Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

Monogamia, storia
di un'eccezione

Libri
Ogni settimana uno scaffale diverso, ogni settimana sarà come entrare in una libreria virtuale per sfogliare un volume di cui si è sentito parlare o che incuriosisce. Lo "Speciale libri" illustra le novità delle principali case editrici nazionali e degli autori più amati, senza perdere di vista scrittori emergenti e realtà indipendenti. I generi spaziano dai saggi ai romanzi, dalle inchieste giornalistiche, alla storia e alle biografie.

Monogamia, storia <br> di un'eccezione

Dalle poligamie aristocratiche alle monogamie seriali, dalle concubine cinesi ai divorzi occidentali. Una storia viva, di grande attualità. “Nelle culture umane è la monogamia che è rara, mentre è comune la poligamia”. Partendo da questa tesi dell’antropologo inglese Jack Goody, Marzio Barbagli nel saggio “Monogamia. Storia di una eccezione” (Il Mulino) ricostruisce la storia – in Europa, nelle Americhe, in Asia e in Africa – delle norme sociali che prescrivono con quanti individui gli esseri umani possono sposarsi, o convivere more uxorio per un certo periodo di tempo, simultaneamente o in sequenza, rendendo legittimi determinati legami e definendo chi ha accesso alla successione ereditaria e alla distribuzione della proprietà. Il passaggio dalle diverse forme di poligamia alla monogamia indissolubile e a quella seriale, alle convivenze, al matrimonio fra persone dello stesso sesso e al poliamore, permette di capire come e perché siano mutati i modi di formazione, trasformazione e dissoluzione delle famiglie, insieme alle relazioni interne e ai rapporti di parentela. Marzio Barbagli è professore emerito dell’Università di Bologna, accademico dei Lincei, membro della European Academy of Sociology. Fra i suoi numerosi libri, tutti pubblicati dal Mulino, ricordiamo: “Sotto lo stesso tetto. Mutamenti della famiglia in Italia dal XV al XX secolo” (1984), “Congedarsi dal mondo. Il suicidio in Occidente e in Oriente” (2009), “Alla fine della vita. Morire in Italia e in altri paesi occidentali” (2018), “Comprare piacere. Sessualità e amore venale dal Medioevo a oggi” (2020) e “Uomini senza. Storia degli eunuchi e del declino della violenza” (2023).

 

 

 

LORD JIM A CASA” DI DINAH BROOKE

Quando apparve per la prima volta in Inghilterra nel 1973, “Lord Jim a casa” di Dinah Brooke (edito ora da Sellerio (traduzione dall'inglese di Tommaso Pincio) suscitò una reazione sdegnata da parte della borghesia britannica, evidentemente impreparata a vedersi riflessa dentro uno specchio così insopportabilmente grottesco. Al punto che preferì dimenticare quello che però era destinato a diventare un classico contemporaneo.  Giles Trenchard è sin dai suoi primi vagiti un privilegiato, è figlio della migliore società inglese, unico erede di una famiglia ricca e ben educata. Ma l’infanzia del Principe, come viene soprannominato, non è tutta privilegio: è anche violenza, rancore, silenzi e aspettative. Per Giles, il peso delle ambizioni paterne è insostenibile, almeno quanto l’assenza di un amore autentico. Così, dopo essere stato spedito da un collegio all’altro e aver ogni volta fallito miseramente, decide di lasciare la Cornovaglia: la Seconda guerra mondiale ha appena squarciato l’Europa, l’arruolamento in Marina gli offre l’occasione di navigare fino all’altro capo del mondo, il più lontano possibile. Come per il “Lord Jim” di Joseph Conrad, la parabola di Giles si trasforma in un precipitare inesorabile dentro un abisso di scelte sbagliate, in una spirale che mette in discussione il suo passato, il suo carattere e il suo intero mondo di privilegi e di apparenze. E se nel romanzo di Conrad il protagonista poteva permettersi di scappare dalla vergogna per le sue azioni e di riscattare la propria esistenza, per Giles la fuga e la redenzione non sembrano alternative percorribili. Parodia mostruosa e satira nichilista degna del miglior Stanley Kubrick, romanzo di formazione borghese che si trasfigura in romanzo d’avventura, Lord Jim a casa racconta la caduta dall’Eden di un ragazzo cresciuto nell’ipocrisia di una famiglia e di una società crudeli. È un romanzo ipnotico, grottesco e pungente che a ogni pagina, fino allo sconvolgente finale, mette il lettore di fronte a una domanda impossibile, la stessa domanda che pone la grande letteratura: sono ancora la stessa persona?

