A MILANO "FORTE E CHIARA" DI E CON CHIARA FRANCINI
In scena al Teatro Carcano di Milano dal 10 al 15 febbraio lo spettacolo Forte e Chiara di e con Chiara Francini. Un memoir, un racconto umano vivo e rivoluzionario, un one woman show in cui Chiara Francini ripercorre la sua vita, unica eppure così simile a quella di tanti altri. Con il sarcasmo e l’ironia tagliente che la contraddistinguono, Chiara si racconta attraverso la musica, vicende personali e pubbliche, dicendo sempre la verità, senza far sconti a nessuno, in primis a sé stessa. Scrittrice avvezza a formidabili capriole, Chiara Francini si abbandona, questa volta, ad una trascinante confessione autobiografica, non professionale ma umana. Il suo è lo spettacolo di formazione di una ragazza di provincia che, imbevuta di sogni, si lancia nella vita per metterli in atto senza risparmiarsi, bruciandosi talvolta la pelle, con fatica e caparbietà. Ed è anche, nella seconda parte, una riflessione illuminante e profonda, talvolta grave, sulla tirannide del denaro e del potere che governa i comportamenti umani e, in chiusura, sulla condizione di ogni donna: quella di essere sempre dilaniata fra realizzazione personale e desiderio di maternità. Ovvero ad essere destinata ad una felicità, per definizione, mutilata. “Perché la parte più complessa per una donna è nascere tale. Bello e terrificante”. (PO red Gil)
PAOLO BELLI TORNA A TEATRO CON "PUR DI FAR SPETTACOLO"
Dopo il grande successo e l’ottimo riscontro ottenuto come concorrente nell’ultima edizione di ‘Ballando con le Stelle’, Paolo Belli torna protagonista anche a teatro con un nuovo allestimento di ‘Pur di far spettacolo’, pronto a debuttare in questo 2026 con un fitto tour teatrale nazionale, che vedrà Anastasia Kuzmina aggiungersi al già collaudatissimo cast della commedia, composto da sette musicisti/attori che da anni accompagnano Paolo negli show. La tournée (il calendario è in aggiornamento) prenderà il via con la data zero in programma al Teatro Ariston di Gaeta (15 febbraio) e poi sarà in scena al Teatro Troisi di Napoli (dal 26 febbraio all’8 marzo), al Teatro delle Muse di Ancona (29 marzo), al Teatro Parioli di Roma (12 aprile) e al Teatro Curci di Barletta (26 aprile). Lo spettacolo, scritto ancora una volta insieme ad Alberto Di Risio, rappresenta l’evoluzione naturale di ‘Pur di fare commedia’, che nelle stagioni precedenti ha conquistato pubblico e critica registrando numerosi sold-out. In questa nuova produzione Paolo Belli amplia il racconto artistico e umano della propria carriera, alternando prosa, musica e momenti di ironia in un viaggio coinvolgente e autentico. Con lui sul palco anche Anastasia Kuzmina, partner di ballo di Paolo Belli nella ventesima edizione di ‘Ballando con le Stelle’, che arricchirà lo spettacolo portando in scena un ulteriore elemento di energia e complicità artistica, tra gag e passi di danza. In ‘Pur di far spettacolo’ storie e aneddoti esilaranti accompagnano il pubblico alla scoperta di personaggi a volte surreali, ma animati da una passione autentica e senza compromessi. Paolo racconta le mille peripezie vissute in tanti anni di carriera, tra provini a musicisti strambi ma geniali, colpi di scena, momenti di riflessione e i suoi grandi successi musicali. Accanto a Paolo ed Anastasia, lo spettacolo vede la partecipazione di Juan Carlos Albelo Zamora, Gabriele Costantini, Mauro Parma, Enzo Proietti, Gaetano Puzzutiello, Peppe Stefanelli e Paolo Varoli. La regia è firmata da Alberto Di Risio. ‘Pur di far spettacolo’ è prodotto da PB Produzioni. Il calendario completo del tour, in aggiornamento, è disponibile sul www.paolobelli.it e su www.pbproduzioni.it I biglietti sono in vendita sui circuiti ufficiali online e presso i botteghini dei teatri. (red Gil)
CATANIA, IN SCENA "LA RIGENERAZIONE" DI ITALO SVEVO DIRETTA DA VALERIO SANTORO
