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direttore Paolo Pagliaro

REFERENDUM GIUSTIZIA,
INTEGRATO IL QUESITO

REFERENDUM GIUSTIZIA, <br>INTEGRATO IL QUESITO

Non cambia la data del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia e sulla separazione delle carriere dei magistrati. Il Consiglio dei ministri ha confermato la consultazione per il 22 e 23 marzo 2026, recependo però la riformulazione del quesito disposta dalla Corte di Cassazione. Dopo la pronuncia della Suprema Corte, il governo ha accolto la modifica del testo del referendum confermativo, che ora include il riferimento esplicito agli articoli della Costituzione interessati dalla riforma: 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110. L’esecutivo ha però deciso di non emanare un nuovo decreto di indizione, mantenendo invariato il calendario già fissato. La revisione del quesito nasce da un’istanza presentata da quindici giuristi promotori della raccolta firme, che avevano chiesto maggiore chiarezza per gli elettori. Il nuovo testo specifica nel dettaglio le norme costituzionali che verrebbero modificate dalla cosiddetta riforma Nordio, comprese quelle relative all’ordinamento giudiziario e all’istituzione della Corte disciplinare. La conferma delle date ha però acceso la polemica. Secondo i promotori e diverse forze di opposizione, la modifica del quesito avrebbe richiesto un nuovo avvio formale della procedura e quindi uno slittamento del voto, anche per garantire i 50 giorni di campagna referendaria previsti dalla legge. Non viene escluso un possibile ricorso alla Corte costituzionale per conflitto di attribuzione. Dal governo, invece, la linea resta ferma. "La data non cambia e il riferimento agli articoli della Costituzione non modifica la sostanza del quesito", ha dichiarato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, sottolineando che per gli elettori "non cambia molto". Il caso rappresenta un precedente inedito nella storia repubblicana: mai prima d’ora un quesito referendario era stato modificato a campagna già avviata. Ora l’attenzione si sposta sulla Consulta, chiamata eventualmente a valutare se il diritto all’informazione degli elettori sia stato pienamente garantito.

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