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direttore Paolo Pagliaro

COLOMBO: COLLETTI
BIANCHI LA SCAMPANO

COLOMBO: COLLETTI <BR> BIANCHI LA SCAMPANO

“Tenderei a sottolineare che, attenzione, la giustizia va un pochino anche a due velocità, perché le persone che commettono reati da strada sono arrestate quando vengono scoperte, portate immediatamente davanti al giudice e se hanno qualche precedente o comunque non si capisce bene chi siano, vanno a finire in prigione e di questo nessuno si lamenta, anzi si chiede che ce ne siano un pochino di più. Per quel che riguarda invece i crimini dei colletti bianchi, e cioè le corruzioni, le concussioni, i falsi in bilancio, tutte queste cose, i processi si svolgono generalmente a piede libero, durano un sacco e rischiano molto frequentemente di finire con una prescrizione, come è successo tante volte in Mani Pulite, e quindi con un niente di fatto per dei reati che a volte sono veramente di una gravità eccelsa”. Lo afferma l’ex magistrato Gherardo Colombo, durante la trasmissione Che tempo che fa, in onda sul Nove sottolineando che “meno gente va in prigione e meglio, sia prima che dopo. Secondo me la punizione non educa. Se educa a qualcosa, educa all'obbedienza. In una democrazia bisognerebbe essere educati a gestire correttamente la propria libertà. Se uno obbedisce, non diventerà mai capace di scegliere tra quel che si può fare e quel che non si può fare. Al massimo può avere paura della sanzione, della pena, cosa che peraltro non è che succeda sempre”. Secondo l’ex protagonista della stagione giudiziaria di Mani Pulite, “i rimedi sono quelli che stanno nel processo – spiega -. Allora, c'è un pubblico ministero che esercita l'azione penale, cioè comincia. Comincia perché tutto il processo penale è regolato strettamente dal codice di procedura penale. Arriva la notizia di reato e lì si cominciano le indagini e le investigazioni. Per quel che riguarda le cose, diciamo così, particolarmente delicate, che sono quelle che hanno una connessione strettissima con i diritti tutelati direttamente dalla Costituzione - libertà personale, segretezza della corrispondenza, segretezza e riservatezza del domicilio e così via -  beh, la tutela è una tutela che si svolge anche, e molto, attraverso il mettere un giudice che, primo, è quello che emette i provvedimenti, secondo, è controllato a sua volta da un altro giudice, a sua volta controllato da un altro ancora. Oggi sarebbe molto difficile che possa succedere una cosa come quella che è successa a Enzo Tortora. Magari potrebbe, però io tenderei ad escluderlo, non ci sarebbero per quel che riguarda la libertà personale i tempi di allora. I processi comunque sono lunghi lo stesso. E questa è una cosa che non andrebbe assolutamente fatta perché la libertà personale è importante, importantissima”.  E ricorda che “io nel 1983, era giugno '83 quando Tortora è stato arrestato, facevo il giudice istruttore. Non c'entravo niente perché stavo a Milano e i fatti sono avvenuti a Napoli. Mi sento in qualche misura anch'io responsabile perché comunque facevo parte della categoria. È stata una cosa terribile che non dovrebbe succedere mai. Mai e poi mai. Lì gli unici elementi, per quello che ne so, erano costituiti dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, che hanno fatto alla fin fine qualche cosa di incredibile, perché - io credo, gli atti non li ho letti - è che non si sia andati a cercare di verificare quello che dicevano. Delle volte è difficile, difficilissimo,  però secondo me bisogna essere estremamente cauti. Peraltro, mettere le persone in prigione – a me è successo di farlo e mi è successo anche più volte – è una cosa che mi ha sempre messo in grandissimo imbarazzo con me stesso. Perché la libertà personale è qualcosa di preziosissimo. Noi abbiamo una Costituzione che ha a cura qualsiasi cittadino e la sua libertà”. (9 feb - red)

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