 

 

 

 

“L’UOMO CHE SFIDÒ MUSSOLINI”, CARIOTI RACCONTA GIOVANNI AMENDOLA

Giovanni Amendola era per Mussolini “il più forte avversario che il paese potesse proporci”. Per questo fu aggredito dai fascisti e cento anni fa morì per le conseguenze del pestaggio: un omicidio che, assieme a quello di Giacomo Matteotti, ha segnato la storia d’Italia. Liberale e antifascista, leader dell’Aventino e aperto alle istanze sociali, la sua figura ha ancora molto insegnarci. Siamo nel luglio del 1925. Giovanni Amendola è in viaggio verso Pistoia da Montecatini, che ha dovuto lasciare perché una folla di camicie nere ha posto sotto assedio il suo albergo. Per Amendola, questi attacchi non sono una novità. Ha già subito nel 1923 un pestaggio a Roma, dove ora è il leader principale dell’Aventino, la coalizione dei deputati antifascisti sorta dopo il delitto Matteotti. Improvvisamente, a una svolta, l’auto è costretta a fermarsi e Amendola viene assalito dai fascisti che, dopo avergli garantito l’incolumità, avevano preparato l’agguato. Lo picchiano brutalmente a colpi di bastone. Le ferite sono gravi e lo condurranno alla morte pochi mesi dopo, nell’aprile del 1926. A cento anni dalla scomparsa, nel saggio “L'uomo che sfidò Mussolini. Giovanni Amendola, antifascista liberale” (Laterza)  Antonio Carioti parte da questo drammatico episodio per ricostruire la biografia del più acuto e coraggioso oppositore liberal-democratico del Duce.

Autodidatta di origini modeste, Amendola si afferma ai primi del Novecento nell’ambiente delle riviste fiorentine, per poi passare al Corriere della Sera di Luigi Albertini. Eletto deputato nel 1919, figlio del Mezzogiorno di cui reclama il riscatto, è uno spirito religioso, animato da una fede profonda nella libertà. Ostile al fascismo e al comunismo, si batte per trasformare l’Italia in una democrazia moderna e capisce in anticipo su molti altri il pericolo costituito dal sorgere di un partito armato agli ordini di Mussolini. Denuncia per primo nel 1923 lo “spirito totalitario” del regime nascente e avanza la proposta di creare una Corte costituzionale per tutelare le regole del gioco dagli abusi del potere. Un nemico troppo pericoloso perché il fascismo potesse tollerarlo. Antonio Carioti ha lavorato a “La Voce Repubblicana” e per oltre vent’anni al Corriere della Sera, con cui tuttora collabora. Tra le sue pubblicazioni: Di Vittorio (il Mulino 2004); Gli orfani di Salò (Mursia 2008); I ragazzi della Fiamma (Mursia 2011); Alba nera. Il fascismo alla conquista del potere (Solferino 2020); La guerra di Mussolini (con P. Rastelli, Solferino 2021); Come Mussolini divenne il Duce (Solferino 2023); Le tre età della Fiamma (con M. Tarchi, Solferino 2024); 40 giorni nella vita di Mussolini (Solferino 2025). Per Laterza ha curato l’Intervista sul potere di Luciano Canfora (2013). (Roc)

(© 9Colonne - citare la fonte)