Dopo la recente operazione a Caracas delle forze speciali americane che hanno arrestato e “deportato” negli Usa il presidente Maduro insieme alla moglie con il bilancio di una ottantina di morti tra cui diversi agenti cubani addetti alla sicurezza presidenziale, Trump è tornato a minacciare per il traffico di “cocaina” il Messico e Cuba. Quest’ultima occupa una posizione strategica importante nella zona caraibica e ciò ha agevolato il transito di stupefacenti verso i mercati nordamericani, con una rendita di posizione sfruttata da alcuni elementi del movimento castrista per ottenere forti contropartite dai cartelli dei narcos.
La politica estera di appoggio alla guerriglia negli altri paesi ( ad esempio i finanziamenti allo M-19 in Colombia) richiedeva capitali abbondanti per l’acquisto di armi. Le organizzazioni dei narcotrafficanti ( a quei tempi il potente cartello di Medellin) avevano bisogno di protezione armata per le piantagioni di coca e per il trasporto della droga, e di poter operare tranquillamente nel cuore dei Caraibi, nelle acque territoriali e sulle coste cubane, per smistare la “merce” diretta ai porti del Nord o dell’Europa. La necessità di aggirare l’embargo proclamato dagli Usa nel periodo della guerra fredda con l’Urss, costrinse i cubani ad allacciare rapporti commerciali clandestini con i paesi occidentali o sudamericani attraverso la mediazione ( una specie di triangolazione) del Messico, della Svizzera o del Canada.
Sembra, addirittura, che sia stata la mafia statunitense a far fallire gli attentati contro la vita di Fidel Castro organizzati dalla Cia. In cambio, alcune imprese cubane aiutarono i malavitosi a riciclare il denaro sporco, con l’aiuto e l’appoggio del generale Noriega a Panama. Per diversi anni la distribuzione della cocaina al dettaglio, sui mercati statunitensi, è stata curata da bande di cubani, oltre che da dominicani, giamaicani e messicani. Con l’andar del tempo, però, questa situazione rischiava di minare la reputazione del regime e Fidel Castro intervenne con decisione. Il famoso processo Ochoa segnò insieme il riconoscimento della complicità di alcuni personaggi del regime con i narcos e la condanna, il rifiuto a identificarsi con essi. Non a caso nel maggio del 1990 si registrò un’importante operazione della polizia cubana ( denominata “operazione Tenacious”) contro i trafficanti di stupefacenti arrestati per il possesso di notevoli quantità di cocaina e di marijuana.
Da anni, ormai, si è arrivati alla collaborazione tra Cuba e Usa per la lotta alla droga (prima ancora contro la pirateria aerea e per i soccorsi in mare). E su questa strada sarebbe necessario insistere senza fare ricorso ad azioni violente, di pura prepotenza.




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