"Lo spirito con cui l'Italia ha aiutato l'Ucraina finora è stato quello: impedire che chi vuole distruggerla, chi vuole piegarla potesse farlo e di questo - qualcuno di voi si vergognerà - io mi sento orgoglioso". Le parole con cui il ministro della Difesa, Guido Crosetto, chiude il suo intervento nelle comunicazioni sulla proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi all'Ucraina, sono sintomatiche dell'unità che è mancata nel Parlamento italiano sugli aiuti a Kiev, e non solo tra maggioranza e opposizione. Alla fine, entrambe le Camere approvano la risoluzione di maggioranza che impegna il governo "a continuare a sostenere l'Ucraina, in coordinamento con la Nato, l'Unione europea, i paesi G7 e gli alleati internazionali, attraverso un contributo coerente con gli impegni assunti e finalizzato alla difesa della popolazione, delle infrastrutture critiche ed in prospettiva alla sicurezza complessiva del continente europео". I sostegni "militari", che compaiono nelle premesse, non sono però inseriti tra gli impegni. Alla Camera due deputati della Lega, Rossano Sasso e Edoardo Ziello, non hanno votato la risoluzione di maggioranza. "Ritengo che inviare ulteriori armi e soldi a Zelensky non rappresenti l'interesse nazionale e per questo motivo ho votato in dissenso dal gruppo della Lega”, spiega il primo sui social, mentre il secondo motiva così il proprio voto in dissenso: "Al di là delle acrobazie lessicali, la sostanza del testo non cambia”. A Palazzo Madama il senatore Claudio Borghi non ha partecipato al voto. Con il capogruppo Massimiliano Romeo che deve precisare: “Le ricostruzioni che stiamo leggendo in merito al voto della risoluzione di maggioranza sull’Ucraina sono fantasiose e faziose. I senatori presenti del gruppo della Lega hanno votato a favore e in maniera compatta", tranne appunto Borghi. Lo stesso Romeo, in dichiarazione di voto, afferma: "La Lega è sempre stata per il sostegno all'Ucraina, sostegno militare, sostegno civile, perché noi siamo per la libertà e per la sovranità del popolo ucraino da sempre, e il nostro voto in Parlamento è sempre stato questo. Noi abbiamo messo più volte in evidenza una critica, una cosa che non ci è mai piaciuta, ed è la retorica bellicista". Parole a cui replica, interpellato dai cronisti prima di lasciare Palazzo Madama, il ministro Crosetto: “Riferirsi a questo decreto dicendo che è un esempio di retorica bellicistica, dopo essere stati i primi ad approvarlo nel 2022, mi sembra una cosa strana. Non penso si riferissero al governo Draghi, di cui facevano parte diversi partiti". In replica alla Camera, il ministro aveva già detto: “Non ho mai pensato che l’Ucraina potesse vincere la guerra, e che armare l’Ucraina fosse il modo per finire la guerra. E’ aiutarla a difendersi, ed è agli atti della Camera che fin dal primo momento ho detto che la soluzione migliore era quella diplomatica. Questo non è un decreto bellicista, è uguale al primo del governo Draghi” che anche il Movimento 5 Stelle ha votato. Critiche le opposizioni, con il leader di Azione Carlo Calenda che usa l'ironia: "Nel suo discorso manca la parola Trump", ha evidenziato Calenda. "Siete pure di destra, altro che 'Compagnia dell'anello', state andando da Mordor in ginocchio", ha aggiunto citando Tolkien. "Questa è la stabilità, quella di non fare accadere le cose? Io non parlo a lei, ma al suo governo, alla sua presidente del Consiglio e ai suoi alleati, il problema è se ci sono leader all'altezza dell'appuntamento della storia con Paesi di testa che costruiscono la difesa europea". (Roc- Sis)
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