Roma, 12 feb – La legge 22 del 2025, che introduce lo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali nel sistema scolastico italiano per promuovere il successo formativo e contrastare la dispersione scolastica, e l’approccio del modello “le scuole della felicità”: questo il tema del convegno promosso a Palazzo Madama dalla senatrice di Fratelli d’Italia Anna Maria Fallucchi. “C'è un'attenzione massima da parte del governo – afferma – da componente della commissione settima ho seguito l'evoluzione di questo disegno di legge, e abbiamo ascoltato la testimonianza di professori che stanno mettendo sul campo delle pratiche, che tante scuole stanno sperimentando. Abbiamo sentito proprio dalla voce viva, tra l'altro anche dei ragazzi, di questa esperienza positiva. Purtroppo abbiamo dei dati abbastanza allarmanti per quanto riguarda l'isolamento sociale e l'isolamento soprattutto dei ragazzi. I numeri sono veramente pesanti, abbiamo 200 mila Hikikomori, ragazzi che non escono più dalla loro stanza, mangiando e addirittura facendo i bisogni lì”. “Quindi – sottolinea la senatrice - bisogna agire in maniera forte, come governo c'è attenzione massima su un tema che non ha un colore politico, è un tema che investe tutti, è un tema culturale. L'inclusione dei ragazzi va iniziata appunto dalla tenera età, quindi dalla scuola quindi ben venga la formula della ‘scuola della felicità’ in cui i ragazzi non devono temere le proprie fragilità. La parola che oggi abbiamo sentito da tutti è proprio la parola ‘fragilità’, perché i ragazzi sono fragili, come gli adulti, quindi devono prendere cognizione dei loro punti di forza e su quelli fare leva per cercare di ‘andare oltre la siepe’, come diceva Leopardi, per vedere oltre le nostre paure cosa c'è e per vivere, perché questo è un non vivere da parte di moltissimi ragazzi”. “Noi ci siamo – assicura Fallucchi - questo è il secondo appuntamento che faccio in Senato, perché sto seguendo proprio l'evoluzione di questo tema e io stessa ho presentato un disegno di legge sui disturbi dell'apprendimento come disgrafia, discalculia e dislessia, in quanto il problema è che oramai in ogni classe abbiamo oltre il 30% di ragazzi con disagi, se non addirittura con l'autismo come forma più grave”. “Servono risorse, innanzitutto competenze e ascolto – conclude - dobbiamo ascoltare gli insegnanti perché solo loro hanno veramente il polso, della situazione, purtroppo oggi le famiglie hanno un vissuto diverso da come era anticamente, per cui facciamo molto affidamento sulla scuola, che sta facendo un lavoro meraviglioso, strepitoso ma bisogna da parte nostra fornire gli strumenti per poterlo fare al meglio”.
“Oltre ottanta scuole in tutta Italia, in pochi anni hanno adottato il nostro modello – sottolinea Mariano Laudisi, ideatore progetto “Le scuole della felicità” - Noi vogliamo che i nostri docenti acquisiscano delle competenze importanti, delle competenze trasversali e soprattutto vogliamo che riescano a declinare nella didattica italiana quelle che sono le tecniche, le pratiche, le strategie della psicologia positiva, della Pnl, quindi la programmazione neurolinguistica e della crescita personale in generale, perché siamo convinti che se il docente sa gestire se stesso, assolutamente in maniera consequenziale può riversare questo nuovo benessere su tutta la classe. I nostri ragazzi oggi ce l'hanno testimoniato. Viviamo in un momento di grande fragilità e solitudine, ma con queste competenze trasversali davvero possiamo dare un'impronta diversa all'agire, sia didattico che di vita, dei nostri ragazzi. Siamo contenti che il ministro, ovviamente con lo strumento della legge 22 di 2025, vada a legittimare il nostro agire didattico già dal 2018”. “Se non la felicità – ha detto intervenendo in videocollegamento il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara - che è certamente una cosa molto impegnativa, l’obiettivo è certamente una scuola che realizzi, valorizzi i talenti di tutti i nostri giovani e che costituisca anche un ambiente sereno di crescita, di apprendimento, di maturazione. Ritengo che le competenze non cognitive siano sempre più importanti perché la scuola è nata per fornire innanzitutto istruzione, ma è sotto gli occhi di tutti che la scuola ha sempre più la necessità di aggiungere accanto all'istruzione anche l'educazione”. (Roc)
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