio “Rosso, giallo, nero e un tocco di blu” per famiglie con bambini da 7 a 12 anni che prevede un percorso in mostra per scoprire le opere esposte a Palazzo Strozzi e un laboratorio creativo per sperimentare con i pigmenti colorati. Per una visita in autonomia è sempre disponibile il Kit famiglie, una mappa con cui esplorare le sale della mostra. Il kit suggerisce un percorso tra le opere con attività da fare di fronte alle sculture per giocare e avvicinarsi all’arte, lasciandosi stupire dall’immaginazione di Anish Kapoor.
LA “RAGUSA SOTTOSOPRA” DI NANNI LICITRA
È stata inaugurata presso la Galleria d’Arte Contemporanea Susanna Occhipinti di Ragusa, la personale del fotografo Nanni Licitra “Ragusa sottosopra”. Nativo di Vittoria, classe 1988, il fotografo presenta, fino al 20 gennaio, 15 tra primi piani, istantanee, inquadrature diverse scattate in analogico per un “reportage di un universo che si sgretola dove l’umano, a colpi di definizioni, asserzioni, modelli culturali, schemi sociali e religiosi affronta l’esercito del Caos provando a piegarlo e a dargli un ordine”. “I volti come maschere, la società narrata attraverso dettagli, come tanti frame di una pellicola” si legge nella presentazione. Il giovane artista siciliano inizia la sua ricerca fotografica nel 2008 attraverso un atteggiamento che lo porta a privilegiare un punto di vista distaccato, da spettatore. I suoi soggetti sono le periferie, i non luoghi e la società urbana e fragile che spesso li anima. Attratto dagli estremismi, le sue fotografie sembrano riflessioni emblematiche, soggetti e oggetti che si decontestualizzano dall’esperienza del quotidiano. Per la gallerista Susanna Occhipinti, curatrice della mostra, “Nanni Licitra è un giovane talento della fotografia italiana, appassionato sostenitore della fotografia analogica. In una società standardizzata che spesso per difendere vecchi principi non è capace di riconoscere le persone, Licitra affronta una realtà diversa e la affronta con tutte le sue contraddizioni, in modo non convenzionale, lontano dagli stereotipi e nei suoi paradigmi socioculturali”.
PAOLO MAGGIS TORNA A MILANO CON “SULLA PELLE”
Paolo Maggis torna a Milano con la mostra “Sulla pelle”, presso gli spazi di Fabbrica Eos Gallery fino al 18 Gennaio 2024. La mostra è una sintesi del lavoro di Paolo Maggis degli ultimi anni che, dopo un momento di ricerca sulle strutture della pittura documentato dal libro Close-up (a cura di Alberto Mattia Martini, Zel editore 2019), forte di quell’esperienza che ha portato il suo lavoro ai limiti dell’astrazione, torna a trattare l’immagine in maniera più descrittiva ed analitica. Se la pelle è per l’autore, in primo luogo, l’incarnato attraverso il quale vedere e sentire le vibrazioni del corpo animato da sentimenti, emozioni e pensieri, in secondo luogo indica la superficie della pittura che, scossa da gesti forti e nervosi, diventa pelle a sua volta, introducendo lo spettatore ad una visione più complessa ed articolata. La pittura vive in armonia con il soggetto pur mantenendo la sua indipendenza, arrivando a volte ad annullare i limiti che separano il soggetto dallo spazio. Le opere di Paolo Maggis scuotono perché pur mantenendo una forte estetica, introducendo elementi di rottura, frammenti, interferenze e distorsioni, preferiscono il sublime al bello, cioè quella bellezza ferita, che porta con sé un dolore profondo o una tragedia.





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