Al Teatro Verga dello Stabile di Catania, fino all’8 febbraio, va in scena La rigenerazione, ultimo lavoro teatrale di Italo Svevo, scritto tra il 1926 e il 1927, portato oggi in scena dal regista Valerio Santoro. Lo spettacolo (produzione del Teatro Biondo di Palermo e Teatro Rossetti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia), restituisce al pubblico uno dei testi più raffinati del grande autore triestino. Una commedia pungente e di straordinaria attualità che affronta con ironia e profondità una delle grandi ossessioni dell’uomo moderno: la paura della vecchiaia e il desiderio di ringiovanire. Svevo interroga il rapporto tra individuo e tempo, i limiti della scienza e l’illusione di poter fermare la decadenza fisica e morale, evocando in chiave grottesca il mito faustiano. Protagonista dello spettacolo è Nello Mascia, che interpreta Giovanni Chierici, anziano e inquieto, deciso ad affidarsi alla medicina moderna per recuperare giovinezza e vitalità. Attorno a lui si muove un cast corale che dà corpo a un universo umano fragile e contraddittorio, sospeso tra sarcasmo, malinconia e comicità feroce. Accanto a Mascia, in scena Roberta Caronia, Matilde Piana, Alice Fazzi, Nicolò Prestigiacomo, Massimo De Matteo, Mauro Parrinello, Roberto Burgio e Roberto Mantovani, interpreti di una scrittura teatrale che intreccia analisi psicologica, e riflessione esistenziale. La regia di Valerio Santoro, fedele alla finezza letteraria del testo originale, restituisce tutta la modernità della scrittura sveviana, confermando La rigenerazione come un classico capace ancora oggi di parlare al presente. Nelle sue note di regia scrive: “L’’eroe’ sveviano è l’uomo con le sue fragilità e le sue inettitudini di fronte al susseguirsi delle vicende della vita. Ne La rigenerazione abbiamo un protagonista – interpretato da Nello Mascia – ormai avanti con gli anni, che vuole sottoporsi ad una “moderna” operazione che gli consenta di tornare indietro nel tempo, di ringiovanire. Da qui nasce il senso del comico e del tragico di cui è permeato tutto il testo, che con la mia regia vorrei cercare di restituire in maniera limpida. La feroce ironia contro coloro che non vogliono rassegnarsi all’inevitabile trascorrere del tempo sarà il fulcro dello spettacolo, che si prefigge di essere vivace, giocoso, libero ed equilibrato. L’allestimento scenico di Luigi Ferrigno punta ad essere dinamico e suggestivo, per rappresentare al meglio la dimensione reale e borghese dove si muovono i personaggi e quella onirica, dove verrà relegato in nostro protagonista. L’impostazione sarcastica e beffarda dello spettacolo mirerà a smantellare tutti i pregiudizi che nel tempo hanno reso e rendono insostenibile il binomio vecchiaia-giovinezza. Vorrei che il pubblico, attraverso lo spettacolo, analizzasse lucidamente le falsità delle maschere che la società ci impone per abitudine e consuetudine”.(PO red)
DEBUTTA A ROMA “DIETRO L'OBIETTIVO”, LO SPETTACOLO CHE RACCONTA LA VITA DI LEE MILLE
Debutta in prima assoluta, dal 19 al 22 febbraio e dal 26 al 28 febbraio, presso SpazioArte Teatro a Roma, DIETRO L’OBIETTIVO, spettacolo scritto e diretto da Riccardo Riande, che racconta la vita di Lee Miller, figura centrale del Novecento, interpretata da Valentina Corti. Lee Miller è stata molte vite in una sola. Modella iconica negli anni ’30, musa di Man Ray e volto delle riviste patinate, incarnazione di un immaginario femminile che riduceva le donne a oggetti di desiderio. Ma dietro quello sguardo magnetico c’era un’urgenza più profonda: ribaltare la prospettiva, impugnare la macchina fotografica e diventare soggetto attivo della storia. Lo spettacolo porta il pubblico in una trincea, alle porte di Monaco, dove Lee attende di entrare nella casa di Hitler insieme al fotografo David Scherman. In quell’attesa, tra silenzi e confessioni, ripercorre il suo cammino: dagli studi di posa alle avanguardie parigine, dal matrimonio egiziano alle estati con Picasso, fino alla decisione di testimoniare la guerra. È in questo viaggio che emerge la sua doppia anima: da un lato musa e icona di bellezza, dall’altro fotoreporter che per prima ha documentato con le sue immagini l’orrore dei campi di concentramento nazisti. La vasca da bagno del Führer diventa il simbolo estremo di questa contraddizione: un corpo femminile che osa immergersi nell’intimità del potere, restituendo dignità e verità attraverso un gesto di ribellione. È però nell’epilogo che il racconto si apre al presente: gli orrori che Lee ha testimoniato non appartengono solo al passato, ma tornano, sotto altri nomi e in altri luoghi, ogni volta che il dolore viene ignorato. Lo spettacolo diventa così un monito, un invito a guardare con lucidità anche ciò che oggi si tende a rimuovere, per riconoscere nel nostro tempo le stesse ingiustizie di allora e non restare in silenzio. Tra dialoghi serrati e un linguaggio essenziale, lo spettacolo restituisce