Negli ultimi dieci anni l’Italia si è imposta come un grande “hub” europeo dell’industria farmaceutica, progredendo significativamente in termini di produzione, ricerca, occupazione ed export. Oggi è uno dei principali motori del sistema economico e produttivo italiano, con un peso pari al 10% di tutto l’export nazionale. Questo risultato è merito comune di tutte le aziende operanti in Italia, distinguibili in tre principali categorie: le 13 principali imprese a capitale italiano (FAB13); un nutrito gruppo di aziende terziste; i numerosi gruppi multinazionali presenti nel Paese. Per le aziende del made in Italy farmaceutico FAB13, i risultati del 2024 sono stati molto positivi. I ricavi sono aumentati del 12% rispetto al 2023, raggiungendo 18,9 miliardi di euro aggregati, con la componente estera in crescita del 14%, mentre il mercato domestico è salito solo del 2%, a causa della stagnazione della domanda nazionale. Le esportazioni hanno fatto registrare un +16% rispetto al 2023, molto più dell’incremento dell’export totale di prodotti farmaceutici dell’Italia (+10%).
Gli investimenti totali (al netto di acquisizioni di aziende, prodotti e licenze) sono cresciuti del 21% rispetto al 2023, comprendendo 1,4 miliardi destinati a Ricerca e Sviluppo (R&S), in aumento del 27%. Gli occupati sono cresciuti del 3% rispetto al 2023: +2% in Italia e +4% all’estero. È quanto emerge dal Rapporto e dalla relazione del Prof. Marco Fortis, economista, Direttore Generale e Vicepresidente della Fondazione Edison. L’evento “FAB13 2025: le 13 aziende storiche del made in Italy farmaceutico”, presentato alla Camera dei Deputati, evidenzia come le industrie storiche familiari crescano grazie all’internazionalizzazione, continuando a consolidarsi in Italia. Nel contesto di forte crescita della farmaceutica in Italia, si conferma il ruolo di primo piano delle industrie italiane, che nelle FAB13 trovano un importante punto di riferimento: 13 aziende del made in Italy farmaceutico che, sviluppatesi negli ultimi decenni, hanno acquisito una notevole rilevanza nel panorama europeo e mondiale. Si tratta di: Alfasigma, Abiogen Pharma, Angelini Pharma, Chiesi Farmaceutici, Dompé Farmaceutici, I.B.N. Savio, Italfarmaco, Kedrion, Menarini, Molteni, Neopharmed Gentili, Recordati e Zambon.
Le FAB13 contano 65 siti produttivi, di cui 29 in Italia, e 51 centri di R&S in tutto il mondo, con un’estesa rete di filiali (in totale 289) che supportano le operazioni globali del gruppo. Questa struttura capillare permette alle FAB13 di mantenere una forte presenza sia a livello nazionale sia internazionale, garantendo efficienza operativa e capacità di innovazione. Le FAB13 contribuiscono a garantire le cure a milioni di italiani, rafforzando l’autonomia produttiva del sistema farmaceutico nazionale. Negli anni recenti hanno effettuato acquisizioni all’estero, sviluppato partnership, ottenuto licenze di commercializzazione e approvazioni di farmaci innovativi; sono pioniere nello sviluppo di terapie personalizzate e farmaci orfani, rispondendo ai bisogni dei pazienti con malattie rare. Le FAB13 occupano il 22% degli addetti dell’intera industria farmaceutica in Italia. Gli occupati risultano complessivamente circa 50.400, di cui oltre 35.000 all’estero (70%) e 15.000 in Italia (30%), con il 50% di donne. La percentuale di laureati e diplomati supera l’80%. Oltre il 90% dei dipendenti delle FAB13 è assunto a tempo indeterminato. Elevata l’incidenza di occupati nella R&S in Italia (56%). Gli investimenti in R&S sono cresciuti nel 2024 del 27% rispetto al 2023, superando 1,4 miliardi di euro e rappresentando il 43% degli investimenti complessivi. Consistenti anche gli investimenti per acquisizioni di aziende, licenze e prodotti, circa 1,4 miliardi nel 2024, finalizzati ad ampliare il portfolio e rafforzare la competitività globale.
