Roma, 27 giu - “È un errore pensare che il fenomeno del combattimento tra animali sia residuale e quasi limitato: in realtà riguarda tutte le parti d'Italia, dal Nord al Sud, e ciò che è preoccupante è che si tratta di un fenomeno che è molto variegato e che in qualche modo va a intervenire non solo rispetto alla tutela degli animali, quindi maltrattamento e detenzione incompatibile di animali, ma anche sulla devianza minorile”. Così Federica Faiella, presidente di Cave Canem, a margine della conferenza stampa organizzata ieri in Senato per presentare i risultati della ricerca condotta nell’ambito del progetto ‘Io non combatto’, promosso da Fondazione Cave canem e Human World for Animals, che “proprio per questo va a interessare più ambiti: non solo la ricerca scientifica, non solo l'emancipazione giovanile, non solo la formazione, l'informazione e la divulgazione, ma anche la operatività, in collaborazione con le forze di polizia e la magistratura – spiega Faiella - Parliamo proprio di salvataggio di cani scappati al circuito del combattimento tra animali, che vengono accompagnati in un percorso di recupero comportamentale e, dove possibile, all'inserimento in un contesto familiare”.
(PO / Sis)
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