Un’occasione per scoprire gli scatti di Cristina Mittermeier: Intesa Sanpaolo apre al pubblico dal 3 ottobre al 15 febbraio 2026, nel suo museo delle Gallerie d’Italia – Vicenza, la mostra “Cristina Mittermeier. La Grande Saggezza” a cura di Lauren Johnston e in collaborazione con National Geographic. La mostra espone circa 80 fotografie, di cui tre inedite, e offre una panoramica sull’importante lavoro di ricerca della fotografa, biologa marina e attivista che, nel corso degli anni, ha documentato la bellezza del nostro pianeta, dai paesaggi alla fauna selvatica in continua evoluzione, alle diverse culture e tradizioni delle popolazioni che vivono in simbiosi con la natura. (gci)
LA GRANDE FOTOGRAFIA MONDIALE ESPOSTA ALLA SPEZIA
Dal 19 ottobre al 22 marzo 2026 il CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea della Spezia apre le sue sale alla grande fotografia. La mostra “Fotosintesi. Fotografie dalla Collezione Sozzani”, a cura di Maddalena Scarzella, presenta una selezione di oltre 100 opere fotografiche provenienti dalla collezione privata di Carla Sozzani, una delle figure più influenti della cultura visuale degli ultimi cinquant’anni. Karl Blossfeldt, David LaChapelle, Horst P. Horst, Urs Luthi, Laszlo Moholy-Nagy, Sarah Moon, Helmut Newton, Man Ray, Paolo Roversi, Alfred Stieglitz: sono solo alcuni degli artisti presenti in mostra. (gci)
“SULLE TRACCE DELL’INFANZIA”: A VENEZIA L’ARTE DI WALTER DAVANZO
Fino al 15 ottobre Spazio Thetis, nelle antiche tese dell'Arsenale Novissimo - Bacini di Venezia, presenta la personale di Walter Davanzo dal titolo “Sulle tracce dell’infanzia”, a cura di Saverio Simi De Burgis. La mostra indaga la memoria dell’infanzia come radice creativa e archetipo universale: fotografie scolastiche e ricordi personali diventano sulla tela un “album collettivo”, dove ironia e malinconia, realismo e lirismo si intrecciano. Non un’antologica, ma una tappa significativa nel percorso di un artista che da sempre fa della pittura un linguaggio vitale ed esistenziale. Spazio Thetis, polo culturale di Thetis S.p.A., conferma con questo progetto la sua vocazione a coniugare arte contemporanea, ricerca e sostenibilità in uno dei luoghi più suggestivi di Venezia. L'evento è in collaborazione con l'Associazione culturale Paolo Rizzi ETS di Venezia. (gci)
UN’ESPOSIZIONE PER RISCOPRIRE IL FUMETTO DI CREPAX
Conosciuto, apprezzato, amato per aver dato corpo e voce a una delle protagoniste più iconiche e rivoluzionarie della storia del fumetto, Guido Crepax (1933-2003) non è stato soltanto uno dei più indimenticabili autori italiani, ma un artista a tutto tondo, che ha affrontato diversi ambiti della cultura, dalla pubblicità al cinema, dal teatro alla televisione, dalla musica fino ai giochi da tavolo. Fondazione Brescia Musei in collaborazione con l’Archivio Crepax promuove la più varia antologica, finora mai realizzata sul suo lavoro, allestita al Museo di Santa Giulia a Brescia, dallo scorso 30 settembre al 15 febbraio 2026. L’esposizione, dal titolo “Guido Crepax. Sogni, Giochi, Valentina. 1953-2003”, curata da Alberto Fiz e Ilaria Bignotti, con la collaborazione di Camilla Remondina, rappresenta una occasione unica per analizzare la carriera dell’artista milanese, attraverso un percorso filologico che si sviluppa lungo un arco temporale di cinquant'anni, mettendo in evidenza l'importanza di un autore che ha rivestito un ruolo significativo nell’arte e nella cultura italiana del dopoguerra. L’allestimento, curato dallo Studio Top Tag, propone un viaggio immersivo nel mondo di Crepax, nel quale il visitatore riesce ad apprezzare appieno la ricchezza dei materiali esposti, attraverso molteplici rimandi incrociati tra colori, parole, immagini, dispositivi audio-video, giochi di luci e ombre, silhouette e