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XI E PUTIN: AVANTI
SENZA COMPROMESSI

XI E PUTIN: AVANTI <BR> SENZA COMPROMESSI

I discorsi di fine anno dei presidenti di Cina e Russia, Xi Jinping e Vladimir Putin, hanno delineato due visioni del mondo parallele, caratterizzate da un'intransigenza che non lascia spazio a compromessi, rispettivamente sulle questioni di Taiwan e dell'Ucraina. Entrambi i leader, seppur con toni e contesti diversi, hanno ribadito posizioni ferme, evidenziando come Pechino e Mosca intendano proseguire sulla strada delle proprie rivendicazioni territoriali e strategiche, almeno a livello retorico

LA "RIUNIFICAZIONE INARRESTABILE" DI XI JINPING. Nel suo discorso di fine anno, trasmesso mercoledì, il presidente cinese Xi Jinping ha tracciato un bilancio del 2025 ponendo l'accento sulla forza e sulla determinazione della nazione. Commemorando l'80esimo anniversario della vittoria nella Guerra di Resistenza Popolare Cinese contro l'Aggressione Giapponese, Xi ha istituito la "Giornata della Ripresa di Taiwan", inviando un messaggio inequivocabile all'isola: "la riunificazione della nostra madrepatria, una tendenza dei nostri tempi, è inarrestabile".

Queste dichiarazioni seguono il recente completamento con successo di esercitazioni militari cinesi intorno a Taiwan, che simulavano un blocco dei porti chiave dell'isola. Tali manovre hanno suscitato preoccupazione a livello internazionale, in particolare dal Giappone, il cui portavoce del ministero degli Esteri Toshihiro Kitamura ha espresso l'auspicio per una risoluzione pacifica attraverso il dialogo. La replica di Pechino non si è fatta attendere, con il ministro degli Esteri Lin Jian che ha accusato Giappone, Australia e altri Paesi europei di ipocrisia, sostenendo che criticano le "azioni necessarie e giuste della Cina per difendere la propria sovranità nazionale e l'integrità territoriale" mentre "chiudono un occhio" sul rafforzamento militare dei separatisti taiwanesi.

Nel suo intervento, Xi ha comunque toccato altri temi, presentandosi come un promotore di pace e sviluppo globale, dichiarando che "la Cina è sempre dalla parte giusta della storia ed è pronta a collaborare con tutti i paesi per promuovere la pace e lo sviluppo nel mondo". Ha inoltre menzionato gli sforzi per la sostenibilità ambientale e i progressi tecnologici, inclusa l'intelligenza artificiale, alla fine del 14esimo Piano Quinquennale.

PUTIN: FIDUCIA NELLA VITTORIA E “LA COLPA A KIEV”. Da Mosca, il presidente russo Vladimir Putin ha utilizzato il suo tradizionale discorso per rivolgersi principalmente ai soldati impegnati sul fronte ucraino, ribadendo la fiducia nella vittoria finale. A differenza del formato della conferenza stampa di fine anno, che si era tenuta in precedenza e aveva avuto una durata di oltre quattro ore, il messaggio di Capodanno è stato più concentrato sulla retorica patriottica e militare.

Putin ha accusato per l’ennesima volta l'Ucraina di rifiutare "praticamente qualsiasi soluzione pacifica" al conflitto, lasciando intendere che, in assenza di negoziati da parte di Kiev, la Russia continuerà con la forza per raggiungere i suoi obiettivi. Il leader del Cremlino ha parlato di "eroi dell'operazione militare speciale", mostrando un'immagine di unità e determinazione russa.

Il messaggio chiave è stato un ringraziamento diretto alle forze armate e la promessa che tutti gli obiettivi dell'operazione speciale saranno portati a termine. Ancora una volta, la narrativa del Cremlino ha incolpato i Paesi occidentali e la NATO per l'escalation, ribadendo la volontà di pace ma solo a condizioni che la Russia ritiene eque.

In sintesi, mentre Xi Jinping ha usato il suo discorso per rafforzare la narrativa interna sulla riunificazione come destino manifesto e ineluttabile, Putin ha scelto la strada della retorica militare, incolpando l'avversario per l'impossibilità di una soluzione diplomatica. Entrambi i leader hanno offerto poco spazio a segnali di distensione tangibili, confermando le rispettive linee dure sui teatri di crisi globali che dominano la scena geopolitica. (2 GEN – deg)

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