Nei giorni scorsi è squillato il telefono di casa Trentini. A chiamare era il Quirinale: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, riferisce La Repubblica, ha parlato con la madre di Alberto, il cooperante italiano detenuto in Venezuela da 404 giorni, per esprimerle la solidarietà e la vicinanza di tutto il Paese. La signora Trentini, con l'avvocata Alessandra Ballerini, da mesi chiede agli italiani di non lasciarla sola, disperata perché non si intravede una soluzione immediata. Alberto è detenuto nel carcere di El Rodeo senza alcuna accusa. Più che un detenuto è un ostaggio: Trentini era stato arrestato il 15 novembre 2024 mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito, nello Stato di Apure. Un fermo a un posto di blocco, senza spiegazioni, seguito da settimane di isolamento e da mesi in cui la liberazione è sembrata a tratti impossibile, a tratti vicinissima. Ma mai realizzato. “Nelle ultime settimane sembrava essersi aperto uno spiraglio ma poi tutto si è fermato. Senza spiegazioni – si legge -. C'è chi attribuisce lo stop all'escalation tra Venezuela e Stati Uniti, tornati allo scontro: un clima in cui anche la liberazione di un cittadino europeo diventa una leva geopolitica. Altri restano più ottimisti: chiuso il canale dei mediatori, in queste ore si starebbe riaprendo quello diplomatico vero e proprio”. In questi giorni è in missione a Caracas l'ambasciatore Onu Alberto Lopez, in un'iniziativa sostenuta anche dalla Santa Sede. Consegnerà a Maduro una lettera firmata dalla signora Armanda, nella speranza di smuovere qualcosa. “Questi 13 mesi di prigionia per Alberto sono stati una crudeltà quotidiana, per lui e anche per noi” ha detto la madre di Trentini in un'intervista a Repubblica. “Non oso immaginare i pensieri e le riflessioni di mio figlio quando inizia un nuovo giorno: ‘In che Paese sono nato, se permettono che io resti in cella senza colpa alcuna?’, si chiederà”.
Intanto La Nuova Venezia rilancia la denuncia dell'attrice Ottavia Piccolo sul contrasto tra le manifestazioni di solidarietà di molte città italiane e il silenzio visivo del municipio di Venezia. Mentre da Padova a Bologna, passando per Vigonovo e diverse sedi universitarie e religiose, compaiono messaggi pubblici per la sua liberazione, l'assenza di simboli sulla facciata del Comune lagunare solleva la critica dell'attrice: "Fa scalpore il silenzio della sua città", "mi sembra un comportamento un po' poco elegante, dal momento in cui si tratta di un veneziano. Basterebbe la cittadinanza italiana per dare per scontato un gesto di solidarietà, senza che qualcuno vada a bussare alle porte del Comune a chiedere di esporre uno striscione. Ma, considerando che Alberto è un membro della comunità veneziana, lo trovo ancora più grave". Di contro, l'amministrazione di Ca' Farsetti respinge le accuse di disinteresse sottolineando che l'impegno istituzionale è costante e si muove su binari di riservatezza, citando la mozione votata all'unanimità in Consiglio Comunale per sostenere il sindaco e la Giunta nel rafforzare, in raccordo con il Governo, "ogni azione diplomatica attivabile o ulteriormente intensificabile, nel rispetto della necessaria riservatezza delle interlocuzioni e della collaborazione leale tra i livelli istituzionali". Nonostante il Comune ricordi la presenza dello striscione presso la sede della municipalità del Lido e la partecipazione a varie iniziative come il corteo acqueo, il mondo dell'associazionismo continua a chiedere un segnale più forte proprio dai luoghi simbolo della città. (24 dic - red)
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