gigantografie. La mostra approfondisce la vasta produzione di Crepax nel suo dialogo proficuo con le arti attraverso 150 opere, alcune delle quali mai esposte, tra 100 tavole originali, bozzetti, disegni, progetti pubblicitari, storyboard di film, copertine di dischi, giochi e documenti come il carteggio con Federico Fellini o lo scambio epistolare con Louise Brooks. Il percorso espositivo, suddiviso in sette sezioni tematiche, si apre con una selezione di opere focalizzate sull’importanza che la letteratura e le arti hanno esercitato sul linguaggio di Guido Crepax; fortemente ispirato dai grandi classici, spaziò attraverso vari generi letterari, dall'horror alla fantascienza, dallo storico all'erotico, come dimostrano le sue tavole e prima ancora i lavori giovanili dedicati a Robert Louis Stevenson, Franz Kafka ed Edgar Allan Poe. In molte opere ricorrono anche citazioni esplicite alla storia dell’arte: nel primo racconto a fumetti apparso su “Linus” nel 1965, Valentina visita gli affreschi di Masolino da Panicale a Castiglione Olona, mentre nell’opera La Marianna la va in campagna del 1968 si assiste a una delle perfomance di Yves Klein note come Antropometrie. O ancora, nella storia Il falso Kandinsky del 1991 Valentina è immersa nelle atmosfere del maestro dell’astrattismo e ne La sindrome di Moore del 1990 arriva a dialogare con le sculture di Henry Moore. La rassegna prosegue con il capitolo in cui si sottolinea l’attenzione che Crepax dedicò agli aspetti psicologici e onirici della realtà, tradotti in tavole e racconti dove il mistero e l’inconscio, il perturbante e il rimosso risultano temi centrali. È il caso, ad esempio, de I sotterranei del 1965, in cui Valentina, alle prese con un misterioso popolo, si trova avvolta in un’atmosfera che evoca il viaggio al centro della terra di Jules Verne con reminiscenze sulle origini mitiche del popolo tedesco e ricordi legati alla storia più recente dell’occupazione nazista. Il cinema, il teatro e anche la televisione rappresentarono per Crepax una fonte inesauribile d’ispirazione. Numerosi sono i riferimenti ai film e ai registi che si ritrovano nelle sue strisce, da Ejzenstejn a Bergman, da Lang a Pabst, da Godard a Truffaut, da Welles a Kubrick, da Visconti ad Antonioni e soprattutto Federico Fellini a cui dedicò la storia a fumetti Bianca 8 1/2. La sezione propone molte tavole ricche di questi richiami, accanto ai disegni per i costumi del teatro. In questo ambito nel 2000 Crepax ha immaginato i costumi per la Salomé di Paolo Scheriani e nel 2001 per la Lulu di Alban Berg, diretta da Mario Martone. Crepax ha anche collaborato con il mondo della televisione: nel 1967 ha ideato la sigla della trasmissione “Diamoci del tu”, con Caterina Caselli e Giorgio Gaber e nel 1976 quella di “Notte matta”, varietà con Loretta Goggi e Massimo Ranieri. Il percorso tematico intitolato Il suono dell’immagine documenta quanto la musica sia stata presente nella sua vita. Con questa forma d’arte, Crepax ebbe un legame familiare: il padre Gilberto, infatti, era il primo violoncello nell’orchestra della Scala di Milano, mentre il fratello maggiore Franco era un manager discografico e scopritore di talenti, tra cui Paoli, Gaber, Jannacci, Endrigo, Tenco, Vanoni. In quarant’anni, dal 1953 al 1993, Crepax ha disegnato oltre 300 copertine di dischi, delle quali una preziosa selezione è esposta scenograficamente in mostra a Brescia. La mostra prosegue analizzando la passione di Crepax nei confronti delle epoche della storia antica e contemporanea. Alle tavole che riscostruiscono interessanti spaccati socioculturali della sua epoca, si affiancano le scrupolose documentazioni delle vicende del passato, rappresentate nei monumentali giochi da tavolo, come la battaglia di Pavia del 1525 o la battaglia risorgimentale