La notte tra Natale e Santo Stefano ha confermato, se ancora ve ne fosse bisogno, che la guerra tra Russia e Ucraina non conosce soste, nemmeno di fronte alla sacralità delle festività. Mentre il mondo osservava le celebrazioni del 25 dicembre, i cieli sopra l'Europa orientale si sono riempiti di droni e missili, segnando un’escalation di attacchi che rende sempre più amara la distanza tra la retorica diplomatica e la realtà del fronte. Secondo i dati forniti dal Ministero della Difesa russo, le forze di difesa aerea avrebbero intercettato ben settantasette droni ucraini in una vasta operazione notturna che ha interessato diverse regioni della Russia e la Crimea occupata. Come di consueto, il bollettino ufficiale di Mosca tende a minimizzare gli effetti delle incursioni, dichiarando l'abbattimento della totalità dei vettori senza segnalare impatti significativi al suolo. Nello specifico, trentaquattro droni sarebbero stati neutralizzati nella regione di Volgograd, ventitré in quella di Rostov, tre nei pressi di Mosca e cinque sopra la penisola di Crimea. Tuttavia, le cronache locali filtrano una realtà differente: il canale Telegram “Vento di Crimea”, citando testimonianze dei residenti, ha riferito di due potenti esplosioni udite intorno all'una di notte nell'area dell'aeroporto militare di Kacha, vicino a Sebastopoli, suggerendo che almeno parte dell'offensiva ucraina possa aver raggiunto obiettivi sensibili.
Non meno violenta è stata la risposta russa sul territorio ucraino. A Zaporizhia, nel sud-est del Paese, un attacco nemico ha colpito zone residenziali ferendo quattro civili. Il governatore Ivan Fedorov ha tracciato un profilo drammatico delle vittime, che evidenzia come il conflitto continui a colpire le fasce più fragili della popolazione: a restare feriti sono stati un uomo di 71 anni e tre donne rispettivamente di 80, 65 e 57 anni. Oltre al tributo di sangue, l'attacco ha provocato danni ingenti a diverse abitazioni private, lasciando le famiglie in preda alla disperazione proprio nei giorni che dovrebbero essere dedicati alla pace domestica. Anche la città portuale di Odessa è tornata nel mirino di Mosca; un drone d'attacco ha colpito un'infrastruttura critica provocando un vasto incendio. Nonostante l'impatto distruttivo, le autorità locali hanno confermato che i soccorsi sono riusciti a intervenire tempestivamente per contenere le fiamme e che, fortunatamente, non si sono registrate vittime o feriti in questo specifico episodio.
Questa spirale di violenza si consuma nel vuoto di una tregua natalizia che molti speravano potesse materializzarsi. Il presidente russo Vladimir Putin non ha fornito giustificazioni dirette per il rifiuto di un cessate il fuoco quest'anno, lasciando che fosse il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, a chiarire la linea dura di Mosca. Durante un briefing quotidiano, Peskov ha ribadito che la Russia desidera la pace, ma non una tregua che definisce strumentale: "Vogliamo fermare questa guerra, raggiungere i nostri obiettivi e garantire i nostri interessi. Non vogliamo una tregua che dia all'Ucraina il tempo di prepararsi alla continuazione del conflitto". Una posizione che chiude ogni spiraglio a un compromesso temporaneo e che si scontra frontalmente con le aperture mostrate da Kiev. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in un discorso alla televisione Suspilne, aveva sottolineato come gli Stati Uniti fossero fortemente favorevoli a una pausa dei combattimenti per Natale, vedendola come un segnale di volontà diplomatica. Zelensky ha chiarito di non essersi mai opposto alla cessazione delle ostilità durante le feste, definendo invece "barbari" i russi per aver continuato i bombardamenti in un periodo così simbolico.
Il dibattito sulla tregua assume anche una valenza culturale e identitaria profonda. In Ucraina, il Natale viene celebrato ormai sia il 25 dicembre che il 7 gennaio, quest'ultimo seguendo l'antico calendario giuliano della Chiesa ortodossa russa, in una sorta di sovrapposizione tra tradizione religiosa e nuova identità nazionale rivolta all'Occidente. Denunciando gli attacchi continui, il ministro ucraino Andrii Sybiha ha interpretato l'aggressività russa come un desiderio manifesto di colpire gli ucraini per la loro sola appartenenza nazionale. Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere, specialmente da Washington. Diversi senatori statunitensi hanno rilasciato una dichiarazione congiunta durissima, definendo la scelta di Putin di lanciare attacchi anziché accettare un cessate il fuoco come una "dura realtà" che conferma l'immagine di un leader senza alcun reale interesse per la pace. In questo scenario, dove le parole della diplomazia sembrano impotenti di fronte al fragore delle armi, il 2025 si apre sotto lo spettro di un conflitto che non concede tregua nemmeno allo spirito del Natale, lasciando le popolazioni civili in balia di una guerra che sembra aver rimosso ogni limite etico e temporale. (26 DIC - deg)
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