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IRAN, RIPARTE LA PROTESTA
USA PRONTI A INTERVENIRE

IRAN, RIPARTE LA PROTESTA <BR> USA PRONTI A INTERVENIRE

Dopo una notte - quella tra sabato e domenica - di proteste e di sangue, questa sera è ripartita impetuosa la protesta in Iran. ça massiccia ondata di proteste antigovernative è iniziata il 28 dicembre 2025 e si è intensificata drasticamente nei primi giorni di gennaio 2026. 

Si tratta della più grande grande movimento contro la repubblica islamica degli ultimi tre anni. Il movimento di protesta, oltre a dover affrontare le violenze del regime ha un altro nemico: il blocco di internet in Iran che dura ormai da oltre 60 ore

Le manifestazioni, innescate da una grave crisi economica e dall'iperinflazione, si sono estese a oltre 180 città in tutte le province del Paese. I manifestanti chiedono maggiori libertà civili e la fine del regime teocratico, con slogan come "Morte al dittatore".

La repressione delle forze di sicurezza è violentissima. Sarebbero almeno 538 le persone che hanno perso la vita negli scontri secondo gli attivisti della statunitense Human Rights Activists News Agency, secondo i quali sono state arrestate più di 10.600. Per quel che riguarda le vittime, si tratterebbe di almeno 490 manifestanti e 48 agenti della sicurezza iraniana che hanno perso la vita negli scontri. Il governo di Teheran non ha fornito alcun bilancio delle vittime.. Testimoni riferiscono di ospedali nel caos e corpi "ammucchiati" nelle strutture sanitarie a causa dell'uso di munizioni letali da parte della polizia. Un medico di Teheran citato dalla rivista Time aveva riferito di almeno 217 morti registrati in solo 6 ospedali di Teheran giovedì sera;

Dal 8 gennaio, le autorità hanno imposto un blackout quasi totale di Internet e delle reti telefoniche, riducendo la connettività all'1% dei livelli normali per impedire il coordinamento delle proteste e nascondere l'entità della repressione.

La Guida Suprema Ali Khamenei ha accusato "nemici stranieri", in particolare gli Stati Uniti, di fomentare le rivolte. Il regime ha iniziato a etichettare i manifestanti come "terroristi", minacciando l'uso della pena di morte per chiunque partecipi ai disordini. 

LE REAZIONI INTERNAZIONALI

Il presidente Donald Trump ha espresso sostegno al popolo iraniano, avvertendo che il regime "pagherà cara" l'uccisione dei manifestanti e che gli USA stanno valutando opzioni militari in caso di ulteriore escalation.

L'UE ha condannato fermamente la repressione e l'uso della forza letale contro manifestanti pacifici.

Israele è in stato di massima allerta per la possibilità di un intervento degli Stati Uniti in Iran. Secondo alcune fonti governative citate dalle agenzie internazionali Ieri, il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il segretario di Stato americano Marco Rubio hanno discusso della possibilità di un intervento statunitense in Iran.

Proprio gli attacchi di Usa e Israele nel 2025 hanno indebolito militarmente ed economicamente il regime teocratico e anche i recenti interventi contro le petroliere fantasma - ne sono state bloccate cinque - potrebbe aver aggravato la situazione economica del paese, visto che attraverso quelle navi avvenivano gli scambi di idrocarburi e altre merci che altrimenti sarebbero impossibili visto l'embargo a cui è sottoposto l'Iran da parte di Usa e Ue.

L'Iran rappresenta la principale minaccia all'esistenza di Israele visti i decennali tentativi del regime degli ayatollah di arrivare a possedere la bomba nucleare. Un cambio di regime spezzerebbe l'alleanza del terrore scita, di cui fanno parte anche Hezbollah in Libano e Hamas nella Striscia di Gaza il cui obiettivo è l'annientamento di Israele. 

(© 9Colonne - citare la fonte)