Roma, 7 gen – “Credo sia importante sottolineare che oggi il disegno di legge sulla violenza sessuale è stato oggetto di approfondimento, i vari gruppi hanno dato delle indicazioni. Io come relatore ho fatto una mia prima proposta, forse questo è l'elemento di maggior novità. Intanto al primo quesito, se fare una marcia indietro rispetto a quanto fatto alla Camera, cioè eliminare del tutto l'inserimento del consenso nella fattispecie, la mia risposta è ‘no’. La mia risposta è che il consenso deve essere un elemento della fattispecie, l'elemento più importante. Tuttavia credo che sia importante, per evitare quelle che sono state considerate possibili strumentalizzazioni, cioè evitare che questo consenso sia un concetto che non sia ancorato a nulla, introdurre la riconoscibilità del consenso, questa è la novità che è stata oggi da me illustrata. Io credo che il reato sussiste qualora non ci sia un consenso riconoscibile in base al contesto”. Così Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia del Senato, al termine della seduta della Commissione sul ddl, approvato dalla Camera, che prevede l’introduzione nel Codice penale del principio del consenso nella definizione di violenza sessuale. Il testo, frutto di un’intesa Meloni-Schlein, doveva essere approvato in via definitiva dal Senato lo scorso 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ma i senatori di maggioranza della Commissione giustizia hanno chiesto ulteriore tempo per approfondire. “Questa – aggiunge la senatrice della Lega - è la mia prima proposta, l'ho sottoposta a tutti, la caratteristica è fare in modo che il consenso resti centrale ma bisogna evitare strumentalizzazioni perché deve essere riconoscibile. Dopodiché voglio diversificare le varie fattispecie di violenza: cioè da un lato la violenza per costrizione e per minaccia, dall'altro la violenza per mancanza di consenso, con sanzioni diverse, e riempire di contenuto l'attenuante che è già prevista per i fatti di minore gravità, cioè stabilire quali sono questi fatti di minore gravità”.
“La prossima settimana – spiega Bongiorno - abbiamo un'ulteriore riunione e quindi nell'ambito di questa riunione cercherò di capire se c'è un orientamento convergente su questi punti: è possibile che io presenti un testo con questi elementi ai quali ho fatto cenno. Un'ulteriore riunione per raccogliere eventuali indicazioni e poi un mio testo oppure un mio emendamento, però insomma non mi piace dire ‘mio, mio, mio’. Un lavoro della Commissione, possibilmente condiviso, può essere che alcuni di questi elementi siano condivisi e altri no: ci tengo molto a sottolineare che non sarà un lavoro di Giulia Buongiorno contro qualcuno, sarà un lavoro condiviso in cui ci sarà un contributo da parte di tutti, quindi non sarà un testo che deve portare un'etichetta”. “Intanto una cosa che voglio chiarire – sottolinea la presidente della Commissione Giustizia - perché tutti non ce l'hanno chiara: quando è uscito il testo dalla Camera si è un po' urlato allo scandalo, ma probabilmente non si sa che già ora è così, nel senso che è già previsto, perché l'ha deciso la Cassazione, che c'è reato ogni volta che manca il consenso, quindi si trattava solo di scrivere una cosa che è già prevista. Io – ribadisce Bongiorno - vorrei fare un passo in più, un passo avanti, cioè cercare di fare in modo che se una persona denuncia dicendo ‘io non avevo dato il consenso’, questo consenso in qualche modo doveva averlo manifestato, fatto capire. Il tema non è tanto un ‘consenso/dissenso’, quanto che l'altra persona si possa rendere conto di quello che tu vuoi, altrimenti il rischio è che ci possa essere un pentimento di qualcosa fatta col consenso”. “Cioè ancorare il consenso a una riconoscibilità, è questa secondo me la possibilità del punto di equilibrio” conclude Bongiorno, che sulle tempistiche del ddl conferma: “È già stato previsto che in aula arrivi il 10 febbraio”. (Roc)
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