Nel 2024, il valore della produzione dei gruppi multinazionali e italiani iscritti a Farmindustria ha raggiunto in aggregato 56,1 miliardi di euro, registrando un incremento dell’87% rispetto al 2016, mentre l’export si è attestato a 53,8 miliardi, con un aumento del 152% nello stesso periodo. Particolarmente rilevante l’andamento delle esportazioni di prodotti farmaceutici ad alta tecnologia, cresciute del 193%. Gli investimenti complessivi hanno raggiunto i 4 miliardi di euro, di cui 2,3 miliardi destinati a Ricerca e Sviluppo (R&S) e 1,7 miliardi alle attività produttive, con una crescita del 38% dal 2016. Gli occupati del settore risultano pari a 67.000 unità (+12% rispetto al 2016). L’Italia è il sesto esportatore mondiale di farmaci e si conferma il terzo esportatore mondiale di farmaci confezionati, dopo Germania e Svizzera. Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha dichiarato: “L’industria farmaceutica italiana si distingue come uno dei settori trainanti del nuovo Made in Italy e le FAB13 sono riconosciute come ambasciatori dell’industria italiana nel mondo. L’industria farmaceutica è cresciuta tantissimo negli ultimi 15 anni, in termini di produzione, ricerca, occupazione ed export anche grazie al vostro impegno. Siete un modello di sviluppo che ha saputo trasformare alcune peculiarità del sistema italiano in leve di competitività e di crescita. Siamo consapevoli dell’importanza del settore: per questo abbiamo avviato da subito un Tavolo dedicato al comparto raccogliendo indicazioni, poi confluite anche nel Libro bianco di politica industriale di prossima pubblicazione. Concludo ricordando che tra gli strumenti più graditi anche alle vostre imprese troviamo gli Accordi di Innovazione: l’ultimo bando è stato aperto la scorsa settimana, mettendo a disposizione 731 milioni di euro a favore di interventi di ricerca e sviluppo di rilevante impatto tecnologico”.
Claudio Durigon, Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha affermato: “La farmaceutica è oggi una grande forza per l’Italia, nonostante la globalizzazione spinga molti investimenti all’estero, perché è un settore altamente innovativo e capace di creare modelli di eccellenza. Abbiamo una forza lavoro di altissimo livello culturale e professionale, che rende il nostro Paese ancora attrattivo per le Big Pharma. È un binomio vincente tra imprese, grandi dirigenti e lavoratori. Anche sui farmaci generici, dove si temevano perdite occupazionali, i numeri hanno dimostrato il contrario. Il Made in Italy non è solo moda e alimentare: la farmaceutica ne è una parte fondamentale. Formazione, cultura e semplificazione sono le chiavi per continuare ad attrarre investimenti e creare occupazione in Italia, nella farmaceutica e nella chimica”. Per Massimo Garavaglia, Presidente della Commissione Finanze del Senato: “La farmaceutica è da sempre un settore strategico per l’Italia e lo sarà ancora di più in futuro, perché la medicina dipenderà sempre più da questo comparto. La nostra forza è la qualità. Il nodo del payback va superato, perché frena gli investimenti: può sembrare un costo, ma in realtà è un investimento sul futuro. Il tema di fondo è come migliorare la forza di questo settore incentivando gli investimenti e tenendo conto che viviamo in un mondo post-globalizzazione”.
Secondo Francesco Battistoni, Segretario di Presidenza della Camera: “L’industria farmaceutica italiana ha conseguito negli ultimi anni risultati straordinari in termini di crescita, produzione, occupazione, ricerca, sviluppo, innovazione ed export. Insieme a settori strategici come alimentare, moda e meccanica, che contribuiscono alla crescita del nostro Made in Italy, anche questo settore, con i suoi 54 miliardi di euro nel 2024, è senza dubbio uno dei nostri ambasciatori più rappresentativi all’estero. Come ha più volte ricordato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, l’obiettivo dell’Italia è raggiungere i 700 miliardi di euro di export nel 2027: sono convinto che la forte presenza della nostra farmaceutica nei mercati esteri potrà permetterci di raggiungere questo traguardo, puntando sull’internazionalizzazione e consolidando la loro autonomia produttiva in ricerca e sviluppo”. Marco Osnato, Presidente della Commissione Finanze della Camera, ha dichiarato: “L’importanza del settore farmaceutico per la produzione italiana è confermata dai dati diffusi in questi giorni da Istat e da altre realtà indipendenti. La farmaceutica rappresenta una vera eccellenza del nostro Paese: sotto il profilo quantitativo, perché continua a crescere ed è uno dei comparti trainanti dell’export italiano; e sotto il profilo qualitativo, poiché è caratterizzata da elevati livelli di sviluppo e innovazione. Un ringraziamento va quindi alla Fondazione Edison per aver approfondito questo tema cruciale attraverso il suo Rapporto, dedicato a un settore che merita il massimo supporto da parte della politica italiana”.