la forza di una figura che ha saputo vivere da entrambi i lati dell’obiettivo, trasformando la propria vita in un atto di emancipazione e memoria. Uno spazio essenziale, pochi elementi materiali. Il teatro diventa una camera oscura della memoria, dove il passato prende forma attraverso la parola e la luce. In scena Valentina Corti dà corpo e voce a Lee Miller, accompagnata da Alessandro Giova nel ruolo del fotografo di guerra David E. Sherman e da Antonio Starrantino, che interpreta i molti uomini che hanno attraversato e segnato la vita della protagonista: artisti, amanti, mentori, compagni di viaggio. Attraverso una drammaturgia intima e visiva, lo spettacolo ripercorre il passaggio di Miller dall’essere oggetto dello sguardo maschile a soggetto consapevole, capace di usare l’immagine come strumento di verità e testimonianza. La regia è di Riccardo Riande, autore del testo, fotografo e videomaker attivo da oltre quindici anni nel mondo del cinema e della televisione. Riande porta in scena un linguaggio che intreccia teatro e fotografia, forte di un’esperienza maturata tra ritratti, set cinematografici e produzioni audiovisive, costruendo uno spazio scenico essenziale ma altamente evocativo, dove parola e immagine dialogano costantemente. Dietro l’obiettivo non è solo un racconto biografico, ma un invito a fermarsi, osservare e interrogarsi sul potere delle immagini, sulla memoria storica e sulla responsabilità dello sguardo. Uno spettacolo che promette una serata di teatro raccolta e profonda, capace di coinvolgere emotivamente il pubblico e di lasciare una traccia, trasformando la visione in un’esperienza di riflessione condivisa. La storia di Lee Miller diventa un monito: ciò che è accaduto può accadere ancora, ogni volta che la memoria viene rimossa e l’umanità smette di interrogarsi sulle immagini che produce e consuma.
JONATHAN CANINI: SI CHIUDE IL TOUR “VADO A VIVERE CON ME”
Un lungo tour iniziato nella primavera del 2023, 134 repliche in tutta Italia - quasi tutte sold out - ed eccoci al gran finale di “Vado a vivere con me”, lo spettacolo che ha consacrato il talento di Jonathan Canini, l’attore che ha rinverdito la comicità toscana, declinandola con successo in versione terzo millennio. Su “Vado a vivere con me” il sipario si chiuderà definitivamente a Prato, con tre appuntamenti in programma venerdì 6 (ore 21) e sabato 7 febbraio (doppio show, ore 17 e ore 21) al Teatro Il Garibaldi: lo stesso palco dove fu presentato in anteprima nel maggio 2023. Il copione è ormai rodato: con “Vado a vivere con me” - scritto insieme a Walter Santillo, che cura anche la regia - Jonathan Canini trasforma in show l’esperienza del suo primo nido. Tra disavventure ai fornelli e litigate con gli elettrodomestici, non mancano esilaranti tranche de vie e incursioni dei personaggi che lo hanno reso celebre sui social: Pamela di San Miniato, il bullo, il fattone, per dirne tre. “Riassumere questi quasi tre anni in tour con ‘Vado a vivere con me’ è quasi impossibile - svela Canini alla vigilia di questi ultimi appuntamenti - ho mille ricordi e altrettanti aneddoti. Ricordo bene la paura del debutto, proprio al teatro Il Garibaldi di Prato. Era la prima volta che portavo in scena uno spettacolo di quasi due ore tutto da solo e la cosa mi preoccupava assai, ma grazie al calore del pubblico col passare dei mesi la fiducia è cresciuta. E poi avventure e disavventure, come quella volta che abbiamo seguito il navigatore (della mi' mamma) che ci ha fatto entrare in una stradina dov'era impossibile tornare indietro. Quel giorno abbiamo sceso 50 scalini col furgone. Spero non ci abbia visto nessuno. Adesso siamo all’atto finale, con un filo di nostalgia e tanta soddisfazione perché mai mi sarei sognato di fare così tante date. Resterò molto legato a questo spettacolo. “Cosa farò nei prossimi mesi? Il palco mi mancherà tantissimo – continua l’attore toscano - lavorerò al nuovo spettacolo, già in cantiere da mesi, per sperare di tornare in scena il prima possibile. S’intitolerà ‘Te lo giuro sul tuo ex’ e parlerà di bugie, grandi e piccole che inevitabilmente ognuno di noi è costretto a dire. Penso che vista l'epoca in cui viviamo che ci vuole sempre perfetti, efficienti e aggiornati, la bugia sia diventata un atto di sopravvivenza. Pamela, il bullo? Alcuni personaggi mi seguiranno anche nel nuovo spettacolo, due per la precisione, invece ce ne sarà un terzo che ho fatto vedere solo sul web, ma che non ho mai portato in scena”. (red)
