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MONACO, SE L’EUROPA
SI PREPARA AL ‘POST-USA’

MONACO, SE L’EUROPA <BR> SI PREPARA AL ‘POST-USA’

Si apre oggi, per continuare fino a domenica, la sessantaduesima edizione della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco (MSC). In questo arco di tre giorni, l'Hotel Bayerischer Hof accoglie una concentrazione di potere senza eguali: oltre 45 capi di Stato e di governo, circa 100 ministri (Esteri e Difesa), i vertici delle principali organizzazioni internazionali come la NATO e l'ONU, oltre a influenti leader della Silicon Valley e dell'intelligence globale. Quest'anno, la figura di Donald Trump — pur non essendo fisicamente presente come capo di Stato in carica — domina i corridoi, venendo etichettato come il vero fattore di disturbo dell'ordine atlantico.

"DEMOLITION MAN": L'OMBRA DEL TYCOON. Il concetto di "Demolition Man", mutuato dalle analisi più taglienti della CNN e del The Guardian, definisce un nuovo paradigma politico: quello del leader che non mira a riformare le istituzioni internazionali dall'interno, ma a smantellarle sistematicamente come ostacoli al perseguimento dell'interesse nazionale immediato. Se la diplomazia tradizionale è l'architettura che costruisce ponti, il "Demolition Man" è colui che brandisce la "palla da demolizione" (wrecking ball) contro le alleanze storiche, trasformando trattati decennali in polvere geopolitica nel giro di un post sui social o di un comizio elettorale.

A Monaco, questo termine descrive l'approccio transazionale di Trump verso la NATO. Come riportato dal New York Times, l'idea che la protezione americana sia condizionata al pagamento di una "quota associativa" scuote le fondamenta dell'Articolo 5, il principio del "tutti per uno". Questa filosofia della demolizione non colpisce solo la difesa, ma anche il commercio e gli accordi sul clima, creando un vuoto di potere che le potenze autoritarie sono pronte a colmare. I leader europei, riuniti in Baviera, osservano con angoscia i segnali che arrivano da Washington. Le Monde e il Financial Times sottolineano come la presenza di un "Demolition Man" alla Casa Bianca stia spingendo l'Europa verso una frenetica ricerca di autonomia strategica.

Proprio per rispondere a questa minaccia, le stanze del Bayerischer Hof sono diventate il quartier generale per la stesura di piani di contingenza senza precedenti. Secondo indiscrezioni raccolte dal Wall Street Journal e da Politico, i leader di Francia, Germania e Polonia (il cosiddetto Triangolo di Weimar) starebbero discutendo la creazione di una struttura di comando europea parallela, capace di operare indipendentemente dagli asset statunitensi. Questi piani includono il "decoupling" tecnologico dal Pentagono, con investimenti massicci in costellazioni satellitari sovrane e sistemi di difesa aerea integrati che non dipendano dai software di Washington.

Un punto centrale di questi piani di emergenza riguarda la deterrenza nucleare. Il dibattito, un tempo tabù, si è ora spostato sulla possibilità che l'arsenale atomico francese possa essere esteso a protezione dell'intera Unione Europea, creando un "ombrello nucleare continentale" in caso di ritiro americano. Le testate britanniche come l'Economist evidenziano però le enormi difficoltà tecniche e politiche di tale passaggio, mentre le agenzie dell'Est come Ukrinform sottolineano che, senza i volumi produttivi degli USA, l'Europa faticherebbe a sostenere una guerra d'attrito contro la Russia per più di qualche settimana.

Dall'altra parte del tavolo, le agenzie russe come TASS guardano al lavoro del "Demolition Man" e ai conseguenti affanni europei con malcelato ottimismo. Per il Cremlino, ogni colpo inferto da Trump alla coesione della NATO e ogni piano di emergenza europeo che divide le capitali è un passo verso quel mondo multipolare descritto dai BRICS. Mentre i leader occidentali tentano di puntellare le strutture che cadono a pezzi e di immaginare un futuro post-americano, Pechino e Mosca vedono nelle macerie dell'ordine atlantico il materiale da costruzione per la loro nuova sfera d'influenza. In questo scenario, la Conferenza di Monaco non è più solo un forum di discussione, ma un'unità di crisi che cerca disperatamente di salvare l'edificio della sicurezza globale prima che la demolizione diventi irreversibile.

In questa contingenza, la 62esima MSC di Monaco resterà nella storia come il momento in cui l'Europa ha dovuto guardare nell'abisso di un futuro post-americano. Se l'Occidente possiede ancora una superiorità tecnologica e finanziaria, come dimostrano i dati sul PIL, la sua capacità di agire come blocco unitario è stata pesantemente compromessa dalla politica della demolizione. La sfida per i leader riuniti al Bayerischer Hof è capire se dalle macerie dell'ordine precedente sia possibile costruire una nuova struttura di sicurezza europea, o se il crollo del vecchio edificio finirà per travolgere anche chi oggi cerca faticosamente di puntellarlo.

(13 FEB – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)