di Solferino e San Martino del 1859. Non poteva mancare una sezione dedicata alle protagoniste femminili del mondo di Crepax. Al di là della conturbante bellezza e dell’erotismo, è significativo osservare la sua capacità d'indagine psicologica dalla quale scaturiscono personalità di carta come Anita, Bianca, Belinda o Effi, in grado di rappresentare l’evoluzione del ruolo della donna e la sua complessità dalla seconda metà degli anni Sessanta al nuovo Millennio. Quanto a Valentina, alter ego del suo autore, è l’unico personaggio dei suoi fumetti di cui viene disegnata la nascita. Dotata di una carta d’identità, diviene madre, mette gli occhiali, invecchia e nello stesso tempo si fa interprete della moda e del gusto del suo tempo. La mostra ricostruisce anche il triangolo letterario che dà vita alla figura di Valentina: da un lato la moglie Luisa e dall'altro la fascinazione per l’attrice americana diva del cinema muto, Louise Brooks. Il percorso espositivo si chiude con una serie di opere che testimoniano l’interesse di Crepax per il mondo della moda e il costume, da lui seguiti nei decenni leggendo riviste come “Elle” e “Vogue”, guardando le vetrine delle boutique milanesi o rovistando nell’armadio della moglie Luisa. Nel 1985 in occasione di Modit, Crepax disegna Valentina che indossa i capi dei grandi stilisti italiani degli anni Ottanta e tre anni dopo, nel fumetto Il sogno della moda, Bianca e Valentina attraversano le fasi salienti della moda italiana, mentre in Doppio sogno. Alla ricerca dei vestiti perduti del 1994 Crepax fa incontrare Valentina con la stilista Mariuccia Mandelli, in arte Krizia. Anche la pubblicità ha un ruolo importante nella carriera di Crepax: numerosi sono i marchi per i quali ha lavorato, come Campari, Dunlop, Rizzoli, Standa. Per la campagna Shell vinse la Palma d’Oro nel 1957; per Terital, azienda specializzata nella produzione di fibre sintetiche, inoltre, disegnò una decina di Caroselli incentrati sul personaggio di Terry. Arricchisce la mostra una selezione di video sulla vita e l’opera di Guido Crepax e un catalogo, edito da Skira, con testi a firma di Alberto Fiz, Ilaria Bignotti, Stefano Bartezzaghi, Antonio e Luisa Crepax. L’esposizione si tiene in contemporanea (3 ottobre – 15 febbraio 2026) con la mostra “Mondi, viaggi, storie… e poi c’è Jacovitti!”, allestita anch’essa al Museo di Santa Giulia, che presenta, per la prima volta al pubblico, una parte del ricchissimo patrimonio illustrativo dell’archivio storico dei bozzetti di Editrice La Scuola. Entrambe le iniziative s’inseriscono nel filone d’indagine che la Fondazione Brescia Musei dedica all’illustrazione e che ha già proposto Victoria Lomasko (The Last Soviet Artist, 2022), Lorenzo Mattotti (Storie, ritmi, movimenti, 2023) e Majid Bita (Il canto del dolore, 2023). La mostra è accompagnata da un ricco public program curato dalla sezione Attività Educative e Public Engagement della Fondazione Brescia Musei, che propone un’ampia offerta di attività destinate ad adulti, famiglie con bambini e alle scuole di ogni ordine e grado della provincia. Oltre alle visite guidate alla mostra, in programma ogni domenica alle ore 11.00, il calendario include visite speciali condotte dalla curatrice Ilaria Bignotti e le “Specialissime visite”, appuntamenti straordinari durante i quali il pubblico sarà guidato, di volta in volta, da uno dei tre figli di Guido Crepax – Antonio, Caterina e Giacomo – per un percorso che intreccia l’arte e la biografia dell’autore, tra aneddoti personali e racconti di famiglia, offrendo uno sguardo unico e coinvolgente sulla figura dell’artista e sull’uomo dietro il mito. La mostra è fruibile anche attraverso un’audioguida gratuita, in cui sono gli stessi curatori a condurre i visitatori lungo il percorso espositivo, offrendo approfondimenti e racconti inediti sull’opera e sulla figura di Guido Crepax. (gci)