SONIA BERGAMASCO PORTA IN SCENA "LA PRINCIPESSA DI LAMPEDUSA" DI RUGGERO CAPPUCCIO
Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò, bella e coltissima, è la protagonista dello spettacolo La Principessa di Lampedusa, pièce nata dalla penna di Ruggero Cappuccio e affidata alla regia e all’interpretazione di Sonia Bergamasco, in scena dal 10 al 15 febbraio al Teatro India. La scrittura di Ruggero Cappuccio tratteggia una partitura di sentimenti infuocati e slanci oltre la materia, incarnata da Sonia Bergamasco che, con ricchezza espressiva, dà vita ad un concerto di emozioni in cui esplode il vitalismo di un’anima che mira dritto al sublime. Il testo ci restituisce tutto il coraggio e la modernità di una donna carismatica, madre di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore de Il Gattopardo. Donna risoluta e complessa, Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò, ovvero la Principessa di Lampedusa, si staglia fra le macerie di una Palermo ferita dai bombardamenti del maggio ‘43, e trova le parole per raccontare in prima persona le passioni, i fallimenti e le follie che muovono un’intera generazione, mentre il presente si sgretola e la guerra imperversa. «L’occasione di orchestrare una partitura per fantasmi attraverso un corpo solo e una sola voce, me la offre Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò: donna forte, indipendente, principessa in una famiglia complessa, ferita e geniale. Beatrice viene chiamata a parlare in prima persona da Ruggero Cappuccio, con cui ho collaborato pochi anni fa per dare corpo ad un’altra figura di donna indimenticabile, la Cassandra del mito. Ruggero Cappuccio – che a Beatrice ha già dedicato il libro La principessa di Lampedusa – mi consegna ora la trama di un sogno, da mettere in scena come interprete e come regista – racconta l’autrice e regista Sonia Bergamasco – Una trama musicale, in cui la voce della protagonista, e le tante voci di chi lei ha amato, detestato, compreso e rifiutato si intrecciano e si inseguono, prendono corpo e spazio. Un teatro delle emozioni e del pensiero. La solitudine essenziale di una donna che, in un presente senza tempo, prende finalmente il suo tempo per raccontarsi e raccontare la storia. Ho immaginato una scena luminosa e vuota, in cui le tracce di una vita, le parole non dette, il desiderio di sentirsi ancora parte, e la certezza di esserne ormai definitivamente fuori, sono al centro del gioco. Un’occasione per me imperdibile di mettere alla prova ancora una volta la forma monologo e per verificare quanto spazio ci sia per dare ospitalità sulla scena a presenze e visioni, forte di una lingua e di una storia che parla al presente». In scena il ritmo intenso e musicale della scrittura di Ruggero Cappuccio invita a una danza sottile: la voce si sdoppia, si moltiplica, intona e scompone la trama di una vita attraverso alcune immagini salienti. E la linea musicale che dialoga con il racconto, è una trama essenziale della storia ed è orchestrata con sapienza dal compositore Marco Betta e da Ivo Parlati. «Dopo la morte, agli esseri umani vengono sottratte tutte le facoltà, tranne una: la possibilità di sognare. È Beatrice di Lampedusa a scoprirlo. La principessa, bella, coltissima, straordinaria pianista, disinvolta nell’uso di tre lingue straniere, si trova di fronte a un’abbagliante rivelazione: il suo trapasso è avvenuto, ma la coscienza è intatta – commenta lo stesso Ruggero Cappuccio – La sua vita terrena la assedia come un impetuoso flusso onirico. Suo figlio Giuseppe, autore del Gattopardo, le sue sorelle, suo marito, le cameriere, la giovane amica Eugenia: i fantasmi della sua esistenza tornano a materializzarsi intorno a lei con incarnazioni sensualissime, con disarmante comicità, con mille trame di vite corporee dense di eros, di segreti, di nostalgie. Beatrice considera il senso della sua vita e quello universale della vita in sé con lo sguardo di chi ha varcato la linea della morte. La forza della natura siciliana, la seduzione di oscure energie elleniche, gli dei, il sangue, le guerre e l’anelito alla bellezza, sono il campo magnetico in cui la Principessa, ancora attratta dal fascino dei corpi, apre un duello per raggiungere la liberazione».(red)
(© 9Colonne - citare la fonte)




amministrazione