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‘Operaicidio’, storie dal lavoro che uccide

Libri
Ogni settimana uno scaffale diverso, ogni settimana sarà come entrare in una libreria virtuale per sfogliare un volume di cui si è sentito parlare o che incuriosisce. Lo "Speciale libri" illustra le novità delle principali case editrici nazionali e degli autori più amati, senza perdere di vista scrittori emergenti e realtà indipendenti. I generi spaziano dai saggi ai romanzi, dalle inchieste giornalistiche, alla storia e alle biografie.

 ‘Operaicidio’, storie dal lavoro che uccide

In un solo giorno, altre quattro persone sono morte sul lavoro. Yosif Gamal, detto Jimmy, 69 anni, è morto per essere caduto dal cestello di una gru, a Torino. Mamadou Touré, un operaio di 48 anni è stato schiacciato da un macchinario, in un’azienda che produce valvole industriali a Monza. Salvatore Sorbello, operaio di 53 anni è morto per essere precipitato da un’impalcatura nel catanese. Daniele Cucchiaro, 47 anni, è stato schiacciato da un muletto sulle rive del Tevere, a Roma. “Le cause di questi stillicidi di morte – osserva Luciano Canfora nella prefazione del libro “Operaicidio” scritto dal magistrato Bruno Giordano e dal giornalista Marco Patucchi ed edito da Marlin - non vanno iscritte al fato. Sono cause identificabili, che hanno un nome e un cognome. Per esempio, il morboso e cinico perseguimento del maggior profitto, che ha reso normale il meccanismo di inestricabili scatole cinesi dei subappalati, con l’arruolamento in nero di manodopera non doverosamente addestrata, ma presa per la gola perché priva di diritti e perciò pronta a tutto”.

“Operaicidio. Perché e per chi il lavoro uccide. Le storie, le responsabilità, le riforme” è un'opera di denuncia civile che affronta una delle tragedie più silenziose del nostro tempo. Il titolo stesso, un neologismo coniato dagli autori, nasce dalla constatazione che "le morti di lavoro sono venti-trenta volte superiori ai casi di femminicidio, cinque volte superiori agli omicidi delle mafie, ma curiosamente non esiste una parola per descrivere una tragedia civile come questa”. Il volume si distingue per il rigore analitico e la passione civile con cui Giordano (già direttore generale dell'Ispettorato nazionale del lavoro) e Patucchi affrontano una strage quotidiana che registra "una media di tre morti di lavoro al giorno, e di un infortunio al minuto" . Gli autori non si limitano a fornire fredde statistiche, ma restituiscono dignità e umanità alle vittime, raccontando "le vite invisibili dei morti di lavoro. Passioni, affetti, emozioni di chi è caduto nella trincea" del mondo produttivo. Il libro costruisce un percorso che dalle storie individuali risale alle responsabilità sistemiche e alle necessarie riforme. La forza del volume risiede nella sua capacità di trasformare numeri anonimi in volti, storie di vite perdute e famiglie distrutte, offrendo al contempo un'analisi lucida delle cause strutturali che troppo spesso rendono il lavoro un fattore di morte anziché di realizzazione umana. (9 set - IsaL)

(© 9Colonne - citare la fonte)