TORINO, AL MAUTO L’ESPOSIZIONE SU “RITORNO AL FUTURO”
In occasione del quarantennale del primo film della saga “Ritorno al Futuro” di Robert Zemeckis, il MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile di Torino presenta la mostra “Ritorno al futuro. Prototipi di tempo” (dallo scorso 1° ottobre al 11 gennaio 2026) che esplora la relazione profonda tra due degli oggetti di design di massa più iconici – gli orologi e le automobili – mettendone in luce le risonanze emotive, meccaniche e simboliche. Attraverso questa lente, la mostra a cura di Gianluigi Ricuperati indaga la percezione contemporanea del tempo - sempre più accelerata e frammentata dall’era digitale - celebrando al contempo il quarantesimo anniversario di “Ritorno al Futuro”, il film in cui un’automobile si trasforma letteralmente in una macchina del tempo. “La mostra conferma il ruolo del Museo quale dispositivo del contemporaneo. Un lavoro avviato due anni fa con i progetti di Paul Etienne Lincoln, Cristian Chironi, Robert Kusmirowski e che prosegue con il riallestimento del percorso di visita permanente che, da fine ottobre, vedrà l’innesto di opere d'arte del secondo Novecento in dialogo con la nostra collezione: bolidi del passato, capolavori di stile, hypercar e prototipi futuristici”, afferma Lorenza Bravetta, direttore del MAUTO. “La mostra che state per vedere ne contiene due, speculari eppure connesse, legate e insieme distinte, accomunate da un tema che le unisce: la meccanica del tempo e dello spazio, e ciò che permette di attraversarli. Mentre la ‘macchina del tempo’ rimane una chimera scientifica, la ‘cultura del viaggio nel tempo’ ha permeato tutta la nostra vita, soprattutto per mezzo del continuo ricorso a immagini e dati del passato che i social media e il cosmo digitale ci impone quotidianamente. È come se il tempo avesse insieme rallentato e accelerato”, dichiara il curatore Gianluigi Ricuperati. Protagonista della prima parte di esposizione è l’iconica DeLoreanDMC-12 del 1981 disegnata da Giorgietto Giugiaro, corredata da figurini e lucidi – provenienti dall’Archivio Italdesign – selezionati per raccontare il processo il creativo dietro alla vettura che ha segnato la storia di cinema e del design. La vettura – caratterizzata da superfici piane, spigoli vivi, carrozzeria in acciaio inossidabile non verniciato e spettacolari porte ad ali di gabbiano – incarna la visione di una vettura sportiva futuribile, diventata l’espressione estetica di un’epoca, cui continuano a fare riferimento i car designer di oggi per la sua modernità senza tempo. Oltre alla automobile e ai suoi disegni, la mostra omaggia il capolavoro pop con una serie di oggetti di scena originali dalla lavorazione del film, provenienti dalla collezione straordinaria di Bill e Patrick: il tastierino numerico TRW e l’interruttore dei circuiti temporali, entrambi appartenenti alla “Macchina del tempo”. Nella seconda parte, sono esposte dodici opere della serie Suspended dell’artista Anri Sala, tra le voci più rilevanti del panorama contemporaneo. Presentate per la prima volta insieme in una sede museale, le opere – dodici come il numero di ore del quadrante di un orologio – offrono una potente riflessione sulla sospensione e fluidità del tempo: disegni digitali di straordinaria bellezza che riflettono sulla relazione tra eidos e cronos, tra tempo e spazio, tra il visibile e l’impalpabile passaggio delle ore e dei minuti, la sola cosa che – pur non dando prova certa di esistenza, aldilà della misura matematica – lascia tracce indelebili sulle nostre vite. (gci)
NELLA FOTO. Kenya. 2025 @ Cristina Mittermeier
(© 9Colonne - citare la fonte)



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