Ugo Cappellacci, Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, ha affermato: “L’industria farmaceutica italiana è uno dei settori trainanti del Made in Italy, un patrimonio che unisce produzione, ricerca, lavoro qualificato e capacità di competere sui mercati internazionali. In questo quadro, le FAB13 dimostrano che si può crescere nel mondo mantenendo direzione strategica e radicamento in Italia. Dal punto di vista delle istituzioni, la sfida è chiara: tenere insieme accesso alle cure, sostenibilità del servizio sanitario e spinta all’innovazione. Significa creare condizioni stabili e competitive per chi investe in ricerca e produzione, ma anche garantire che l’innovazione arrivi davvero ai pazienti in tempi ragionevoli e in modo equo su tutto il territorio. Il Rapporto è uno strumento utile per orientare scelte che incidono e incideranno direttamente sulla vita e sulla salute dei cittadini e sulla competitività del Paese”. Alberto Gusmeroli, Presidente della Commissione Attività produttive della Camera, ha aggiunto: “Un Rapporto molto interessante, che conferma quanto emerso dalle due indagini della Commissione Attività produttive su Made in Italy e Intelligenza Artificiale, entrambe sfociate in leggi. I dati mostrano che puntare sulla qualità e sull’eccellenza, più che sul prezzo, rafforza le imprese italiane anche in un contesto difficile, tra dazi e barriere. Il sistema delle FAB13 può essere un benchmark per altri settori, perché unisce ricerca, innovazione ed export. Sull’IA serve attenzione: crea un forte vantaggio competitivo, ma il divario digitale rischia di generare esclusione sociale. È una sfida per la politica e per le imprese, che dobbiamo continuare a sostenere da vicino”.
Secondo Alberto Chiesi, Presidente Industrie Farmaceutiche italiane – FAB13: “Questo studio è una testimonianza concreta di come l’imprenditoria italiana trasformi la ricerca in benessere per milioni di persone e in motore per la nostra economia. Le FAB13 garantiscono accesso equo a cure di altissimo livello qualitativo. In un’Italia che affronta sfide demografiche e sanitarie, queste aziende incarnano anche la solidarietà: investono miliardi in ricerca e sviluppo, creando farmaci che migliorano la qualità della vita. Senza industria farmaceutica, multinazionale e italiana, il nostro Servizio Sanitario Nazionale sarebbe più fragile, i nostri ospedali meno efficaci e i nostri cari più esposti a rischi per la salute. Ma l’impatto va oltre la salute individuale: la filiera dell’industria farmaceutica è un pilastro economico vitale. Il Rapporto rivela risultati incredibili: le FAB13 generano un fatturato aggregato di quasi 20 miliardi di euro, occupano decine di migliaia di professionisti altamente qualificati e contribuiscono in maniera sostanziale al PIL nazionale. In un’epoca di crisi globali, queste imprese dimostrano che l’Italia è leader nell’innovazione, con un export farmaceutico che compete con i giganti mondiali”. Marco Fortis, Vicepresidente della Fondazione Edison, ha rilevato: “La farmaceutica italiana si fonda su tre pilastri: le principali aziende a capitale italiano, i terzisti e le multinazionali estere che investono nel Paese. Grazie a ricerca e innovazione è diventata uno dei motori dell’export. Questa diversificazione ci permette di competere con il Giappone per il quarto posto nel commercio mondiale. La specializzazione farmaceutica, infatti, si è andata ad aggiungere alle classiche componenti legate alla moda, alla cantieristica, alla meccanica e alla cosmetica. Si tratta di prodotti per i quali contano qualità, innovazione, ricerca e sviluppo. Le FAB13 hanno mantenuto testa e cuore in Italia ma, al contempo, costituiscono una propaggine degli investimenti italiani nel mondo”. (21 GEN - lug)
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