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Dl Elezioni, Musolino (IV): Stop al voto fuorisede è inaccettabile, si penalizzano giovani e Meridione

Roma, 11 feb – “Paradossalmente il governo, nonostante due sperimentazioni riuscite, ha eliminato proprio in occasione del referendum la possibilità per i fuorisede di votare”. Lo afferma la senatrice di Italia Viva Dafne Musolino, intervenendo sul dl Elezioni e sulla decisione di non prevedere, per la consultazione referendaria, il voto per studenti e lavoratori domiciliati lontano dalla residenza. “Le due sperimentazioni – ricorda Musolino – avevano riguardato prima gli studenti e poi, in occasione delle elezioni del 2025, anche altre categorie di fuorisede, comprese le persone che si trovano fuori per motivi di lavoro o di cura. La motivazione tecnica addotta dal governo è che non ci sarebbero stati i tempi per organizzare la macchina. È una spiegazione che non ci soddisfa, tanto più in una consultazione referendaria che rappresenta la massima forma di partecipazione democratica, peraltro su una riforma costituzionale”. Secondo la senatrice, la scelta rischia di avere anche un impatto territoriale: “La maggior parte degli studenti e dei lavoratori fuorisede proviene dal Mezzogiorno. Questa decisione penalizza non solo studenti e persone in cura, ma colpisce in modo particolare cittadini del Sud che si trovano altrove per studio o lavoro”. Musolino replica poi alle osservazioni della maggioranza sui numeri potenziali dei beneficiari. “Questa sindrome da ragioneria di quattro numeri da bottega è inaccettabile. La platea potenziale è stimata intorno ai 5 milioni. Gli stessi esponenti del governo hanno ammesso di non avere dati certi e di basarsi su indicazioni parziali, parlando di qualche decina di migliaia di votanti nelle sperimentazioni. Anche fossero 24mila, non è una cifra trascurabile. Il diritto di voto è un diritto imprescindibile e non può essere subordinato a una valutazione di convenienza numerica”. Per la senatrice di Italia Viva, l’esclusione dei fuorisede rappresenta inoltre un segnale politico contraddittorio rispetto alla lotta all’astensionismo. “Se già i giovani partecipano meno perché non si sentono coinvolti, impedire loro di votare fuori sede significa aggravare il problema. Si manda il messaggio che il loro punto di vista non conta, proprio su una riforma che inciderà soprattutto sulle nuove generazioni”. “Non si può sostenere di voler combattere l’astensione e allo stesso tempo restringere le possibilità concrete di partecipazione”, conclude Musolino, definendo la scelta del governo “un boomerang che rischia di ritorcersi contro chi l’ha adottata”.

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