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direttore Paolo Pagliaro

CONTI: CON SPREAD SOTTO
I 70 TESORETTO DA 17 MLD

CONTI: CON SPREAD SOTTO <BR> I 70 TESORETTO DA 17 MLD

La discesa dello spread tra BTP e Bund fino a 69 punti base e l’ipotesi che questo livello si mantenga stabile nei prossimi due anni, cioè sotto i 70 punti base, potranno garantire all’Italia risparmi ancora più consistenti sul fronte della spesa per interessi. Secondo una nuova stima del Centro studi di Unimpresa, aggiornata alle condizioni dei mercati delle ultime settimane, nel 2026 il minor costo del debito potrebbe attestarsi tra i 6 e i 7 miliardi di euro, per poi salire fino a 9-10 miliardi nel 2027, grazie all’effetto cumulativo del rifinanziamento dei titoli in scadenza. Complessivamente, il “tesoretto” potenziale per il biennio 2026-2027 può quindi raggiungere i 15-17 miliardi di euro. La valutazione si fonda su uno scenario in cui lo spread si mantiene intorno ai 70 punti base e il Tesoro continua a collocare ogni anno circa 500 miliardi di euro di titoli di Stato tra nuove emissioni e rinnovi. Il confronto con i picchi del 2022-2023, quando il differenziale superava stabilmente i 200 punti base e il rendimento del decennale italiano viaggiava in area 4,5-5%, mette in evidenza una compressione superiore ai 130-150 punti base: una dinamica che, tradotta in termini di costo medio del debito, consente di stimare un avvicinamento dal 3,3% verso il 2,9-3%, liberando spazi significativi per la gestione dei conti pubblici. Dal 2022, quando al governo c’era Mario Draghi come premier, il divario tra Italia e Germania si è ridotto di 176 punti base pari a un calo del 72%.

Con uno spread attestato sotto i 70 punti base – pari a un rendimento medio del BTP decennale nell’ordine del 3,3-3,4% rispetto a un Bund in area 2,6-2,7% – ogni punto base di riduzione del differenziale vale, sul nuovo ammontare emesso, decine di milioni di euro di risparmio annuo per lo Stato. Considerando che nei momenti di maggiore tensione il differenziale con la Germania era compreso tra i 200 e i 250 punti base, la compressione registrata negli ultimi due anni porta a un potenziale di risparmio annuo teorico di 7-8 miliardi a regime rispetto allo scenario di allora. Nella pratica, questo effetto si distribuisce su più esercizi di bilancio, via via che porzioni crescenti del debito vengono rifinanziate a tassi più bassi. Di qui la stima: nel 2026, quando sarà già stato rinnovato a condizioni migliori un primo blocco rilevante di titoli emessi negli anni della stretta monetaria, il beneficio può collocarsi tra 6 e 7 miliardi di euro; nel 2027, con una quota ancora più ampia di debito rinnovata ai nuovi livelli di rendimento, il risparmio annuo sulla spesa per interessi potrebbe salire a 9-10 miliardi.

(© 9Colonne - citare la fonte)
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