Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

TRUMP PARLA A DAVOS
UN ARIETE CONTRO LA UE

TRUMP PARLA A DAVOS <br> UN ARIETE CONTRO LA UE

Il momento tanto atteso è arrivato, ma non ha portato la distensione sperata. Donald Trump è salito sul podio della Plenary Hall di Davos con l'atteggiamento di chi non cerca alleati, ma pretende sottomissione a un nuovo ordine economico. Il suo discorso, iniziato con un silenzio quasi surreale da parte della platea di leader e CEO, è un attacco frontale e senza precedenti all'Unione Europea, definita ormai "un progetto che ha smarrito la sua strada". Tra le frasi più pesanti pronunciate dal Presidente americano, spicca l'affondo diretto sul declino del Vecchio Continente: "Amo l'Europa, ma l'Europa non sta andando nella giusta direzione. Intere zone di questo continente sono ormai irriconoscibili. Avete scelto la stagnazione mentre noi sceglievamo la grandezza". Trump ha usato i dati economici americani come una clava, rivendicando un tasso di crescita del 5,4% e un'inflazione crollata all'1,6%: "Gli esperti dicevano che le mie tariffe avrebbero distrutto l'economia. Invece, abbiamo costruito il più grande miracolo economico della storia umana, mentre voi affogavate nella burocrazia".

Il passaggio più critico, che ha fatto gelare la sala, è quello sulla Groenlandia. Trump ha risposto indirettamente a Ursula von der Leyen e Antonio Costa con una durezza estrema: "Nessuna nazione, e certamente nessun gruppo di nazioni, è in grado di mettere in sicurezza la Groenlandia e l'Artico, a parte gli Stati Uniti d'America. Non è una questione di acquisto, è una questione di sopravvivenza strategica per il mondo libero". Trump ha rincarato ulteriormente la dose, definendo il possesso dell’isola un "punto di non ritorno" per la sua amministrazione. Ha dichiarato: "Guardate la Groenlandia: è un posto magnifico, ma oggi è una terra di nessuno nel cuore dell'Artico, vulnerabile e indifesa. Noi non permetteremo che diventi un parco giochi per potenze straniere ostili". Con un tono di sfida verso la Danimarca e l'UE, ha aggiunto: "Dire che la Groenlandia non è in vendita è come dire che il futuro non è in vendita. Noi non stiamo comprando solo della terra; stiamo garantendo la pace e la stabilità per i prossimi cento anni. Chi non lo capisce vive nel secolo scorso". Ha concluso il passaggio con un avvertimento diretto: "Non abbiamo bisogno del permesso di nessuno per proteggere questo emisfero. Lo faremo, e lo faremo con una forza che non avete mai visto prima".

Con queste parole, il presidente americano ha di fatto ignorato le proteste danesi e i moniti dell'UE, ribadendo che il destino dell'isola è una questione che Washington considera di sua esclusiva competenza. Trump non ha risparmiato nemmeno i leader assenti o quelli che hanno cercato un dialogo, come il Cancelliere Merz. Senza nominarlo direttamente, ha liquidato le resistenze europee come "rumore di fondo di un passato che non tornerà". Ha poi lanciato una provocazione sul piano commerciale che colpisce duramente le esportazioni europee: "Le nazioni che si oppongono alla nostra sicurezza artica e che mandano i loro militari a sfidarci, devono sapere che i loro prodotti non troveranno più spazio nei nostri scaffali senza pagare un prezzo altissimo". È la conferma che i dazi non sono più una minaccia, ma uno strumento politico già in azione.

Mentre il tycoon parla, le reazioni in sala mostrano volti pietrificati. L'assenza della von der Leyen e di Macron è stata sottolineata da Trump con sarcasmo: "Vedo che alcuni preferiscono restare a casa a guardare il declino dalle loro finestre, piuttosto che sedersi al tavolo dove si scrive il futuro". Venendo al silenzio dell'Italia, che non ha ancora formalizzato il no al Board of Peace, questo sembrerebbe essere stato interpretato da Trump come un'apertura, poiché ha accennato al fatto che "alcuni partner intelligenti stanno iniziando a capire che il vento è cambiato". Questo discorso segna probabilmente la fine della diplomazia transatlantica come la conoscevamo. Per l'Europa, il messaggio è chiaro: o si accetta la guida americana sul "Board of Peace" e sulla Groenlandia, o si va incontro a una guerra commerciale totale. (21 GEN - deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
IM

Italiani nel mondo

NOVE COLONNE ATG

archivio

NOVE COLONNE ATG / SETTIMANALE

archivio

Turismo delle radici
SFOGLIA il Magazine

GLI ALFIERI DEL MADE IN ITALY

Le eccellenze italiane si raccontano

archivio

DALLE COMUNITA’
ITALIANE NEL MONDO

EDICOLA

Il meglio della stampa italiana all’estero

Logo Edicola

Speciali per l'estero