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direttore Paolo Pagliaro

Quando l’ autobus
era italiano

Quando l’ autobus <br> era italiano

di Paolo Pagliaro

Ci fu un’epoca  non lontana  in cui la Fiat  dava lavoro a 190mila persone -   400 mila con l’indotto -  produceva in 190  stabilimenti ed esportava made in Italy in una cinquantina di paesi.  Una potenza produttiva frutto, oltre che  di imprenditorialità, anche del generoso sostegno statale:  ha calcolato Federcocontribuenti che  dal 1975 a oggi la Fiat ha incassato dallo Stato 220 miliardi di euro,  tra casse integrazioni, prepensionamenti, rottamazioni, nuovi stabilimenti in gran parte finanziati con risorse pubbliche e contributi concessi a vario titolo.

L’esito – per il sistema paese - è stato infausto: di quella potente industria oggi rimane poco. L'Italia da Paese produttore ed esportatore di auto è diventato Paese di consumo di auto fabbricate altrove.  

Come segnala stamane il quotidiano Italia Oggi, lo stesso disastro sta ora per  ripetersi nel comparto  dei bus e delle autocorriere .  Un tempo due marchi, BredaMenarini e Iveco, giocavano un ruolo da protagonisti sui mercati. Oggi Iveco è controllata da Exor, la finanziaria degli  Agnelli con sede in Olanda, si occupa soprattutto di veicoli commerciali e i bus elettrici li costruisce in Francia e Repubblica ceca.  Mentre BredaMenarini, controllata da Invitalia e Leonardo, sta cercando un acquirente che non trova. L’azienda adesso si chiama  Industria Italiana Autobus e ha i suoi stabilimenti a Bologna e in Irpinia: per errori gestionali e finanziari è in agonia da alcuni anni nonostante le  commesse legate alla transizione ecologica. Se chiude, 600 persone perdono il lavoro e l’Italia dopo aver smesso di costruire automobili smette anche di costruire autobus.  

(© 9Colonne - citare la fonte)
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