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LEONE XIV: CHI NON AMA
NON PUO’ SALVARSI

LEONE XIV: CHI NON AMA <BR> NON PUO’ SALVARSI

Pace. Una parola ripetuta tre volte, come un’invocazione che si fa martellante, necessaria, quasi disperata in un tempo che sembra averne smarrito il senso profondo. A quasi otto mesi dalla sua elezione al soglio Pontificio, Papa Leone XIV è tornato ieri ad affacciarsi dalla Loggia centrale della basilica Vaticana per il tradizionale messaggio "Urbi et Orbi", trasformando il giorno del Natale del Signore in un grido corale di riconciliazione che ambisce a raggiungere ogni angolo della Terra. Sotto una pioggia battente che a tratti ha bagnato Roma, circa 26.000 pellegrini si sono radunati in piazza San Pietro, sfidando l'umidità per ascoltare la voce di un Pastore che ha fatto della responsabilità individuale il perno del suo magistero. Il Pontefice li ha salutati con il calore di un giro in papamobile, avvenuto al termine della Messa del giorno, prima di salire verso quella Loggia che domina il colonnato berniniano, quest'anno impreziosito dal presepe dell’Agro Nocerino-Sarnese e dall'imponente albero giunto dalla Val d’Ultimo. Tra i colori delle divise delle Guardie svizzere e le note degli inni che suggellano il legame tra la Chiesa e l'Italia, l’atmosfera si è fatta solenne, carica di un’attesa che Leone XIV non ha deluso.

Il cuore del suo intervento è stato un richiamo prepotente alla libertà e all’amore: "Chi non ama non si salva, è perduto", ha scandito con fermezza, ricordando che Dio non può salvare l’uomo senza la sua libera volontà. La pace, nella visione di Leone XIV, non è un trattato burocratico ma un atto di responsabilità personale. Il mondo cambierebbe, secondo il Papa, se ognuno smettesse di puntare il dito contro l'altro per riconoscere invece le proprie mancanze, mettendosi nei panni di chi soffre e facendosi solidale con i più deboli. Non c’è pace possibile senza un cuore "perdonato", capace di respingere l’odio e la violenza attraverso il dialogo. Questo approccio si riflette nella sua profonda preoccupazione per il Medio Oriente, terra che il Pontefice ha visitato recentemente nel suo viaggio apostolico tra Turchia e Libano. Leone XIV ha dato voce alla paura e all'impotenza dei cristiani della regione, schiacciati da dinamiche di potere che li sovrastano, invocando per Libano, Palestina, Israele e Siria quella giustizia che, come recita il profeta Isaia, è l'unica vera fonte di tranquillità e sicurezza duratura.

Lo sguardo del Vescovo di Roma si è poi allargato all'Europa, richiamando il continente a riscoprire le sue radici cristiane e la sua vocazione all'accoglienza. Un pensiero speciale, carico di dolore, è andato alla "martoriata Ucraina", che dal febbraio 2022 vive nell'ombra di un conflitto la cui fine appare ancora lontana. Il Papa ha chiesto che il fragore delle armi si arresti e che le parti, sostenute dalla comunità internazionale, trovino il coraggio di un dialogo sincero e rispettoso. Ma la geografia della sofferenza tracciata da Leone XIV non si ferma ai conflitti più mediatici; il suo pensiero è corso alle "guerre dimenticate", a quelle popolazioni africane — dal Sudan alla Repubblica Democratica del Congo, fino al Mali e al Burkina Faso — che pagano il prezzo dell'instabilità e del terrorismo. Dalle violenze di Haiti alle preclusioni ideologiche in America Latina, fino alle tensioni tra Thailandia e Cambogia, il messaggio è stato unico: la riconciliazione deve superare ogni barriera.

Particolarmente toccante è stato il passaggio dedicato al Myanmar, per il quale il Papa ha chiesto una luce di speranza che guidi le giovani generazioni verso sentieri di pace, lontano dalla paura e dalla privazione. In questa panoramica di crisi globali, Leone XIV ha esortato l'umanità a non soccombere all'indifferenza, ricordando che Dio stesso si immedesima con chi non ha più nulla. Il suo elenco è lungo e doloroso: gli abitanti di Gaza, il popolo yemenita affamato, i migranti che attraversano il Mediterraneo, i giovani senza lavoro e i detenuti in condizioni disumane. Tutti sono compresi in quell'abbraccio che vede nel Natale la festa della pace. Mentre l'Anno giubilare volge al termine e le Porte Sante si apprestano a chiudersi, Leone XIV ha lasciato ai fedeli un messaggio di speranza che non tramonta: Cristo rimane la "Porta sempre aperta", il luogo dove ogni ferita è risanata e dove il mondo può finalmente trovare il riposo e la riconciliazione tanto invocati. (26 DIC - deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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