Dimenticate i bigliettini anonimi, i consigli dell’amico più stretto o le lettere scritte a mano. Al giorno d’oggi, Cupido sta gradualmente lasciando il posto all’algoritmo. Specialmente tra le nuove generazioni. E alla fine qualcuno arriva a innamorarsi o a legarsi sentimentalmente a un software.
Sembra fantascienza e invece è realtà, come rivela un'indagine svolta da Skuola.net su un campione di 1.000 ragazze e ragazzi tra i 14 e i 25 anni in occasione di San Valentino, la festa degli innamorati.
Oltre 4 intervistati su 10 (il 42%) dichiarano, infatti, di aver già utilizzato almeno una volta sistemi di IA - come Chat GPT, Gemini o altre App specifiche - per questioni legate alle dinamiche amorose.
E per una quota non indifferente di ragazzi - circa il 10% - l’algoritmo è ormai il consigliere di fiducia a cui rivolgersi prioritariamente; mentre il 32% lo fa occasionalmente, per curiosità oppure per bisogno urgente di supporto.
Non "Cyrano", ma "Psicologo": cosa si chiede all’IA sull’amore
Come viene sfruttata l’Intelligenza Artificiale “del cuore”? Non tanto per aiutare nell’approccio quanto per risolvere le crisi che in ogni affare sentimentale compaiono di frequente.
Solo un quarto degli utilizzatori (27%) chiama in causa l’IA per avere consigli pratici su come conquistare qualcuno o gestire, ad esempio, un primo appuntamento. E appena il 5% interpella i chatbot per scrivere poesie o frasi a effetto capaci di fare breccia nella persona dei propri sogni.
Il vero ruolo dell’algoritmo è, invece, quello di valvola di sfogo: i due terzi (66%) di quanti interagiscono con l’IA per motivi d’amore lo fanno per confrontarsi su problemi e delusioni.
L’empatia “sintetica” batte quella umana?
Ma perché così tanti ragazzi preferiscono una macchina a un confidente umano in carne ed ossa?
Le risposte date dalla Gen Z sono per certi versi disarmanti: per il 51% il valore aggiunto è l’assenza di giudizio ("Posso dire cose di cui mi vergogno", sostengono in molti), mentre il 17% ne apprezza soprattutto la disponibilità a qualsiasi orario del giorno e della notte.
L’aspetto più inquietante – o affascinante, a seconda dei punti di vista – è, però, legato alla qualità della connessione percepita. Alla domanda "Hai mai avuto la sensazione di essere capito meglio dal chatbot che da una persona reale?", il 67% degli affezionati all’IA risponde affermativamente: al 17% sembra che l’IA li conosca "nel profondo", il 50% è stato colpito dall’empatia dimostrata, pur nella consapevolezza che questa sia solo simulata.
Inoltre, questa arma di seduzione è così potente che circa 1 su 10 ammette che, almeno una volta nella vita, si è legato più del dovuto ad una IA: sentendo le "farfalle nello stomaco" come per una persona vera (5%), provando un forte affetto/attaccamento sentimentale ma non amore in senso proprio (4%) oppure un’intesa mentale ma non sentimentale (8%).
La maggior parte del campione (83%), invece, si dichiara immune dal cosiddetto “effetto Eliza”, ovvero la tendenza degli esseri umani a provare empatia e connessioni con “cose” che abbiano comportamenti o sembianze umanoidi.
La situazione, comunque, si sta iniziando a fare dannatamente seria: il 3% del campione dichiara di provare forti sentimenti per una IA in questo momento e l’1% arriva a definirsi impegnato in una relazione con un chatbot.
Il dilemma etico: il sexting con il bot è tradimento?
E dal momento che l’IA diventa un competitor sentimentale, non può che entrare in ballo automaticamente anche il tema della fedeltà. L’indagine di Skuola.net, a tal proposito, ha posto alla Gen Z una domanda destinata a far discutere: "Intrattenere conversazioni dolci o piccanti con un bot mentre si è fidanzati, può essere considerato tradimento?".
Qui il pubblico si spacca a metà. Per il 23% è un tradimento a tutti gli effetti, per un altro 22% dipende dal tipo di relazione che c’è con il partner (quindi potenzialmente sì). Sul fronte opposto, il 38% derubrica la cosa a semplice fruizione di contenuti (come guardare un film o leggere un libro erotico), il 17% assolve a prescindere, trattandosi comunque di un rapporto con “con un software".
Le conseguenze sulla vita vera
In ogni caso, visti i numeri, il rischio che l’IA sostituisca i partner in carne e ossa sembra (per ora) scongiurato. Tuttavia, bisogna fare attenzione: l’uso massiccio di questi strumenti sta pian piano modificando la percezione delle relazioni umane nel loro complesso: il 13% degli utenti ammette che il rapporto con il chatbot ha alzato gli standard ricercati in una potenziale relazione o comunque ha reso le persone della propria cerchia più faticose e complicate da gestire.
Un dato, su tutti, ci fa intravedere quello che potrebbe succedere in futuro se non si gestisce a dovere la situazione. Già oggi, di fronte allo scenario che vede i server spegnersi, facendo perdere il confronto con l’IA del cuore, circa 1 giovane su 10 assicura che proverebbe disperazione o un forte senso di vuoto.
La "dipendenza", dunque, è ancora contenuta ma visibile. Un segnale che, forse, il nuovo Cupido digitale ha scoccato le sue frecce più a fondo di quanto pensiamo.
(red)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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