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direttore Paolo Pagliaro

VALDITARA: METAL DETECTOR
ANCHE NELLE SCUOLE

VALDITARA: METAL DETECTOR <BR> ANCHE NELLE SCUOLE

La morte del 18enne Abanoub Youssef ucciso da un compagno di scuola all’istituto professionale Einaudi-Chiodo di La Spezia da Atif Zouhair, 19 anni, di origine marocchine, “è un fatto tremendo. La fine atroce di questo ragazzo ha commosso tutti. Siamo vicini ai suoi genitori, alla sua famiglia, al loro grande dolore. E personalmente plaudo a quell'insegnante coraggioso che ha affrontato a mani nude l'aggressore e l'ha disarmato. Merita un encomio”. E aggiunge: “Il problema è l'aumento della violenza tra i giovani. Tutte le indagini sono d'accordo: da alcuni anni si registra un incremento dei fatti di violenza e della aggressività nelle nuove generazioni. Non è un fenomeno prettamente italiano. È chiaro che la scuola è coinvolta. È come quando esonda una vasca e l'acqua invade le stanze attorno. La violenza è all'interno della società e la scuola vive all'interno della società e non può non esserne contagiata”. Nonostante il calo delle aggressioni ai docenti, Valditara punta sulla prevenzione e sul controllo: “Il vero tema che va affrontato è il tema del rispetto. Dobbiamo riuscire ad educare i giovani al rispetto verso le persone, verso le cose, verso le regole. Al rispetto dell'altro e della comunità in cui si vive. E al rispetto dell'autorità”. Riguardo alla diffusione delle armi da taglio tra i ragazzi, Valditara sostiene che “è diventata una moda quella di acquistare coltelli, anche online. Questa abitudine va stroncata. Nelle scuole in cui vi siano particolari problematicità su richiesta del preside e d'intesa con il prefetto si devono installare metal detector. Però tutto questo non basta. Serve una rivoluzione culturale”.

Secondo Valditara, le radici del problema sono profonde: “I giovani hanno perso i punti di riferimento. A partire dalla famiglia. Bisogna ridare autorevolezza ai genitori. Far capire a tutti che è sbagliata sia la figura del genitore amico di avventure del proprio figlio così come quella del genitore sindacalista del figlio. Che il ruolo del genitore non può essere delegato al cellulare. Noi veniamo da 50 anni di teorie sociologiche e pedagogiche che hanno fatto danni. Ricorderà slogan come 'vietato vietare', l'idea che i 'no' fossero 'repressivi'. La sanzione fosse sempre inutile o dannosa. I limiti e i confini fra il proprio sé e l'altro fossero sbagliati. La società dei soli diritti, senza doveri. Idee che hanno creato molti danni”. Un passaggio critico viene riservato all'uso della tecnologia: “Questa carica di violenza, talvolta di odio, persino la diffusione di cattive pratiche si matura sui social. Questo è l'elemento esplosivo degli ultimi anni: i social. I genitori non dovrebbero permettere ai ragazzi di vivere, di mangiare, di studiare col cellulare in mano. Dovrebbero guardarli negli occhi, discutere con loro, ascoltare i loro problemi e dirgli: 'Metti giù quel cellulare!'. Poi dovrebbero metterlo giù anche loro”. In conclusione, Valditara avverte sul rischio della mancata gestione delle frustrazioni: “Quando vanno a sbattere contro un no o contro un problema e si accorgono che un certo desiderio non può essere realizzato, scatta la frustrazione che può portare alla aggressività e in qualche caso ad impugnare un coltello”.

Il 19enne, come ha affermato lui stesso agli inquirenti, ha scatenato la sua rabbia contro Abu dopo averlo visto su un social in foto con la sua ragazza, nonostante amici e familiari della vittima sostengano che si trattasse di uno scatto datato e che Abu non fosse nemmeno attivo sulle piattaforme digitali. Il diverbio è iniziato nei bagni alle 11, durante un cambio d'orario. Abu, percependo il pericolo, ha tentato di allontanarsi cercando rifugio verso la propria classe al secondo piano dell'istituto, ma è stato inseguito dal compagno che lo ha raggiunto proprio sulla soglia dell'aula. Qui, davanti agli occhi di insegnanti e compagni, l'aggressore ha estratto dallo zaino un grosso coltello da cucina portato da casa e ha sferrato un unico fendente micidiale sotto il costato. Il colpo ha trafitto il torace lacerando profondamente la milza, il diaframma e una porzione del polmone. Un professore presente è riuscito a intervenire bloccando e disarmando il 19enne prima che potesse colpire ancora, mentre una docente cercava di tamponare la ferita del 18enne in attesa dei soccorsi. “Non siamo certo il Bronx. Tutt’altro. La nostra è sicuramente una scuola multietnica, ma da noi i ragazzi sono tutti perfettamente integrati. Appena qualche settimana fa abbiamo fatto una festa multietnica e tutti sono venuti, alcuni anche con i vestiti tradizionali, ma c’è sempre un grande rispetto reciproco” ha voluto sottolineare subito il professore esprimendo lo sconcerto di tutta la comunità scolastica. Il personale del 118 ha trasportato d'urgenza il ragazzo in ospedale dove è giunto in arresto cardiocircolatorio; i medici sono riusciti inizialmente a rianimarlo dopo novanta minuti di manovre e a sottoporlo a un intervento chirurgico di tre ore, ma il quadro clinico è precipitato definitivamente nel corso della serata. Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara che ha parlato di un dolore che colpisce l'intera nazione, mentre il sindaco di La Spezia Pierluigi Peracchini ha sottolineato come Abu fosse un perfetto esempio di integrazione, essendo un ragazzo laborioso che oltre allo studio lavorava come cameriere per sostenere la propria famiglia. Al vaglio degli inquirenti resta ora l'aggravante della premeditazione, supportata dalle dichiarazioni di alcuni compagni secondo cui il 19enne era già stato visto a scuola in possesso di armi bianche in precedenti occasioni. (18 gen – red)

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