“Il 2025 è stato un anno di svolta per la giustizia”, tra riforme costituzionali, strutturali e investimenti economici. Con queste parole il ministro Carlo Nordio ha aperto la relazione annuale al Parlamento sull’amministrazione della giustizia, rivendicando un cambio di passo legato soprattutto all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, indicato come “il motore principale delle riforme e degli investimenti”. Nel quadro tracciato dal guardasigilli, una delle priorità resta la giustizia civile, ambito con cui “quasi tutti nella vita hanno a che fare in qualche modo”. I ritardi del sistema, ha sottolineato Nordio, hanno un costo economico rilevante, stimato in “due punti di Pil”, motivo per cui il dicastero continuerà a concentrare risorse e interventi organizzativi su questo settore. Ampio spazio è stato dedicato anche al tema del personale. Dal suo insediamento, ha ricordato il ministro, sono state assunte 3.586 unità a tempo indeterminato, mentre per il 2026 sono già previste nuove assunzioni. La procedura di stabilizzazione del personale Pnrr riguarderà “almeno 6mila unità” e, grazie alla legge di bilancio, sarà possibile scorrere le graduatorie per ulteriori tre anni. Sul fronte carcerario, Nordio ha parlato di interventi edilizi su oltre 20 istituti, tra nuove strutture e nuovi padiglioni, riconoscendo però la complessità di un problema “sedimentato nei decenni”. “Non voglio dire che abbiamo risolto tutti i problemi – ha spiegato – ma quando una situazione è così stratificata non è semplice intervenire”.
Il ministro si è soffermato anche sul dramma dei suicidi in carcere, definendolo “un fallimento per lo Stato”. Pur ribadendo la gravità del fenomeno, ha segnalato un’inversione di tendenza: nel 2025 i suicidi sarebbero diminuiti del 10 per cento. “Se non è l’inizio della fine, è la fine dell’inizio”, ha commentato. Secondo Nordio, la causa principale non sarebbe il sovraffollamento in sé, ma la solitudine e la difficoltà di affrontare il reinserimento sociale. Da qui l’accento posto su lavoro penitenziario e politiche per l’occupazione dei detenuti una volta usciti. Passando all’organizzazione degli uffici giudiziari, il ministro ha chiarito il ruolo dell’ispettorato, che “non ha una funzione punitiva ma di supporto”. Molte criticità, ha spiegato, derivano più da problemi di raccordo tra uffici che da una carenza di personale, e i gruppi ispettivi saranno chiamati ad affiancare le realtà in difficoltà. Infine, Nordio è tornato sul dibattito referendario e sulla separazione delle carriere, respingendo l’accusa di voler assoggettare il pubblico ministero all’Esecutivo. “È una petulante litania”, ha detto, sostenendo che la riforma mira semmai a “elevare il pm alla stessa libertà, autonomia e indipendenza del giudice”. Un passaggio conclusivo ha riguardato la violenza minorile: no a una repressione cieca ma nemmeno all’indulgenza, ha spiegato il ministro, invocando pene “proporzionate ed equilibrate” che tengano insieme funzione educativa e certezza della sanzione.
(Sis)
(© 9Colonne - citare la fonte)




amministrazione